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Anche san Giuseppe ha conosciuto delle prove (6/9)

mort de saint joseph

© Sylvain Collet / Aurimages

La mort de saint Joseph par Leloir, Petit Palais.

Joseph-Marie Verlinde - pubblicato il 20/01/21

Fondatore e priore della comunità monastica della Famiglia di San Giuseppe, padre Joseph-Marie Verline ci introduce alla grande figura di san Giuseppe, a cui papa Francesco ha consacrato un anno speciale in occasione del 150º anniversario della sua proclamazione a patrono universale della Chiesa. A Giuseppe non sono state risparmiate le prove – quella della “notte dello spirito”, che egli visse durante l'Incarnazione del Verbo – ma anche la povertà, il pericolo, l'angoscia.

Giuseppe fu «scosso da una tempesta di pensieri contraddittori», canta l’Inno akathistos. Fu una vera e propria “notte spirituale”. Disse papa Francesco:

[…] l’evangelista Matteo li presenta dal punto di vista di san Giuseppe, il promesso sposo della Vergine Maria. Giuseppe e Maria vivevano a Nazareth; non abitavano ancora insieme, perché il matrimonio non era ancora compiuto. In quel frattempo, Maria, dopo aver accolto l’annuncio dell’Angelo, divenne incinta per opera dello Spirito Santo. Quando Giuseppe si accorge di questo fatto, ne rimane sconcertato. Il Vangelo non spiega quali fossero i suoi pensieri, ma ci dice l’essenziale: egli cerca di fare la volontà di Dio ed è pronto alla rinuncia più radicale. Invece di difendersi e di far valere i propri diritti, Giuseppe sceglie una soluzione che per lui rappresenta un enorme sacrificio. E il Vangelo dice: «Poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto» (1,19). Questa breve frase riassume un vero e proprio dramma interiore, se pensiamo all’amore che Giuseppe aveva per Maria! Ma anche in una tale circostanza, Giuseppe intende fare la volontà di Dio e decide, sicuramente con gran dolore, di congedare Maria in segreto.

Una prova comparabile a quella di Abramo

Proseguì quel giorno il papa:

Bisogna meditare su queste parole, per capire quale sia stata la prova che Giuseppe ha dovuto sostenere nei giorni che hanno preceduto la nascita di Gesù. Una prova simile a quella del sacrificio di Abramo, quando Dio gli chiese il figlio Isacco (cfr  Gen 22): rinunciare alla cosa più preziosa, alla persona più amata. Ma, come nel caso di Abramo, il Signore interviene: ha trovato la fede che cercava e apre una via diversa, una via di amore e di felicità: «Giuseppe – gli dice – non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo» (Mt 1,20). Questo Vangelo ci mostra tutta la grandezza d’animo di san Giuseppe. Egli stava seguendo un buon progetto di vita, ma Dio riservava per lui un altro disegno, una missione più grande.

E concludeva:

Giuseppe era un uomo che dava sempre ascolto alla voce di Dio, profondamente sensibile al suo segreto volere, un uomo attento ai messaggi che gli giungevano dal profondo del cuore e dall’alto. Non si è ostinato a perseguire quel suo progetto di vita, non ha permesso che il rancore gli avvelenasse l’animo, ma è stato pronto a mettersi a disposizione della novità che, in modo sconcertante, gli veniva presentata. È così, era un uomo buono. Non odiava, e non ha permesso che il rancore gli avvelenasse l’animo. Ma quante volte a noi l’odio, l’antipatia pure, il rancore ci avvelenano l’anima! E questo fa male. Non permetterlo mai: lui è un esempio di questo. E così, Giuseppe è diventato ancora più libero e grande. Accettandosi secondo il disegno del Signore, Giuseppe trova pienamente se stesso, al di là di sé. Questa sua libertà di rinunciare a ciò che è suo, al possesso sulla propria esistenza, e questa sua piena disponibilità interiore alla volontà di Dio, ci interpellano e ci mostrano la via. Ci disponiamo allora a celebrare il Natale contemplando Maria e Giuseppe: Maria, la donna piena di grazia che ha avuto il coraggio di affidarsi totalmente alla Parola di Dio; Giuseppe, l’uomo fedele e giusto che ha preferito credere al Signore invece di ascoltare le voci del dubbio e dell’orgoglio umano.

Ben altre prove al servizio del Signore

Uomo di preghiera e di fede, egli ha fronteggiato gli imprevisti della sua missione rispondendo senza esitazione alle chiamate di Dio: quando toccò camminare verso Betlemme con Maria incinta; nella povertà della stamberga dove la moglie dovette partorire; nella fuga in Egitto per scampare a Erode; in una vita di rifugiato in terra straniera; poi nel quotidiano lavorio nazaretano o nella sorpresa del rinvenimento di Gesù al Tempio dopo tre giorni di angosciosa ricerca (come un’anticipazione della Risurrezione).

Perché quando la Vergine, con le viscere piene di emozioni, esclamò: «Figlio, perché ci hai fatto questo? Tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo!» (Lc 2,48), ella esprimeva evidentemente un dolore profondo e la paura che aveva condiviso con san Giuseppe. Ma secondo l’affermazione della Scrittura e la fede della Chiesa, Giuseppe è rimasto sempre, in mezzo a tutte queste varie prove, «uomo giusto», che ha pienamente saputo rispondere alla missione immensa e tanto decisiva che il Cielo gli aveva affidato.




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[traduzione dal francese a cura di Giovanni Marcotullio]

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