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Il mio bilancio? Che il desiderio di Dio non si spenga nella fatica quotidiana

WOMAN, THOUGHTS

Amadeo Valar | Unsplash

Mogli e mamme per vocazione - pubblicato il 21/12/20

Qualche spunto per un bilancio di fine anno che ci allontani dalla trappola della domanda: «Quanti sono i progetti che non ho portato a termine?»

Possiamo essere in Paradiso con Dio già adesso, se amiamo come Egli ci ama – Santa Madre Teresa di Calcutta

Ricordo che quando ero bambina c’era un modo di dire che usavano le maestre, e le mamme anche, nei confronti di quei bambini che erano soliti riempirsi il piatto di cibo per poi avanzarlo: “hai gli occhi più grandi della bocca”!

La mente più grande delle braccia

Decisamente non è mai stato il mio problema. Da piccola perché preferivo neanche riempirlo il piatto (ero una di quelle bambine che, semplicemente, non mangiano!), ora perché tendo, piuttosto, a finire anche gli avanzi dei piatti altrui!

Ma non è per parlare delle mie abitudini alimentari che ho citato questo modo di dire. In realtà oggi ripensavo a questo detto perché ne ho inaugurato uno che, invece, è perfetto per me: “avere la mente più grande delle braccia“.

Quando sopraggiunge la fine dell’anno, o i giorni immediatamente precedenti, significa che ora di fare bilanci! E mai come in questo periodo dell’anno mi rendo conto di quanti sono i progetti che non ho portato a termine.

La mia mente è sempre pronta a partorire idee, progetti da fare con i bambini, attività per il gruppo, modi più efficaci per gestire le pulizie di casa, nuove abitudini di preghiera.

Tutti questi progetti, però, non tengono conto della limitatezza delle mie “braccia”: le mie forze, le mie energie, che si consumano molto più in fretta di quanto tendo a pensare. La mia “progettualità compulsiva” fatica anche a rendersi conto che il mio tempo è limitato, e che la gestione quotidiana di una famiglia numerosa richiede molto tempo e molte energie.

La carità è magnanima

E così mi trovo a prendere impegni, il più delle volte solo con me stessa, e a programmare attività che non verranno mai svolte e che andranno ad allungare la lista dei miei “sogni”. E vivo con fatica e fastidio tutte quelle incombenze che mi “distolgono” dai miei grandi progetti. Penso “se solo avessi più tempo…”, “se non dovessi lavorare…”, “se non avessi tutte queste lavatrici da fare…”.

HOUSEWIFE IRON
Di Stock-Asso - Shutterstock

E perdo la pazienza con i miei bambini, trascuro mio marito, finisco per vivere male l’unica cosa che dovrei fare bene.

Mai come in questo periodo, mi sento di dover chiedere il dono di una carità che sia magnanima.

Proprio così. Vorrei imparare che, per amare e per incarnare la mia vocazione nel mondo, ho bisogno della “virtù del grande e del piccolo“, come la chiama Papa Francesco.

Che cosa vuol dire essere magnanimi? Vuol dire avere il cuore grande, avere grandezza d’animo, vuol dire avere grandi ideali, il desiderio di compiere grandi cose per rispondere a ciò che Dio ci chiede, e proprio per questo compiere bene le cose di ogni giorno, tutte le azioni quotidiane, gli impegni, gli incontri con le persone; fare le cose piccole di ogni giorno con un cuore grande aperto a Dio e agli altri. – Papa Francesco

Questa è una sfida grande, per me e per tante di noi! Eppure noi mogli sappiamo quanto amore può contenere un piccolo gesto!

E allora forse dobbiamo proprio chiedere che venga allontanata da noi la tentazione di sentirci chiamate a grandi cose, se queste ci allontanano dalla nostra realtà quotidiana.

Il peso della quotidianità

Dobbiamo chiedere di saper aspirare a grandi ideali, certe che il Signore, conquistando il nostro cuore, ci può trasformare la vita e donare grandi responsabilità.




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Chiediamo che questo desiderio di grandezza che ci abita dentro, che è il desiderio di infinito, il desiderio di Dio, non venga cancellato dal peso della quotidianità.

Che il Signore ci doni di scoprire che ogni piccola occupazione della nostra giornata può dissetare il nostro desiderio di infinito, nella misura in cui è riempita di Lui. Ogni cambio pannolino, ogni cena preparata all’ultimo minuto, ogni sguardo che si incrocia nonostante la fretta.

Possiamo sentire ogni sera, stendendoci stanche a letto, che abbiamo risposto alla nostra vocazione, che abbiamo amato Dio amando la nostra famiglia.

In fondo, non è questa la “piccola via” di Santa Teresa? Arrivare alla santità, santificando ogni piccola cosa della quotidianità. Compiendo piccoli sacrifici. Facendo tutto per amore.

E in questo tempo di Natale non posso non pensare che questo è il modo di amare di Dio: Lui, creatore dell’universo, si fa piccolo e indifeso come un neonato.

JOSE JORDAN / AFP

Lui, infinitamente grande, si nasconde in un pezzo di pane.

Lui, il cui amore ha salvato il mondo, pone la sua immagine in noi, nel nostro matrimonio, nell’unione imperfetta di due piccole imperfette persone.

In questo Natale il Signore ci doni di vederlo nelle piccole cose, abbandonando la tentazione che solo ciò che appare “grande” (o perfettamente programmato!) sia degno di Lui e della nostra vocazione.

QUI IL LINK ALL’ARTICOLO ORIGINALE PUBBLICATO DA MOGLI E MAMME PER VOCAZIONE

Tags:
fedemammevita quotidiana
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