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Allarme Covid: autolesionismo e tentativi di suicidio tra gli adolescenti

TEENAGER GIRL,

Quorthon1 | Shutterstock

Silvia Lucchetti - pubblicato il 20/01/21

Quali sono le regole che i genitori possono dare ai figli per aiutarli a gestire gli effetti di questa situazione?

E’ molto importante che i ragazzi, anche se in una condizione di didattica a distanza, vivano comunque un’organizzazione quotidiana che cerchi di assomigliare il più possibile a quella pre-pandemica, come l’ora della sveglia e la partecipazione ai pasti. Stiamo assistendo a degli adolescenti che creano dei microcosmi in camera: si rifiutano di mangiare e sono totalmente presi dall’uso di internet. Abbiamo riscontrato un aumento dell’uso di videogiochi nella maggior parte dei ragazzi: il 67% di loro passa più di 4 ore al giorno davanti ai videogiochi, rinunciando a qualsiasi organizzazione della propria giornata. Quindi il primo consiglio è mantenere le routine quotidiane legate alla sveglia, ai pasti, agli orari di addormentamento. Stimolare i ragazzi anche se poco motivati – come emerge da una ricerca che abbiamo effettuato nella quale ci riferiscono di essere fortemente disinteressanti alla Didattica a distanza – a partecipare alle lezioni, a dedicare il pomeriggio allo studio, ma anche alle attività di svago come lettura e musica. L’uso dei videogiochi deve essere però assolutamente concordato con i genitori. Nel caso in cui essi notino degli indicatori preoccupanti, come tendenza al pianto, crisi di ansia, insonnia importante o difficoltà nel mangiare è necessario richiedere tempestivamente un consulto.

In quanti casi questi comportamenti hanno alla base disagi familiari acuiti dalla pandemia?

Ci siamo resi conto che nella maggior parte dei casi la convivenza forzata dovuta alla DAD e allo smartworkng dei genitori ha acuito delle conflittualità familiari già presenti. Noi siamo preoccupati per i ragazzi che già in epoca pre-pandemica erano sottoposti al trauma della violenza familiare, adolescenti che magari sono in attesa di essere supportati dalle strutture territoriali e vivono questa condizione di disagio quotidiana. Ci sono delle situazioni estreme, come quelle in cui per esempio i figli sono costretti a passare molte ore con un genitore portatore di un disturbo psichiatrico grave, oppure con genitori aggressivi o abusanti non solo sotto il profilo sessuale, ma anche emotivo e psicologico. Ci sono casi sicuramente più lievi in cui la convivenza forzata rappresenta una novità rispetto alla vita solita in cui ciascuno ha altri investimenti rispetto al solo coinvolgimento familiare, che ha acuito una situazione di irritabilità preesistente tra i membri.




Leggi anche:
Come affrontare i conflitti in famiglia che nascono dalla convivenza forzata?

Cosa emerge dall’esperienza che state facendo con la linea telefonica che avete attivato per i casi più gravi?

Noi abbiamo attivato la linea telefonica Lucy – 06 68592265 – per le emergenze psichiatriche che in realtà esisteva già da qualche anno. Abbiamo assunto questa inziativa per dare modo alle famiglie e agli adolescenti di rivolgersi direttamente a noi, di manifestare il disagio al quale noi rispondiamo dando indicazioni pratiche immediate e relative ai servizi a cui rivolgersi. Nel corso della pandemia abbiamo ricevuto una maggiore richiesta da parte dei genitori per quanto riguarda l’aumento di aggressività nei figli.

Le ragazze che soprattutto soffrivano di fragilità alimentare hanno accentuato comportamenti anoressiformi, mentre abbiamo assistito a casi di estremo ritiro in cui anche giovani che prima non manifestavano questo comportamento abbandonano qualsiasi forma di attività comprese quelle all’interno della propria casa. Ci sono ragazzi che hanno sviluppato una serie di paure relative al contagio, anche nel senso di temere che contrarre il Covid possa portare ad un deterioramento delle loro condizioni cognitive intaccando l’intelligenza.

La paura quindi non è solo: “muoio di Covid”, ma anche – io sto seguendo molti casi su questo versante – “quali sono le conseguenze dell’aver avuto il Covid?”. E non solo sull’intelligenza, ma anche sulla possibilità di costruirsi una carriera e di acquisire una formazione. Su questi timori influisce molto quella che noi chiamiamoinfodemia: sono adolescenti che cercano continuamente su internet informazioni, si fanno delle rappresentazioni più catastrofiche di quella che poi è la realtà. Quindi un altro consiglio che possiamo dare ai genitori è di controllare il più possibile la ricerca ossessiva di notizie sul Web da parte dei figli. Con l’aumento della presenza online dei ragazzi sono cresciuti i rischi di collegarsi a siti di condivisione, o a entrare in chat che spingono i ragazzi ad autoledersi o ad assumere stili anoressici.

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Qual è la storia che l’ha più colpita tra quelle che ha incontrato in questo periodo?

Prima di raccontarle una storia, le riporto la frase molto significativa di una paziente di 13 anni che seguo da tempo per degli stati ansiosi. Una ragazzina che non presenta gravi problemi psichiatrici la quale, quando le ho chiesto di scrivere come stava affrontando questo periodo, mi ha colpito molto con questa affermazione emblematica del suo vissuto:

Mi sembra di vivere sempre lo stesso giorno.

Una frase che rappresenta al meglio la riduzione di stimoli cognitivi, sociali ed emotivi cui i nostri ragazzi sono sottoposti a causa dell’interruzione della frequenza scolastica e di altre attività ludico-ricreative che prima svolgevano.

La vicenda che voglio condividere con lei è quella di un ragazzo di 17 anni il quale mi ha rilasciato questa testimonianza scritta:

La parabola del sole scandiva il concepimento e la dipartita di un altro giorno senza nome, senza ore. Quell’apparente staticità mi cullava, per la prima volta avevo la percezione che la mia andatura e quella del mondo coincidessero. Il mio letto d’ansie non era mai stato così comodo. Il contrappasso per quella vacua serenità, si palesò con il reinserimento nella società: insonnia, fenomeni dissociativi e quelle ansie e insicurezze con le quali convivevo da sempre, apparivano insostenibili.

Il paziente, affetto da ansia sociale, fa riferimento al fatto che la chiusura in una prima fase era stata per lui positiva, perché finalmente tutta l’ansia di affrontare la realtà quotidiana  era stata messa a tacere dal fatto di poter stare a casa. Avendo difficoltà a rapportarsi con il mondo esterno, nel momento in cui arriva la quarantena si sente ufficialmente autorizzato a rimanere tra le mura domestiche. Il problema però si presenta quando si prospetta il rientro a scuola, e il continuo arrivo di notizie discordanti certamente non lo aiuta. La sensazione di stabilità casalinga nel momento in cui deve re-immergersi nel mondo si tramuta in terrore. Gli sembra insostenibile. Per fortuna questo ragazzo ha seguito stabilmente anche durante il lockdown il suo percorso di psicoterapia in presenza, e sta lavorando al tentativo di sostenere l’instabilità che il mondo degli adulti gli presenta. L’ultimo rientro a scuola è stato abbastanza sereno. Questa testimonianza dimostra quanto sia forte negli adolescenti l’alternanza di stati emotivi a causa soprattutto dell’incertezza rispetto al futuro. Avere progetti che sono saltati li spaventa molto.

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adolescentipandemiasuicidio
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