Aleteia logoAleteia logoAleteia
martedì 16 Aprile |
Aleteia logo
Stile di vita
separateurCreated with Sketch.

Come sto permettendo alla pandemia di rendermi una persona migliore

SMILE

Ruslan Sitarchuk | Shutterstock

Isaac Huss - pubblicato il 12/01/21

Avevo bisogno di scoprire non solo come smettere di essere compiacente, ma anche come usare meglio il mio talento e sfruttare le mie capacità per il bene

Siamo onesti: questa pandemia di Covid-19 è strana, e per la maggior parte di noi difficile. Ho avuto molti momenti in cui ero giù, ma ho anche notato un grande frutto nella mia vita tra tutte le difficoltà. È simile a una montagna russa.

Di fatto, alcuni dei momenti più fruttuosi della memoria recente in termini di perspicacia e crescita personale si sono verificati in questi ultimi mesi.

Non riesco a immaginare che potessero aver luogo senza l’aiuto di queste circostanze eccezionalmente difficili.

Quando penso a come questa esperienza negativa in particolare abbia avuto un effetto così drammatico e positivo nella mia vita, non posso evitare di pensare che ci sia qualcosa in una crisi che possa aiutare un uomo single come me a rendersi maggiormente conto del potenziale che Dio gli ha dato.

Essere in genere contrario alle crisi delle dimensioni di una pandemia mi ha fatto pensare a come rispondere ai suoi effetti senza danni collaterali.

La pandemia come opportunità

In primo luogo qualche precedente…

Negli ultimi sei anni ho lavorato per una parrocchia cattolica nel campo delle comunicazioni e del marketing. Amo la mia fede, la maggior parte dei giorni. Non c’è nulla che vorrei fare di più che lavorare per portare il messaggio della Chiesa al suo popolo in modi nuovi e creativi.

Detto questo, ho imparato che dev’esserci qualcosa di particolarmente esigente nel lavorare come laico per la Chiesa. Nonostante le nostre migliori intenzioni, quella che può iniziare come un’opportunità incredibile per servire Dio e il Suo popolo può diventare alla fine semplicemente un altro lavoro.

Diciamo che fino al 1° marzo 2020 ero in una situazione positiva, vivevo comodamente. Dal 19 marzo tutto è cambiato.

È stato allora che ho saputo che in 24 ore avremmo dovuto chiudere le Messe al pubblico per via della diffusione del Covid-19.

E poi mi è venuta un’idea: “Sarà meglio che mi decida a trasmettere dal vivo le nostre Messe!” Perché l’alternativa era che i nostri fedeli fossero completamente scollegati dalla parrocchia, e forse anche da Dio, come risultato… e per chissà quanto tempo!

All’improvviso, il mio lavoro, della cui importanza non avevo mai dubitato, è diventato urgente. E questo ha cambiato tutto.

Dare il massimo

Fino a quel momento avevo lavorato raramente più di 40 ore a settimana, e mai oltre le 45-50. Per i due mesi successivi ho lavorato in media più di 60 ore a settimana, visto che tutta la nostra vita parrocchiale si è dovuta svolgere a distanza e la maggior parte di quel compito è ricaduto su di me.

E il tutto senza sapere se la nostra nomina si sarebbe mantenuta, vista la diminuzione delle entrate (e nel contesto della grande incertezza circa la possibile devastazione umana provocata dal nuovo coronavirus).

È stato un periodo folle e stressante.

C’è stato però qualcosa di incredibilmente soddisfacente nel fatto di alzarmi la mattina, mettere tutto il mio impegno nel lavoro e poi terminare la giornata del tutto esausto, ma anche sapendo di aver fatto qualcosa di assolutamente essenziale. Mi faceva andare avanti e mi incoraggiava.

Mi sono ritrovato ad essere più concentrato, più produttivo e coinvolto nel lavoro che stavo svolgendo. E ho scoperto che quelle virtù si sono estese al resto della mia vita, dall’esercizio alla preghiera personale.

E rilassandomi…

E allora è accaduto qualcosa di simpatico. A giugno mi sono preso un po’ di tempo libero e sono andato in vacanza in un posto lontano per andare a trovare alcuni familiari, riposare e rilassarmi, e schiarirmi le idee.

Quando sono tornato al lavoro, le cose si sono inserite in un sistema configurato con trasmissioni dal vivo, e non ho dovuto più lavorare ore extra.

Mi sono preso anche altre vacanze per via di alcuni viaggi cancellati che avevo progettato per aprile e maggio, per cui ho potuto prendermi il venerdì libero per un paio di mesi. In poche parole, mi sono impigrito di nuovo.

Il lavoro è tornato ad essere lavoro. Ho cominciato a vivere i fine settimana e ho sviluppato delle cattive abitudini.

Mi sono ritrovato ad essere meno produttivo, meno motivato a migliorare e più concentrato sull’autogratificazione, mentre mi tranquillizzavo pensando “Me lo merito” dopo l’arduo lavoro della primavera.

Continuavo ad essere cattolico (buono quanto basta), ma l’autodisciplina che avevo rafforzato e la magnanimità che avevo coltivato da marzo a maggio erano svanite.

Senza l’urgenza della crisi che avevo affrontato all’inizio della pandemia di Covid avevo perso il mio vantaggio, e con esso il senso della missione e dell’impegno nei confronti della virtù.

Ma ero deciso a recuperarli. La grande questione era come farlo senza una nuova crisi che mi accendesse un fuoco dietro le spalle.

L’abnegazione è meglio

Padre Bill Baer, il grande eroe e mentore della mia vita, che riposi in pace, criticava sempre la mentalità da single, e riteneva che fosse diametralmente opposta alla vita cristiana.

Il single, diceva, cerca di gratificare se stesso, soprattutto approfittando al massimo del tempo dopo essersi liberato dello sguardo vigile dei suoi genitori e prima di essere “legato” a una moglie, e specialmente se ha denaro in abbondanza.

So molto bene, quindi, che ogni volta che mi sento troppo a mio agio come single ho bisogno di effettuare alcuni cambiamenti.

Ogni volta che mi sento particolarmente indulgente con me stesso, tendo a pensare: “Mi ci vorrebbe proprio una Quaresima in questo momento”.

Non è insignificante, allora, che la fecondità della mia primavera abbia coinciso con la Quaresima. Di fatto, ricordo che quando si svolgeva ho pensato che mentre Matthew Kelly promuoveva la sua serie Best Lent Ever (La Miglior Quaresima di Tutti i Tempi) stavamo tutti avendo la Worst Lent Ever (La Peggiore Quaresima).

Difficile ma positivo

È stato duro come l’inferno, ma sono anche convinto che sia per questo che è stato così positivo.

La Quaresima è come una specie di assassino spirituale che si volge contro tutte le nostre tendenze più autoindulgenti. Spesso vivo per mangiare bene e bere.

Non sono affatto un fan del cibo di alto livello, ma prendo molto sul serio i miei hamburger con patatine, e sono decisamente uno snob della birra e dei cocktail.

In Quaresima si tratta di rinunciare alle comodità del cibo e delle bevande per poter riempire quel vuoto con cose superiori. È l’abnegazione, non per se stessa, ma per potersi liberare in vista del bene.

Quando non cerco intenzionalmente e ossessivamente il ristorante o il bar più nuovo della città, soffro un po’. E questa è un’opportunità per trasformare quell’energia in cose durature.

La Chiesa, nella sua saggezza, ci offre tempi per la penitenza come la Quaresima (e in grado minore l’Avvento) come opportunità per compiere un grande passo di riorientamento verso Dio.

Possiamo però usare questa stessa saggezza e queste stesse virtù in qualsiasi momento, ogni giorno e anche i venerdì, giorni particolarmente penitenziali tutto l’anno.

Vita utile, pratica e intenzionale

La vita cristiana, però, è più che un’abnegazione. Avevo bisogno di scoprire non solo come smettere di compiacermi, ma anche come usare meglio il mio tempo e i miei talenti per il bene.

E per questo ho fatto ricorso a qualcosa chiamato Manuale del Monaco (Monk Manual), che ripensa l’esame quotidiano e organizzato dei monaci per tutti noi.

Per tre mesi, mi sono basato sul Manuale del Monaco e sulla sua semplice guida per una vita più “intenzionale”.

Attraverso la pianificazione quotidiana, l’autoriflessione e la priorizzazione intenzionale, le pagine aiutano a decidere cosa conta di più nella vita, a impegnarcisi per iscritto e poi a ritornarci il giorno dopo e a valutare come si è agito.

Il Manuale del Monaco è stato incredibilmente fruttuoso per me, aiutandomi a vivere con maggiore intenzione, e mi ha fatto capire cosa voglio raggiungere ogni giorno.

Come posso dare?

Il modo in cui promuove la maggiore crescita interiore è forse attraverso le sezioni intitolate “Modi in cui poter dare” (“Ways I Can Give”).

Ogni giorno mi impegno a pensare a come poter offrire qualcosa. Sembra semplice, e probabilmente lo è, ma lasciatemi dire che è una delle cose più complicate da fare ogni giorno, quello che mi dice che ho ancora molta strada da percorrere in questo campo.

Dare non è poi così difficile, tranne, ovviamente, quando si vive solo per se stessi.

Il Manuale del Monaco mi ha aiutato a fare tutto il possibile per assicurarmi che sto vivendo per gli altri, anche facendo piccole cose, e ha fatto una grande differenza.

Sono convinto che la sfida più grande per un cristiano single sia forse la battaglia quotidiana per non sentirsi troppo a proprio agio con il fatto di essere single.

Questa comprensione mi porta alla bellezza delle varie vocazioni nella Chiesa che ci danno l’opportunità di amare e servire.

Una crisi può aiutare un uomo single ad essere meno single, almeno per quanto riguarda la sua vocazione ultima. Fortunatamente, Dio nella Sua misericordia e la Chiesa nella sua saggezza offrono altre forme meno drammatiche per insegnare ai single a vivere per gli altri. Cosa state aspettando?

Tags:
miglioramentopandemia
Top 10
See More