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"Alleanza uomo-donna: limite, incontro e risorsa" un corso da non perdere

Ateneo Pontificio "Regina Apostolorum" | 12/01/21

L’aiuto che mi ostacola: fuoco amico o grazia?

di Melissa Maioni

Nella Genesial capitolo 2, vv. 18-20 compare questa frase: “Non è bene che l’uomo sia solo”.

Perché l’uomo, pur essendo stato definito in precedenza da Dio stesso “cosa molto buona”, e non solamente buona come le altre creature, sembra mancare di qualcosa?
Questa solitudine sembra renderlo suscettibile di un miglioramento; sembra essere un punto di partenza da cui si può sviluppare qualcosa. Essa non assume necessariamente un’accezione negativa, ma può essere letta in chiave positiva: proprio questo limite dell’affettività umana sarà il luogo in cui Dio potrà agire, sarà la premessa perché l’opera di Dio diventi completa. Dio, infatti, provvederà a creare un aiuto che corrisponda all’uomo.

Nella versione ebraica si utilizza l’espressione: “עזר כנגדו“(‘ēzer kenegdô). Tale espressione racchiude in sé un significato più profondo di quello che appare nella traduzione italiana: essa utilizza il termine עזר ‘ezer che significa ‘aiuto’ e כנגדו kenegdô che riconduce al concetto di un’alterità “che si pone di fronte a”, “che corrisponde a”, “che si contrappone”. Si sta quindi parlando di un aiuto che si contrappone a. Come può essere che un aiuto mi ostacoli? C’è contraddizione in questa espressione?

L’uomo ha la necessità di avere qualcuno che lo metta in discussione, che proprio in virtù della differenza, del combattimento con l’altro, lo faccia avanzare nel proprio percorso di vita. Questa simmetria contrapposta e paritaria legittimerà l’altro a mettermi in difficoltà, in virtù del bene che ci lega: so che qualcuno si occuperà di me contraddicendomi e che la tribolazione sarà un aiuto “contro di me”, per farmi procedere nella completezza della creazione della mia persona da parte di Dio.

Il racconto prosegue: davanti a questa solitudine inizialmente il Signore propone diverse creature all’uomo a cui dovrà dare il nome. In nessuna di esse l’uomo riconosce questa parità, questa dimensione combattiva capace di farlo crescere e di soddisfare il proprio essere. Esse sono tutte assoggettate a lui e pertanto non idonee a colmare questa solitudine; egli non riconosce nessun aiuto che gli sia simile.

Per questo motivo il Signore, nel creare la donna, fa scendere il sonno che ci riporta all’immagine della morte: per trovare l’aiuto che stiamo cercando, dobbiamo entrare in un luogo dove “non siamo”. Per fare quel salto, dobbiamo abbandonare la piena comprensione e riconoscere la nostra impotenza: solo allora Dio potrà agire, mentre noi stiamo “dormendo”. Solo accettando questo mistero, potremmo uscire dalla solitudine che attanaglia il cuore e trovare l’amore. Dio ci strapperà dalla solitudine; saremo capaci di dare la vita per un altro, non basando la nostra scelta su un gusto personale, su paure legate alle nostre ferite.

Sceglieremo l’altro perché pari, e pari perché dono: non è un nostro progetto, ma un regalo di Dio, un aiuto diverso da noi per storia, gusti, caratteristiche, ma nello stesso tempo perfettamente corrispondente a noi: qualcuno di estraneo ma nello stesso tempo molto “mio”, ossa delle mie ossa, carne della mia carne, a cui permetto di contraddirmi perché è il magnifico aiuto che mi ostacola, che nasce dalla mia impotenza, e che mi permette di accogliere i miei limiti.

Solo alla luce di questa lettura possiamo comprendere il rapporto tra uomo e donna nella sua verità, nella sua piena umanità, nella sua duplice dimensione di aiuto e di difficoltà.

Creare cultura in merito alla relazione tra uomo e donna è l’intento che ha portato l’Istituto di Studi Superiori sulla Donna del Pontificio Ateneo Regina Apostolorum ad attivare il corso: “Alleanza uomo-donna: limite incontro e risorsa”, che si svolgerà tutti i martedì pomeriggio, dal 16 febbraio al 25 maggio 2021.

I paradigmi che vengono propinati dalla cultura contemporanea vanno da una parte ad assolutizzare la figura maschile, che annichilisce la donna, vista come minaccia, riducendola a un essere umano inferiore, e dall’altra ad esasperare il femminile, portando avanti l’idea poco reale di una donna mascolinizzata.
Il maschile e il femminile stanno vivendo, in particolare nell’odierno Occidente, grosse difficoltà identitarie a causa della crisi della relazione che lega l’uomo alla donna, della reciprocità e della complementarità che li costituiscono. Solo nella relazione, io donna, mi scopro pienamente tale e tu uomo, ti scoprirai pienamente uomo. È proprio la cura della relazione che permetterà alla nostra intelligenza di sverlare e cogliere la vera natura del maschile e del femminile. Gli uomini e le donne si scoprono e si arricchiscono vicendevolmente in virtù di quella differenza che permette loro un’autentica relazione, una vera e propria alleanza.

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Pontificia Università Regina Apostolorum