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Memoria: più che lezioni, i ricordi danno radici

MAN

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padre Carlos Padilla - pubblicato il 07/01/21

Non ho paura del futuro perché il passato custodito mi sostiene, mi tiene in piedi, mi rallegra. Qualunque cosa accada, credo di poter dire di aver vissuto, e perfino gli errori abbelliscono la mia povertà

Questa notte, come tutte le notti, ha qualcosa di magico che spaventa e al contempo commuove. La notte con le sue ombre inquieta. Raccoglie la luce di tutta una giornata, e custodisce ciò che è stato vissuto come qualcosa di sacro.

Nella notte Dio mi parla in sogno. E la stanchezza mi invita a riposare. Nella notte nasce un Bambino in una stalla, a Betlemme, e ben pochi capiscono cosa stia accadendo.

È solo una notte, la fine di un giorno, l’inizio di quello successivo, e la vita va avanti nello stesso modo.

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Non voglio dimenticare

Sono così abituato a voltare pagina, a dimenticare quello che vivo man mano che passa e lo custodisco nell’anima…

È come se il sonno smettesse di delineare i contorni di ciò che è stato amato, offerto, vissuto. Mi fa paura l’idea di vivere voltando pagine e lasciando che tutte si consumino in un fuoco strano pieno di oblio.

Vorrei essere un maestro per tirar fuori dal pozzo del ricordo ondate di saggezza, ma so che quello che vivo non è mai invano.

Mi importa di vivere amando per incidere dentro di me le esperienze più profonde, quelle che mi hanno dato la vita, per non dimenticarle mai.

Vale la pena di vivere, amare, sentire. Vale la pena di scrivere una storia santa, degna di essere ricordata.

È sempre meglio ricordare

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Tra l’oblio e il ricordo scelgo sempre di fare memoria. Anche quando tirando fuori le cose dall’anima trovo esperienze difficili che voglio quasi sempre dimenticare.

Ma non posso, proprio quelle non si dimenticano. Capricciosa la memoria che custodisce fedelmente le ferite, i rancori, le offese subite.

In questa notte santa, però, voglio ricordare la bontà, la vita, la gioia, gli abbracci, le parole importanti, i silenzi sacri.

Voglio portarli tutti al grado di coscienza. Non dimenticare nulla. Né la data, né l’ora, né il momento della giornata, né la luce che percepivo nel petto. Voglio trattenere tutto, è sacro.

I ricordi mi costruiscono

Non per imparare dal mio passato. Non è questa l’idea. So che ho una tendenza quasi innata a ripetere in modo ossessivo i miei comportamenti goffi. Parole pronunciate nel momento meno opportuno. Omissioni che mi facciano perdere il momento per qualcosa di importante.

Non voglio ricordare per imparare a vivere. Piuttosto, i ricordi mi costruiscono, mi guariscono dentro, mi sollevano. Sono come le radici sulle quali si basa la mia vita. Quei pilastri che mi identificano. Un balsamo nel dolore.

TREE
Brandon Bourdages|Shutterstock

E in questa notte davanti al Bambino vengo con l’anima piena di ricordi. Di storie vissute, e di altre che ora vivo con la forza di un bambino, con la passione di un uomo.

Non ho paura del futuro perché il passato custodito mi sostiene, mi tiene in piedi, mi rallegra. Qualunque cosa accada, credo di poter dire di aver vissuto. Che la mia vita è valsa la pena, e che perfino gli errori abbelliscono la mia povertà.

Non mi tengo dentro niente di nascosto nell’anima. Metto tutto davanti al Bambino, che mi guarda commosso.

Sono le mie mani vuote quelle che Lo colpiscono di più, perché bisogna avere pace nell’anima per non portare nulla davanti al Bambino. Solo la mia vita, solo me stesso e la mia povertà.

È questo che vuole? Non lo so più con certezza, ma lo intuisco. Credo di sì, che abbia solo bisogno di quella memoria dell’anima che custodisce ciò che è stato vissuto come un dono sacro.

Accettare quello che sono

Temo solo di smettere di vivere con passione la vita che ho. Il presente con gioia. Guardare con pace la vita passata. So di essere il frutto delle mie decisioni, e che ogni giorno è una seconda opportunità che Dio mi dà per ricomporre la mia vita.

Voglio accettarmi come sono, nella mia piccolezza. È la costa più preziosa che posso donare al Bambino in questa notte di oblio e ricordi.

In questa notte in cui tutto inizia, proprio quando muore il giorno. Tutto sorge con una luce nuova, proprio quando si spengono tutte le luci della vita.

E in mezzo all’oblio sboccia la memoria. Perché riconciliarsi con la propria storia è la cosa più grande che possa accadere a una persona.

E Gesù, quel bambino avvolto in fasce, mi fa vedere che la mia vita vale la pena…

Non voglio serbare rancori in questa notte santa. Non voglio dimenticare le cose importanti che ho vissuto. Scriverò tutto per leggere al Bambino la mia lettera più profonda. Le mie parole più giuste. I miei silenzi più belli.

Gesù ascolterà con l’anima aperta. Disposto a lasciarmi passare nella Sua vita in questa notte. Le mie mani vuote. Non temo nulla.

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