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Cosa fare con un’immagine sacra benedetta che si è rotta?

BROKEN CROSS

Jean-Matthieu GAUTIER/CIRIC

16 avril 2016 : Croix brisée à l'extérieur d'une église vandalisée par Daech. Qaraqosh, Irak

Canção Nova - pubblicato il 11/01/21

Un'immagine rotta o danneggiata non raggiunge tutto il suo obiettivo

di Márcio Leandro Fernandes

Prima di sottolineare ciò che si può fare con un’immagine sacra che si è rotta, vale la pena di rimarcare l’importanza e il valore delle immagini nella Chiesa. Inizio ricordando che il cattolico non adora le immagini, ma le venera. San Giovanni Damasceno diceva che “un tempo Dio, non avendo né corpo, né figura, non poteva in alcun modo essere rappresentato da una immagine. Ma ora che si è fatto vedere nella carne e che ha vissuto con gli uomini, posso fare una immagine di ciò che ho visto di Dio. […] A viso scoperto, noi contempliamo la gloria del Signore” (Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 1159).

In questa prospettiva, il Catechismo della Chiesa insegna che “seguendo la dottrina divinamente ispirata dei nostri santi Padri e la Tradizione della Chiesa cattolica – riconosciamo, infatti, che lo Spirito Santo abita in essa – noi definiamo con ogni rigore e cura che, a somiglianza della raffigurazione della croce preziosa e vivificante, così le venerande e sante immagini, sia dipinte che in mosaico o in qualsiasi altro materiale adatto, debbono essere esposte nelle sante chiese di Dio, sulle sacre suppellettili, sui sacri paramenti, sulle pareti e sulle tavole, nelle case e nelle vie; siano esse l’immagine del Signore Dio e Salvatore nostro Gesù Cristo, o quella dell’immacolata Signora nostra, la santa Madre di Dio, dei santi angeli, di tutti i santi e giusti” (Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 1161). La Chiesa ha sempre valorizzato queste pratiche che guidano a Dio stesso.

Come liberarsi in modo rispettoso di immagini sacre benedette rotte?

Un primo elemento da osservare in relazione a un’immagine sacra che si è rotta è verificare la possibilità di aggiustarla se fosse opportuno. Dopo una valutazione dello stato dell’immagine, se non c’è possibilità o interesse a restaurarla, il prossimo passo è quello di disfarsi nel modo più coerente di quell’oggetto tenendo conto del suo significato.

Il suggerimento è che non c’è “necessità” di portare le immagini rotte in chiese o cimiteri, gettarle nei fiumi o in altri luoghi, ma possono essere tritate e sepolte in giardino o in un vaso di casa. Il senso è evitare la possibilità che immagini che sono state benedette vengano sminuite, venendo buttate nella spazzatura in modo indegno o lasciate in un posto indebito.

Bisogna quindi disfarsi delle immagini danneggiate di modo che il loro valore spirituale e il significato religioso che hanno non vengano intaccati, evitando qualsiasi segno di mancanza di rispetto.

Diceva San Giovanni Damasceno che “la bellezza e il colore delle immagini sono uno stimolo per la mia preghiera. È una festa per i miei occhi, così come lo spettacolo della campagna sprona il mio cuore a rendere gloria a Dio”.

La funzione sia delle immagini benedette che delle icone in buone condizioni è entrare “nell’armonia dei segni della celebrazione in modo che il mistero celebrato si imprima nella memoria del cuore e si esprima poi nella novità di vita dei fedeli” (Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 1162).

Un’immagine rotta o danneggiata non raggiunge quindi tutto il suo obiettivo, e per questo può essere eliminata senza problemi.

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