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Possiamo abitare la mancanza come luogo decisivo dove incontrare Dio

BOY, ALONE, SKY

Zoltan Tasi | Unsplash

don Luigi Maria Epicoco - pubblicato il 18/01/21

Il digiuno è segno di un‘assenza, Gesù spiega che non lo si fa per ottenere un favore da Dio ma per legarsi ancora di più a Lui, proprio quando ci pare sia assente.
In quel tempo, i discepoli di Giovanni e i farisei stavano facendo un digiuno. Si recarono allora da Gesù e gli dissero: «Perché i discepoli di Giovanni e i discepoli dei farisei digiunano, mentre i tuoi discepoli non digiunano?».
Gesù disse loro: «Possono forse digiunare gli invitati a nozze quando lo sposo è con loro? Finché hanno lo sposo con loro, non possono digiunare.
Ma verranno i giorni in cui sarà loro tolto lo sposo e allora digiuneranno.
Nessuno cuce una toppa di panno grezzo su un vestito vecchio; altrimenti il rattoppo nuovo squarcia il vecchio e si forma uno strappo peggiore.
E nessuno versa vino nuovo in otri vecchi, altrimenti il vino spaccherà gli otri e si perdono vino e otri, ma vino nuovo in otri nuovi». (Mc 2,18-22)
“Ora i discepoli di Giovanni e i farisei stavano facendo un digiuno. Si recarono allora da Gesù e gli dissero: «Perché i discepoli di Giovanni e i discepoli dei farisei digiunano, mentre i tuoi discepoli non digiunano?»”. Ci sono dei perché che servono a farci scoprire il significato delle cose, e perché retorici.
I discepoli del Battista e i farisei sono intenti a compiere la pratica del digiuno. Ciò che li preoccupa non è l’aver capito o meno il vero motivo per cui praticano il digiuno ma il fastidio che procura loro il fatto che i discepoli di Gesù non lo fanno. È una sensazione che spesso si affaccia nella nostra vita quando ci troviamo a dover avere a che fare con persone che vivono o fanno cose diverse dalle nostre. In fondo ciò che ci infastidisce è che la diversità mette in discussione il nostro equilibrio precario.
Ma la vera svolta sarebbe approfittare dell’incontro con ciò che è diverso per riscoprire le vere ragioni che ci sono alla base delle nostre convinzioni e delle nostre scelte. Gesù in maniera molto semplice dice a coloro che lo interrogano che la funzione della pratica religiosa non è fine a se stessa. Essa non è un modo per mostrare quanto si è bravi, ma assume senso solo in rapporto allo “sposo”, cioè ha senso solo dentro una relazione: “Gesù disse loro: Possono forse digiunare gli invitati a nozze quando lo sposo è con loro? Finché hanno lo sposo con loro, non possono digiunare. Ma verranno i giorni in cui sarà loro tolto lo sposo e allora digiuneranno”. Basta questa precisazione a rendere vuota qualunque pratica religiosa che si compie fuori da un’autentica relazione con Dio.
Ma implicitamente è un monito anche per i suoi discepoli: essi infatti non avranno lui per sempre. Chi segue Gesù sa bene che ci sono momenti in cui Egli è presente, e momenti in cui sembra che Egli sia assente. La nostra capacità è sapere fare tesoro dell’uno e dell’altro momento. Non si digiuna per convincere Dio di qualcosa ma per imparare ad abitare la mancanza come luogo decisivo dove incontrare Dio.
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