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In che stato è il dialogo tra cattolici e ortodossi?

POPE FRANCIS

ANDREAS SOLARO | AFP

Ary Waldir Ramos Díaz - pubblicato il 20/01/21

Abbraccio storico

Sono trascorsi quasi 60 anni da quando il Concilio Vaticano II ha rilanciato la missione della restaurazione dell’unità tra tutti i cristiani. In questo senso, è stato iconico l’abbraccio tra Paolo VI e Atenagora, Patriarca di Costantinopoli, a Gerusalemme domenica 5 gennaio 1964. Cos’è cambiato da allora?

L’icona del cammino avviato di perdono e di dialogo tra le Chiese cristiane è davvero quell’abbraccio a Gerusalemme nel 1964. Si è trattato soprattutto di un abbraccio di perdono e riconciliazione tra due fratelli, Pietro e Andrea; tra due Chiese, Roma e Constantinopoli; in fondo tra Oriente e Occidente.

Non dimentichiamo che Paolo VI, con Atenagora, è stato un Papa dai grandi gesti ecumenici (abbraccio fraterno, annullamento della scomunica tra Roma e Constantinopoli). Gesti che evidenziavano quanto la Chiesa di Roma volesse essere la “Chiesa che presiede la carità” tra fratelli.

Cos’è cambiato in questi ultimi decenni?

Più che parlare di cambiamenti credo che si debba parlare di progresso.

La carità, manifestata in gesti, in “icone”, ha dato luogo al dialogo e alla discussione di quegli aspetti teologici, ecclesiologici e sacramentali che potevano ancora dar luogo a malintesi o a incomprensioni tra le varie Chiese.

Il progresso ha portato a grandi passi negli aspetti, decisamente maggioritari, che sono motivo di piena comunione e non di divisione tra le Chiese cristiane d’Oriente e d’Occidente.

ORTHODOX
Υπουργείο-Εξωτερικών-CC-BY-SA-2.0

La questione del primato

Francesco si è recato nel 2014 in Terra Santa, è andato incontro al Patriarca Bartolomeo I, e hanno firmato a Gerusalemme la dichiarazione congiunta di dialogo ecumenico. Si sono anche fatti visita in varie occasioni in Turchia e in Vaticano. Il riconoscimento del primato del vescovo di Roma continua ad essere una fonte di separazione tra le Chiese cristiane?

Il primato del vescovo di Roma in sé non è fonte di separazione tra le Chiese cristiane, al contrario. Un primato della Chiesa di Roma e del vescovo di Roma lo troviamo già nei testi patristici e nei Concili ecumenici dei primi secoli cristiani.

La difficoltà risiede, ancora oggi, nel concetto di quel primato. O meglio, in come quel primato della Chiesa e del vescovo di Roma viene esercitato, o dovrebbe essere esercitato.

È questo l’aspetto o il punto principale, e unico, che sussiste ancora oggi sul tavolo del dialogo tra Oriente e Occidente. Questo aspetto fondamentale e allo stesso tempo punctum dolens nel dialogo attuale è stato sottolineato molto lucidamente da San Giovanni Paolo II nella sua enciclica Ut unum sint del 1995, in cui offriva la sua disponibilità a valutare e approfondire serenamente il “che e come” del ministero del vescovo di Roma.

Dialogo

Cos’è cambiato con il pontificato di Papa Francesco?

Fin dalla sua elezione, Papa Francesco ha proposto varie volte, con gesti concreti, la sua “disponibilità fraterna” come vescovo di Roma ad avvicinarsi e dialogare fraternamente con i pastori e le guide delle Chiese ortodosse.

I suoi vari viaggi apostolici, soprattutto a Gerusalemme nel 2014, sono stati un momento speciale in cui si è manifestato quell’ecumenismo fraterno di Francesco nei confronti delle Chiese ortodosse. Più che grandi cambiamenti, preferisco sottolineare l’atteggiamento fraterno con cui Papa Francesco si avvicina per dialogare, pregare, incontrare i fratelli delle Chiese ortodosse.

ORTHODOX
ניר חסון Nir Hason-CC BY-SA 3.0

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Tags:
dialogoecumenismoortodossi
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