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Cosa fa oggi il piccolo Giosué? Ha scelto di lavorare in un call center Covid

GIOUSE, VITA BELLA, FILM

Miramax | Youtube

Annalisa Teggi - pubblicato il 20/01/21

Si resta protagonisti anche dietro la scena: Giorgio Cantarini, che per noi resta il bimbo de "La vita è bella", ha risposto a un bando della Protezione civile per lavorare in un call center per il tracciamento del Covid.

Per tutti noi resta il figlio di Roberto Benigni ne La vita è bella“, ma lui è Giorgio Cantarini ed è un ragazzo che oggi ha 29 anni. Scorrendo le notizie del giorno, mi sono fermata sul titolo che lo riguardava. Il Messaggero ci informa che Giorgio continua a fare l’attore, ma in questo particolare momento storico ha deciso di rispondere al bando della Protezione civile che cerca operatori addetti al call center per le emergenze Covid.

Non è un ripiego, ma una scelta pensata e voluta.


LUDOVICA NASTI,

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Teatri e cinema chiusi, si diventa attori della vita

Il mondo dello spettacolo attraversa un momento difficile, è tra i settori completamente bloccati dalla pandemia. E dire spettacolo non significa pensare ai divi del cinema o del piccolo schermo, ma soprattutto a quelle maestranze che operano dietro le quinte del settore (fonici, costumisti, montatori, cineoperatori)

I teatri e i cinema sono chiusi e non è una cosa da poco. Abbiamo ascoltato gli appelli di tanti personaggi famosi, impegnati a ricordare che gli eventi culturali non sono solo una forma di intrattenimento ma rispondono a un bisogno profondo dell’umano. Certo, ci sarebbero da aggiungere tanti nota bene: cultura non è solo assistere alla ricostruzione fedele di una tragedia greca, cultura non è certa spazzatura ideologica spacciata per ultimo baluardo di libertà intellettuale.

Piuttosto, sintetizzerei dicendo che anche ridere davanti a un cinepanettone in un multisala è qualcosa in più che trascorrere il pomeriggio di Santo Stefano in allegria. Che a tema ci sia il ridicolo o il tragico, l’amore o il dolore, assistere a una storia insieme ad altri è un momento di autentica socialità. Ci riporta indietro fino ai tempi in cui il popolo si riuniva ad ascoltare gli aedi: per qualche ora la coscienza era declinata al “noi”. La perdita di queste occasioni comuni – che davano per scontate – è una delle tante ferite inferte dalla pandemia. E quello che stiamo perdendo non è solo intrattenimento.

Ma oltre agli appelli e alle lamentele del settore dello spettacolo, forse un’occasione buona ce la suggerisce proprio il giovane Giorgio Cantarini. Cosa significa attore? Ci verrebbe da dire “personaggio famoso che interpreta film”. Etimologicamente, invece, significa “colui che agisce“. E in effetti ci sono molti casi virtuosi, di gente dello spettacolo che ha trovato nuove vie di comunicazione per essere parte della comunità umana anche dentro la pandemia. Se agire è ciò che definisce l’attore, allora oltre ai set e ai palcoscenici ci sono molti altri spazi in cui si può essere protagonisti.

Dietro le quinte, ma presente

Sì, nell’immaginario collettivo lui resta Giosuè, il bimbo al centro de La vita è bella di Benigni, e resta nella nostra memoria anche come il figlio di Russel Crowe ne Il Gladiatore. Insomma, già a 5 anni Giorgio Cantarini aveva un bel curriculum da esibire.

A volte la fama raggiunta così presto è un peso da portare, conosciamo bene le storie tragiche di certi enfant prodige. Nel suo caso la storia è diversa e ben piantata coi piedi nella terra di Montefiascone (Viterbo) dove è nato e dove è tornato da quando c’è il Covid. Stava studiando a New York per perfezionarsi nella sua carriera di attore, ha interrotto per il momento quel percorso ed è tornato a casa.

Per gli artisti è un momento molto difficile, bisogna arrangiarsi. E se ci si riesce dando anche una mano nella battaglia contro il Covid-19, è ancora meglio. (da Il Messaggero)
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Con queste parole Giorgio ha spiegato ai giornalisti Federica Lupino e Giorgio Renzetti la sua scelta di rispondere alla richiesta della Protezione civile che ha emanato un bando per cercare figure professionali che rafforzino l’attività di contact tracing negli uffici della Asl di Viterbo​. Anche suo fratello Lorenzo (chitarrista dei Dear Jack) sarà insieme a lui. Lavoranno in un call center cercando di ricorstruire la rete di contatti dei nuovi positivi al Covid, così che le azioni di contenimento del virus siano più veloci ed efficaci.

Un mestiere nell’ombra, rispetto ai riflettori del cinema, ma un compito in cui conta il vero talento di un attore: la voce. Non intesa come mezzo di finzione, ma come capacità di entrare in relazione attraverso le parole. Parlare con la gente, raccogliere le loro storie senza mostrarsi: il call center è un luogo paradossale, può essere solo un caos di voci ma può anche diventare un’occasione per dare del tu al dolore incontrato nella storia di sconosciuti.

È un lavoro soltanto momentaneo. Ma in questo periodo tutti dobbiamo rimboccarci le maniche per poter guadagnare qualcosa e così ho fatto anche io. Inoltre – spiega Giorgio – in questo modo sento anche di poter fare qualcosa di utile per gli altri. Sì, ne sono contento: cercherò di dare una mano e fare il meglio che posso. (Ibid)

Momentaneo sì, passeggero forse no. Ci cambiano per sempre quelle piccole esperienze in cui scopriamo che per essere protagonisti non occorre farsi un selfie o mettersi al centro della scena; è la conferma corroborante che esserci ed essere a disposizione fuori dal recinto del nostro io è scoprire il meglio (nascosto) di noi.

Immedesimarsi senza copione

Sono convinta che per Giorgio non sarà certo un ripiego questo mestiere temporaneo, anzi lo definirei uno stage qualificante per quando tornerà a teatro e al cinema. Alzare una cornetta (… espressione desueta, lo so, ma sempre evocativa) è entrare in una scena senza copione, in cui conta l’essere presente più che l’improvvisazione. Anche se il compito di tracciare i contatti è molto tecnico, si sfiorano in ogni caso le vite concrete di persone toccate dalla malattia. Entrare in rapporto, anche per qualche minuto, è inevitabile.

Ed è in queste parentesi che possono essere scoperti frammenti umani da custodire.


GIACOMO PORETTI, TEATRO OSCAR

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Leggendo un’intervista di qualche tempo fa, mi colpisce un ricordo di Cantarini di quando era sul set con Benigni. Come avrà fatto un bimbo di appena 5 anni a comprendere il senso tanto doloroso e profondo di un film come La vita è bella?

Spesso, prima di interpretare un personaggio, si fa l’analisi del testo o si sperimenta il metodo della sostituzione: si pensa a tracce del proprio vissuto che possono averci fatto provare le stesse emozioni del personaggio. In questo caso, chiaramente, non è stato possibile. Per me è stato come un gioco, ma, accanto alla componente giocosa, è spiccata la consapevolezza che stavamo facendo qualcosa di serio. Mi stavo rendendo conto pian piano che qualcosa di particolarmente brutto era accaduto. Quindi, un giorno chiesi a mia madre “Pensi che sia possibile, che tanti anni fa ci sia stato un bambino, di nome Giosuè, piccolo e magrolino come me, che sia vissuto in questi brutti posti?”. Lei si emozionò molto e mi rispose “Sì, forse è qualcosa di già accaduto”. (da Il Filo)


All’epoca Giorgio aveva solo 5 anni, non sapeva neppure leggere il copione. Ma, essendo un bambino, aveva quella capacità spontanea di tradurre in esperienza ogni cosa, con un’intensità che noi adulti raggiungiamo solo con un grande sforzo di immedesimazione.

Già, immedesimarsi. Che significa? Ciò che ha vissuto un altro diventa mio. Per un attore è un esercizio indispesabile saper trovare delle corde emotive personali che lo leghino al personaggio da interpretare. Ma, in fondo, non è solo un esercizio. Il bambino spontaneamente chiede: è possibile che esista davvero chi ha vissuto quel dolore?

Immedesimarsi è proprio il contrario di quarantena. Un virus va isolato, ma diventa un grave problema quando isoliamo le nostre ferite, domande, e anche gli entusiasmi. Dante cominiciò il suo poema dicendo «nostra vita», ed era un invito all’immedesimazione: stai davanti a te stesso usando il “noi”, ascoltando gli altri.

Come giovane ragazzo e come attore, Giorgio avrà un bel bagaglio di vita da portarsi dietro quando uscirà da quel call center.

Tags:
cinema italianocovid
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