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Mortificazione: una pratica medievale ormai superata?

SAINT FRANCIS

Public Domain

José Miguel Carrera - pubblicato il 23/12/20

Senso autentico

Oggi queste pratiche vengono rifiutate, perché sono frutto di una mentalità religiosa che non è più accettata, per via del suo grande pessimismo antropologico, ma ciò non significa che la mortificazione, nel suo senso autentico, sia qualcosa di superato e superfluo per lo sviluppo della vita cristiana.

Il Battesimo, sacramento mediante il quale i cristiani sono rigenerati come figli di Dio, è la vera fonte della mortificazione cristiana. Mortificare non significa dare morte al corpo, ma dare morte al peccato. Vuol dire avere una vita disciplinata per non sprecare la grazia di Dio.

Il termine “mortificazione” ha la sua origine nel testo biblico della Lettera ai Colossesi, capitolo 3, versetto 5. All’inizio di questo passo, l’autore coniuga il “mortificare”, che significa letteralmente “dare morte”, “far morire”.

Questo verbo è inserito nel contesto integrale del passo biblico, che riprende il tema della morte dell’“uomo vecchio”, elaborato da San Paolo al capitolo 6 (versetti 1-11) della Lettera ai Romani.

In questo modo, il verbo “mortificare” assume il significato di morte a un’esistenza peccaminosa. Per questo, il termine mortificazione significa morte al peccato, all’“uomo vecchio”.

San Paolo, nel passo della Lettera ai Romani di cui abbiamo parlato, afferma che mediante il Battesimo il cristiano è unito alla morte di Gesù Cristo e partecipa in questo modo alla vita dell’“uomo nuovo”.

Cristo

Essere uniti alla morte di Cristo ha l’obiettivo di seguirlo nella vita nuova inaugurata dalla resurrezione. Questa comunione con la morte di Cristo, però, comporta un determinato
comportamento etico, che si riassume nella lotta contro il peccato e nell’apertura alla volontà di Dio.

Nel Battesimo, il cristiano è già morto al peccato e rinato per Dio, in Cristo Gesù. E visto che è già morto, deve continuare a morire ogni giorno al peccato, in ogni situazione della sua vita quotidiana.

Come può qualcuno che è già morto continuare a morire? La resurrezione è ancora futura per il cristiano. Nella situazione attuale, egli compie i primi passi nel cammino verso la vita nuova, verso la pienezza propria della resurrezione.

Senza la morte dell’“uomo vecchio” non si può condurre una nuova esistenza, propria dell’“uomo nuovo”, perché la morte al peccato è l’unica strada per l’obiettivo che interessa davvero: la vita nuova della resurrezione.

Attualità

Per i cristiani, la mortificazione continua è non solo attuale, ma necessaria. Essere cristiani è rivestirsi dell’“uomo nuovo”, e perché questo viva l’“uomo vecchio” deve morire in noi.

La morte dell’“uomo vecchio” è già realizzata e celebrata dal Battesimo, ma ha bisogno di essere effettivata a livello storico. Anche se nel Battesimo ci viene concesso il seme della vita nuova, questa dev’essere attualizzata e concretizzata negli atteggiamenti e nelle azioni della quotidianità.

La mortificazione continua a esistere e a godere di ampio spazio nella vita delle persone. Evidentemente non il termine, ma la vita disciplinata, che si costituisce nel nucleo della pratica della mortificazione. Una vita regolata da diete, esercizi fisici e perfino digiuni è una questione rilevante per la cultura contemporanea.

Persone di tutte le età fanno esercizio, camminano o corrono ogni giorno, e quando possono si sottopongono a privazioni alimentari di certe diete e a processi di purificazione in “spa” per recuperare o mantenere la salute.

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Tags:
mortificazionepenitenza
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