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A cosa ti serve la fede? E se tutto quello che credi non fosse vero?

WOMAN, SKYDIVING

Dmitry Shlepkin | Shutterstock

Semplici scatti - pubblicato il 30/12/20

Ma come non può essere vero ciò che già ora mi permette di non perdere nulla di quel che mi è dato e mi libera dall'amarezza che riempirebbe ogni spazio vuoto?

“Cosa avrò perso se tutto questo non fosse vero?”
È una domanda che spesso sento fare. Provocatoria. Ma ragionevole. Se solo cambi punto di osservazione.
Se la vita dovesse finire quando chiudi gli occhi, cosa ti sarà valso essere credente? Per chi non lo è, questa è un’osservazione assolutamente legittima.


YOUNG,MAN,MASS

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Sono una ribelle​

Le provocazioni hanno un obiettivo chiaro: appunto provocare in noi una reazione, una riflessione e infine una risposta. Costringono a fermarsi, a guardarsi dentro, a mettersi in discussione e dare conto, prima di tutto a se stessi, della propria fede (ad esempio).
E rifletto.
Se credere fosse solo un elenco di regole da seguire e rispettare, se fosse l’impegno a diventare più buoni, a pregare, a migliorare. Se il tutto si risolvesse in queste quattro cosucce, mi sarei stancata di seguire Cristo da innumerevoli anni. Perché, alla fine dei conti, io sono una ribelle, continuo ad essere un’incostante, cado sempre negli stessi errori e non credo di essere migliorata, né diventata, per miracolo, più buona.

Ma allora cosa mi dà la certezza che nulla andrà perso delle scelte fatte, anche qualora tutto questo non fosse vero (come da domanda di sfida)?

Una potenziale grazia

Vi capita mai di trovarvi nella situazione di essere certi che, per come siete fatti, la risposta che potrete dare ad una provocazione potrà essere una ed una soltanto?
Qualcuno vi fa uno sgambetto, voi d’istinto che fate? Io gli darei un pizzone.
Qualcuno non lo farebbe magari per paura delle conseguenze, qualcun altro ci penserebbe un paio di secondi in più. Oppure c’è chi al posto del pizzone, lancerebbe parolacce.
Ma d’istinto, un po’ per tutti, la reazione sarebbe occhio per occhio. Dente per dente. Immagino.

Anche quando hai un seme che ti cresce nell’anima, non sei automaticamente più buono. Non ti passa la tentazione di prendere a male parole la gente. Però hai nel cuore una possibilità, una potenziale grazia: guardare la vita con lo sguardo di Cristo.

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Shutterstock_282875027- Iryna Kalamurza

E non lo fai perché sei bravo. Ma perché quel seme si sta facendo spazio, a volte senza che nemmeno te ne accorga. Senza impegni particolari. Solo facendo spazio.
E quando questo accade, quando fai spazio, non puoi fare a meno di guardare l’altro (il destinatario del tuo ceffone), e di guardarlo dritto negli occhi, ma con lo sguardo di Cristo. Quello stesso sguardo che Lui ha su di te.

E tu lo sai che sguardo è. Perché sei un macello. Un’insopportabile macello, eppure lo sguardo che ti senti appiccicato addosso è: misericordia. Solo misericordia.
E il seme che cresce dentro, anche mentre tu dormi, ti fa questo dono. Che non è frutto tuo. Lo sai. Perché tu a quello gli daresti semplicemente una pizza. Magari dopo due secondi, o dieci.

Fare spazio, lasciarsi riempire

E invece quel tuo sguardo cambia. Si trasforma.
E tutto si spegne. Esattamente così. L’impulso rabbioso muta in giustificazione. E tutto si acquieta.
E l’altro è Cristo.
E solo dopo fai i conti.
Perché nel mentre non ci pensi. È solo una pianta che cresce. Non è impegno. Né premeditazione, né strategia o tattica.
Ma ti lascia una pace infinita. Un dolce tepore.
E poi fai i conti.
Perché sai che avresti potuto accatastare l’ennesimo cadavere nel tuo armadio.
Sicuramente avresti soddisfatto il tuo istinto con una cattiveria esplicitata.
Ma quel senso di felicità, quella pace divina. Ora. Sarebbe un’ illusione.
L’amarezza avrebbe occupato tutto lo spazio lasciato vuoto.
E sarebbe tristezza. Nascosta sotto cumuli di scuse. Di spiegazioni. Celata. Ma presente. E inizia a diventare tutto grigio, pesante, insopportabile.




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E fai i conti. Solo dopo fai i conti.

E comprendi che invece ne è valsa proprio la pena. Che fare spazio e lasciarti riempire, è stata una grazia. Che anche se niente di tutto questo fosse vero, quella scelta fatta (non perché sei brava o perché ti sei impegnata, ma perché hai accolto un dono), ti ha portato ad essere felice già qui, già oggi.
E arriva la certezza che nulla andrà perso, anche qualora tutto questo non fosse vero.
Perché già oggi, è stata gioia, è stata Vita Eterna.

QUI IL LINK ALL’ARTICOLO ORIGINALE PUBBLICATO DA SEMPLICI SCATTI

Tags:
fedevita quotidiana
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