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I vescovi del Canada contrari all’espansione del suicidio assistito

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Shutterstock-HQuality

John Burger - pubblicato il 25/12/20

Permettere il suicidio non è mai la risposta alla sofferenza umana, dicono i leader cattolici

Il Canada è sul punto di estendere la sua legge sul suicidio assistito, e i vescovi cattolici del Paese esortano i legislatori a resistere ad avere fretta di farlo.

La situazione canadese

Il suicidio medicalmente assistito è legale in Canada dal 2016, e ci si riferisce ad esso come all’Assistenza Medica nella Morte (Medical Assistance in Dying, MaiD).

La legge permette una soluzione simile quando la morte è “ragionevolmente prevedibile”, e nel 2019 la corte della provincia del Québec ha affermato che era incostituzionale limitare il MAiD a chi affronta una morte imminente. La corte ha imposto un termine al 18 dicembre perché la legislatura risolvesse la questione.

Come spiega Voice of America, la legge prevede un periodo di attesa di 10 giorni prima che l’eutanasia possa essere amministrata a qualcuno che è già vicino alla morte. Il disegno di legge C-7 ora allo studio del Parlamento “eliminerebbe quella disposizione, ma aggiungerebbe un periodo di attesa di 90 giorni prima che i medici possano assistere nel suicidio qualcuno che non è già prossimo alla morte”.

La posizione dei vescovi cattolici

“I vescovi cattolici del Canada ribadiscono la loro decisa opposizione a tutte le forme di eutanasia e di suicidio assistito”, afferma una dichiarazione della Conferenza dei Vescovi Cattolici del Canada. “Siamo particolarmente preoccupati dal cammino rapido e inarrestabile con cui il Governo sta cercando di far passare il disegno di legge C-7. Nonostante i tanti avvertimenti da parte delle organizzazioni di disabili e di medici circa le conseguenze devastanti che avrebbe il disegno di legge C-7, il processo legislativo tronco e manchevole ha superato il dibattito democratico legittimo, affrettandosi a soddisfare una deadline di una corte provinciale piuttosto che prendersi il tempo per deliberare pienamente sulle implicazioni del disegno di legge C-7”.

I vescovi citano un’inchiesta recente condotta dall’Angus Reid Group e da Cardus, che ha verificato come la maggior parte dei Canadesi tema che “il sistema sanitario inizi a ignorare le cure a lungo termine e le malattie croniche negli anziani quando il MAiD diventerà più disponibile”.

“Attraverso le testimonianze fornite sia allo Comitato sulla Giustizia e i Diritti Umani della Camera dei Comuni che al Comitato del Senato sugli Affari Legali e Costituzionali, è emerso chiaramente che in Canada non c’è consenso sull’estensione proposta dell’eutanasia e del suicidio assistito nel Paese, nonostante la dichiarazione contraria del Governo per giustificare l’approvazione del disegno di legge C-7”, sostengono i vescovi.

“Ugualmente preoccupante è il rinvio della revisione parlamentare circa l’impatto dell’eutanasia e del suicidio assistito in Canada e lo stato delle cure palliative, pur se richiesta da una legislazione precedente. Malgrado ciò, il Governo resta intenzionato a procedere il più rapidamente possibile per estendere l’accesso all’eutanasia e al suicidio assistito, basato sulla sua consultazione online parziale e fuorviante condotta nel gennaio 2020, che non ha soddisfatto gli standard di un’indagine scientifica”.

Il suicidio non è la risposta alla sofferenza

Permettere il suicidio o l’omicidio di un altro essere umano “non è mai la risposta o una soluzione appropriata alla sofferenza umana”, affermano i vescovi nella loro dichiarazione. “Il suicidio assistito e l’eutanasia non è mai semplicemente un atto o un’espressione della libertà di un individuo. Ha un impatto distruttivo sul bene comune di una comunità. I pericoli e i segnali di avvertimento sono evidenti: perché i Canadesi arrivino a un momento del genere nella loro storia, bisogna allontanarsi dalla legge comune e dal giuramento di Ippocrate ed emendare il Codice Penale. Ciò rappresenta una cambiamento radicale del modo in cui i Canadesi intendono cosa significhi essere umani, alleviare la sofferenza e permettere che i princìpi morali della ragione siano parte della base di una società giusta”.

La dichiarazione prosegue sostenendo che “molti altri Canadesi” hanno sottolineato la “grave mancanza di cure palliative a disposizione nel Paese – una situazione che va affrontata immediatamente”. Oltre a questo, sostengono i presuli, c’è una “crescente consapevolezza della necessità di dare un’attenzione immediata a disposizioni che implichino la salute mentale, l’assistenza domestica e i servizi sociali, di modo che le condizioni di vita delle persone affette da disabilità o malattie croniche/terminali possano essere migliorate”.

Tags:
canadaeutanasiasuicidio assistitovescovi
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