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L’amore per i bambini di Giovanni Paolo I

ASS. AMICI DI PAPA LUCIANI | Facebook

Don Fortunato Di Noto - pubblicato il 18/01/21

A Canale d’Agordo, nella Chiesa parrocchiale, è collocata una statua di Albino Luciani (Papa Giovanni Paolo I) con un bambino che accarezza e tiene in mano la mitria, opera di Riccardo Cenedese a dimostrazione di quanto amava ‘soprattutto i bambini’ e quanto i bambini lo aiutavano con la loro imprevedibilità e spontaneità.

Da alcune testimonianze emerge questa attitudine paterna e materna: “Quando incontrava i veneziani, i parrocchiani della Diocesi e soprattutto i bambini, Albino Luciani, li amava” (cfr. Nostalgia di un sorriso, 33 giorni rimasti nel cuore, Associazione Oasi Papa Luciani Onlus, 2020).

E’ in quel ‘soprattutto i bambini, li amava’ che si focalizza questa ‘briciola di riflessione’ su un umile, semplice, fragile e fedele ‘fanciullo davanti a Dio e alla Madonna’, come si definiva Papa Luciani, mostrando la compassione di Dio e la fiducia in Lui.

La catechesi in briciole.

Giovanni Paolo I (Albino Luciani), amava ricordare ai suoi sacerdoti di rivolgersi al popolo, alla gente con un linguaggio semplice e con “catechesi in briciole”: un insegnamento elementare sulla fede cattolica, articolato per domande e risposte, come si usava allora e che raccolse nel volume “Catechetica in briciole” che ad oggi ha una freschezza e una profondità che fa conoscere il pensiero di Papa Luciani. Egli era un catechista nell’anima e anche da vescovo non perse mai occasione di raccomandare ai suoi sacerdoti di occuparsi del catechismo.

Papa Luciani aveva una grande capacità di dialogare coi piccoli e gli umili e non si vergognava di sentirsi ‘come un bambino’ e ‘piccolo davanti a Dio’, pose sempre l’accento sulla necessità di essere umili e semplici come bambini: “Dobbiamo sentirci piccoli davanti a Dio. Quando io dico: Signore io credo; non mi vergogno di sentirmi come un bambino davanti alla mamma; si crede alla mamma; io credo al Signore, a quello che Egli mi ha rivelato”. (Udienza generale 6 settembre 1978).

Da Prete, Vescovo e Papa, come un Fanciullo si abbandonava con tenerezza spontanea a Dio e alla Madonna, sentirsi piccoli ed essere piccoli facendo scomparire l’apparente ‘grandezza’ e la ‘solennità dei segni’, anche di un vescovo:

“Personalmente, quando parlo da solo a Dio e alla Madonna, più che adulto, preferisco sentirmi fanciullo. La mitria, lo zucchetto, l’anello scompaiono; mando in vacanza l’adulto e anche il Vescovo, per abbandonarmi alla tenerezza spontanea, che ha un bambino davanti a papà e mamma (..) Il Rosario, preghiera semplice e facile, a sua volta, mi aiuta a essere fanciullo; e non me ne vergogno punto.” (Cfr. Albino Luciani, Illustrissimi, Lettere ai grandi del passato)

L’amico Pinocchio degli alunni delle elementari. Il Papa è stato anche alunno.

Nel breve pontificato (sono solo 4 le Udienze generali) ebbe modo di rivolgersi agli studenti, ricordando che anche “il Papa era stato alunno”. Nel breve discorso e rivolgendosi agli alunni più piccoli fa riferimento a un loro personaggio amato (almeno a quel tempo, n.d.a.) che definisce: ‘l’amico Pinocchio’: “non quello che un giorno marinò la scuola per andare a vedere i burattini; ma quell’altro, il Pinocchio che prese il gusto alla scuola, tanto che durante l’intero anno scolastico, ogni giorno, in classe, fu il primo ad entrare e l’ultimo ad uscire”.
Un messaggio tanto attuale, quanto vero, in questo tempo dove l’emergenza sanitaria Coronavirus ha fatto disporre la chiusura delle scuole e la didattica a distanza nonché la dispersione scolastica e la defezione degli studenti non motivandoli allo studio.

Siate buoni studenti per prepararvi a vincere le battaglie.

Agli studenti, il ‘Papa del sorriso’, ricordava l’importanza dello studio: “anche il Papa era stato alunno e se avesse saputo che diventava Papa avrebbe studiato di più, ora sono vecchio per studiare” a e invitava i giovani a studiare: “voi siete veramente giovani, voi ce l’avete il tempo, avete la gioventù, la salute, la memoria, l’ingegno: cercate di sfruttare tutte queste cose. Dalle vostre scuole sta per uscire la classe dirigente di domani. Parecchi di voi diventeranno ministri, deputati, senatori, sindaci, assessori o anche ingegneri, primari, occuperete dei posti nella società. E oggi chi occupa un posto deve avere la competenza necessaria, bisogna prepararsi.” (Udienza 17 settembre 1978)
Bisogna prepararsi ed essere assidui con lo studio, per vincere le battaglie della vita: “se volete vincerle – cari giovani – dovete prepararvi”.

Albino Luciani: un bambino dalla tempra forte che amava tanto i bambini.

Albino, da bambino, era: « … abbastanza irrequieto, che non sta fermo un minuto, che a volte si lancia in giochi pericolosi e, perciò, un bambino come tanti; al contempo, egli era già da piccolo attaccato ai libri e desideroso di leggere e di studiare, diventando ben presto uno dei più bravi della scuola», così lo ha ricordato il card. Beniamino Stella, postulatore della causa di beatificazione, “il bambino, ha detto ancora il card. Stella, però dimostrò subito una tempra forte, ad esempio portando al pascolo pecore e mucche. (cfr. Papa Luciani sarà Beato il prossimo anno, La Nuova Venezia, 3 agosto 2019)

Non si ottiene nulla senza sacrificio

Papa Luciani è testimone del fatto che in realtà nulla si ottiene senza sacrificio, senza dedizione, senza pagare di persona. Lealtà, obbedienza e adesione alla Chiesa, la preferenza per i poveri e che nel discorso della sua ultima udienza ricordava e ribadiva: “Noi ricordiamo tutti le grandi parole del grande Papa Paolo VI: ‘I popoli della fame interpellano in maniera drammatica i popoli dell’opulenza. La Chiesa trasale a questo grido d’angoscia e chiama ognuno a rispondere con amore al proprio fratello”. (27 settembre 1978)

Il bambino che aiuta il Vescovo e poi il Papa, esempio di uno stile di vita ecclesiale.

Papa Luciani amava farsi aiutare dalla semplicità e imprevedibilità delle risposte dei bambini.
Nella ultima udienza pubblica. Giovanni Paolo I parla della fede, della voglia di progredire nella conoscenza di Dio. E lo fa chiamando a sé un bambino della quinta elementare, dicendo che «Un bambino ha aiutato il Papa» nella spiegazione di cosa si doveva intendere per “progresso”, quello divino: là dove aumenta la presenza di Cristo c’è il vero progresso del mondo. Là dove l’uomo diventa nuovo anche il mondo si fa  nuovo.
I bambini che aiutano il Papa, che amano la Chiesa, che sono apostoli ed evangelizzatori nel mondo sono una profezia che già si sta avverando.
Dai bambini stiamo ricevendo l’aiuto concreto per una Chiesa povera per i poveri, piccola per i bambini, i prediletti del Signore, vicina per i lontani, che perdona e ama.

Papa Giovanni Paolo I interceda per la Chiesa e per l’umanità povera e sofferente che ha tanto amato, interceda per i piccoli.

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