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Veramente la Chiesa era stata contraria ai vaccini?

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Marco Rapetti Arrigoni - Breviarium - pubblicato il 21/01/21

Leggende anticlericali (i cui padri nobili si ravvisano in Benedetto Croce e Luigi Magni) vorrebbero che i pontefici romani abbiano avversato – e per motivi ideologici! – le scoperte scientifiche donde promanano i vaccini. La verità storica è tutt'altra, e qui la proponiamo con dovizia di dettagli e di fonti.

Le dichiarazioni con le quali, in una recente intervista televisiva, Papa Francesco, con paterna sapienza e pastorale sollecitudine, ha esortato i cattolici e le persone di retta coscienza a sottoporsi alla vaccinazione contro il SARS-CoV-2, comunicando di essere lui stesso in attesa dell’imminente somministrazione del vaccino (avvenuta, poi, in coincidenza con l’avvio del programma di vaccinazione predisposto per lo Stato della Città del Vaticano il 13 gennaio u.s.), sono state accolte dalla filiale e riconoscente gratitudine dei fedeli provati da ormai un anno di pandemia.

Io credo che eticamente tutti debbano prendere il vaccino, è un’opzione etica, perché tu ti giochi la salute, la vita, ma ti giochi anche la vita di altri.
Papa Francesco, Intervista al TG5

Il Pontefice, richiamando la necessità di vaccinarsi non in ottemperanza ad un obbligo giuridico positivizzato ma in adempimento di un precipuo dovere etico che impegna la responsabilità personale alla tutela della salute propria ed altrui in vista del perseguimento del bene comune, specialmente in riferimento alla persone segnate da una condizione di maggiore fragilità e vulnerabilità, e parimenti esortando le nazioni ad assicurare l’accessibilità universale ai vaccini, si è ancora una volta dimostrato incrollabile ed esemplare testimone della cultura della vita contro la persistente tentazione di anteporre alla salvaguardia ed alla cura del prossimo convinzioni infondate ed irragionevoli vaneggiamenti complottistici che trovano la propria inquinata sorgente nella sterile autoreferenzialità e nell’irresponsabile quanto auto-assolutorio individualismo di cui paiono essere caduti preda i fautori dell’insensato e pernicioso “negazionismo suicida” stigmatizzato dal Santo Padre durante il medesimo colloquio, sovente aderenti agli stessi circoli deprecabilmente dediti a sobillare, attraverso campagne mediatiche intrise di dozzinale cospirazionismo e disinformazione, un biasimevole atteggiamento di ostile dissenso e di sediziosa disobbedienza nei confronti del Vicario di Cristo e dell’episcopato.




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I pronunciamenti magisteriali (e il loro grado di vincolo per i fedeli)

In merito alla responsabilità morale di sottoporsi alla vaccinazione era già intervenuta, il 29 dicembre 2020, una Nota congiunta della Commissione Vaticana Covid-19 e della Pontificia Accademia per la Vita in cui si ribadiva come

questa tematica implichi anche un rapporto tra salute personale e salute pubblica, mostrandone la stretta interdipendenza. Alla luce di questo nesso, riteniamo importante che si consideri al riguardo la presa di una decisione responsabile, atteso che il rifiuto del vaccino può costituire anche un rischio per gli altri. […] Pertanto, tale rifiuto potrebbe aumentare seriamente i rischi per la salute pubblica. Infatti, da un lato, si troverebbero più esposte alle infezioni quelle categorie di soggetti che non possono essere vaccinati (es. immunosoppressi) e che quindi, per evitare il rischio di contagio, possono contare solo sulla copertura vaccinale altrui (e sull’immunità di gregge). Dall’altro, l’ammalarsi determina un aumento dei ricoveri con conseguente sovraccarico per i sistemi sanitari, fino a un possibile collasso, come sta accadendo in diversi Paesi durante questa pandemia, ostacolando l’accesso all’assistenza sanitaria, ancora una volta a spese di chi ha meno risorse1.

Preme precisare che l’intervento del Papa, esprimendo un giudizio etico che, come tale, concerne la morale, al pari dei precedenti sulla medesima materia costituisce esercizio del Magistero ordinario ed impegna i fedeli alla ricezione della dottrina enunciata ed all’obbedienza da tributare all’autorità dalla quale tale pronunciamento promana, rientrando nella fattispecie disciplinata dal can. 752 CIC secondo il quale

non proprio un assenso di fede, ma un religioso ossequio dell’intelletto e della volontà deve essere prestato alla dottrina, che sia il Sommo Pontefice sia il Collegio dei Vescovi enunciano circa la fede e i costumi, esercitando il magistero autentico, anche se non intendono proclamarla con atto definitivo; i fedeli perciò procurino di evitare quello che con essa non concorda.

Il “religiosum […] intellectus et voluntatis obsequium” da prestare al Magistero ordinario non può essere meramente inteso come un generico rispetto che si estrinseca in un consenso unicamente esteriore od in una deferenza solo formale ma si configura, per i suoi destinatari, come un dovere di sincera ed autentica adesione interiore all’enunciazione così come di reverente sottomissione all’autorità magisteriale che l’ha proposta, proprio poiché pur essendo

escluso un assenso assoluto e definitivo come quello dovuto agli atti infallibili del Magistero, in nessun modo si può pensare che resti escluso quell’essenziale riferimento alla fede soprannaturale che è consustanziale all’adesione del credente a qualunque atto veramente magisteriale in quanto testimonianza autoritativa della verità divina.
C. J. Errázuriz, Il Munus Docendi Ecclesiae: diritti e doveri dei fedeli, Milano, 1991, pp. 135-136

Del resto, proprio al fine di conferire effettività alla previsione normativa, il legislatore è intervenuto anche in sede penale attraverso la previsione sanzionatoria ex can. 1371 CIC a carico di chi, anche dopo l’ammonizione della Sede Apostolica o dell’Ordinario del luogo, «respinge pertinacemente la dottrina di cui al can. 752».

Dai tempi del vaccino jenneriano (e un po’ prima)

Al di là dei brevi cenni di natura canonistica succintamente esposti, il convinto sostegno di Papa Francesco alla distribuzione ed alla somministrazione dei vaccini, al pari della predisposizione di un piano vaccinale per lo Stato di cui è sovrano, si iscrive nello solco dell’azione intrapresa dai suoi predecessori, i quali, all’alba del XIX secolo, si trovarono a fronteggiare gravi epidemie di vaiolo negli anni in cui si andava affermando il pionieristico metodo sperimentato con successo da Edward Jenner attraverso l’inoculazione del vaiolo bovino in un paziente sano al fine di raggiungere l’immunizzazione contro il ben più letale vaiolo umano.

Da Benedetto XIV a Pio VII

Se già alla metà del XVIII secolo Benedetto XIV si era espresso favorevolmente al ricorso ed alla diffusione della cosiddetta vaiolizzazione, antichissima tecnica che, prevedendo l’innesto nel soggetto da immunizzare del materiale infetto prelevato dalle lesioni di persone affette da vaiolo umano, risultava molto più pericolosa della vaccinazione jenneriana ed a maggior rischio di reazioni avverse, fu Pio VII, dopo una nuova epidemia vaiolosa occorsa nel 1820, a disporre l’emanazione di un editto articolato e minuzioso, a firma del Segretario di Stato card. Ercole Consalvi, che incoraggiava fortemente la profilassi vaccinale nei territori dello Stato della Chiesa attraverso la pianificazione di campagne generali di vaccinazione e la predisposizione a tale scopo di una complesso apparato organizzativo, avendo il Papa

ultimamente ordinato l’inoculazione del Vajuolo Vaccino ne’ suoi Stati.
Effemeridi letterarie di Roma, Tomo VIII, Roma, 1822, p. 103

Il provvedimento legislativo (una sorta di agile testo unico in materia vaccinale), promulgato il 20 giugno 1822, si apriva con alcune note introduttive di straordinaria lucidità ed attualità, senz’altro meritevoli di potersi considerare un manifesto di buon governo ispirato alla massima ciceroniana «salus rei publicæ suprema lex esto» (che si invera nel fine della salus animarum quale principio ispiratore dell’ordinamento canonico e legge suprema della Chiesa) e parimenti un richiamo alla responsabilità di ogni cattolico nel tutelare la salute personale, familiare e pubblica.

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