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Róża Czacka, patrona dei non vedenti e dei “ciechi nell’anima” 

Bienheureuse Roza Czacka

courtesy of Zgromadzenie Siostr Franciszkanek Sluzebnic Krzyza

Marzena Wilkanowicz-Devoud - pubblicato il 04/01/21

Presto beata, suor Elisabeth ha fatto di tutto per aiutare le persone ipovedenti del suo Paese. Nata in Polonia da una famiglia dell’aristocrazia, Róża Czacka ha perfino adattato l’alfabeto Braille alla fonetica polacca – adattamento successivamente adottato in tutte le scuole polacche. 

Fondatrice della Congregazione delle Suore Francescane Serve della Croce, Róża Czacka (1876-1961), che verrà beatificata prossimamente, ha perso la vista da giovanissima, ma ha fatto di tutto per aiutare i ciechi in Polonia. Avendo appreso all’età di 22 anni che prestissimo avrebbe perso completamente la vista, la futura religiosa ebbe come un’illuminazione e comprese che avrebbe potuto fare della sua vita un servizio per i non-vedenti, accogliendo la sua cecità come una grazia di Dio.


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Nata in una famiglia aristocratica il 22 ottobre 1876 a Biała Cerkiew (oggi in Ucraina), trascorse la giovinezza a Varsavia. Parlava correntemente quattro lingue straniere, studiò molte materie che le ragazze della sua epoca non studiavano. Fu per una grave caduta da cavallo che la sua vista risultò compromessa: i medici le annunciarono che probabilmente sarebbe diventata cieca. Rinunciando a moltiplicare i disperati tentativi di salvarsi la vista, la futura religiosa decise di consacrarsi alla causa dei ciechi, la cui situazione era estremamente difficile in Polonia.

Per circa dieci anni, imparò lo stile di vita dei ciechi per conseguire un’autonomia ottimale, e verso il 1908 cominciò a lavorare per le persone cieche. La giovane desiderava in particolare adattare alla realtà polacca l’idea messa in opera in Francia da Maurice de la Sizeranne (1857-1924), fondatore dell’Association Valentin-Haüy al servizio dei ciechi e degli ipovedenti. Róża insegnò il Braille, aiutò materialmente i ciechi più poveri istituendo una casa d’accoglienza per ragazze cieche, poi un’altra casa per anziani non vedenti. In ultimo, fondò la Società per la protezione dei ciechi di Varsavia, nonché un orfanotrofio per bambini ipovedenti, con una scuola primaria, degli atelier, una biblioteca in Braille…

Róża Czacka fece la scelta di una vita in povertà. Nel 1918 prese l’abito francescano e divenne suor Elżbieta (Elisabetta). Al servizio delle persone cieche, fondò la Congregazione delle Suore Francescane Serve della Croce. La comunità s’installò a Laski, nei pressi di Varsavia. Rapidamente, il luogo divenne un vero e proprio centro spirituale per tutto il Paese.

Nell’ambito dell’aiuto a persone ipovedenti, il lavoro della religiosa fu pionieristico: quando decise di adattare l’alfabeto Braille alla fonetica polacca, il ministero dell’Educazione approvò i risultati dei suoi lavori, e già nel 1934 l’alfabeto Braille sarebbe stato utilizzato in tutte le scuole specializzate. Nel 1976 il suo lavoro per le persone affette da cecità, nonché il suo apostolato per i “ciechi nell’anima”, sarebbe stato salutato con encomio dal cardinale arcivescovo di Cracovia, il futuro papa Giovanni Paolo II, nella sua lettera alla superiora generale della Congregazione in occasione del primo centenario dalla nascita della fondatrice:

La vostra Madre Fondatrice mi è molto vicina, spiritualmente. Sia per il suo lavoro di sostegno ai ciechi, impregnato della misericordia sacrificale di Cristo, sia per l’approccio profondamente cristiano alla sofferenza umana.

[traduzione dal francese a cura di Giovanni Marcotullio]

Tags:
evangelizzazionehandicapsanti e beati
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