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Wuhan, la città famosa per il coronavirus, teatro in passato di un martirio

PERBOYRE

MOSSOT-CC-BY-SA-4.0 (modified)

Dolors Massot - pubblicato il 17/12/20

La storia del missionario Jean-Gabriel Perboyre, che ha piantato il seme del cristianesimo in Cina e l'ha irrigato con la sua testimonianza di fede

Prima dello scoppio del coronavirus, la città cinese di Wuhan era nota come un centro economicamente importante, che spiccava per la ricerca accademica, le finanze, il commercio e lo sviluppo tecnologico. Situata nella zona centrale della Cina, ha 11 milioni di abitanti.

Oggi, però, è nota soprattutto come epicentro mondiale della pandemia di Covid-19, che ha già ucciso più di un milione e mezzo di persone in tutto il pianeta.

Per i cristiani, Wuhan è più di un semplice “focolaio di morte”, essendo uno dei luoghi del mondo in cui il cristianesimo ha lasciato una grande eredità attraverso i santi. Un esempio è padre Jean-Gabriel Perboyre, un missionario francese martirizzato a Wuhan l’11 settembre 1840 a 38 anni.

Prima di Wuhan

Perboyre era nato a Puech (Francia) il 6 gennaio 1802. Entrato nella congregazione di San Vincenzo de’ Paoli, dimostrò subito la sua vocazione come missionario.

Dovette però aspettare alcuni anni perché la sua salute e la decisione dei superiori gli permettessero di recarsi in missione in Cina nel 1835.

Perboyre lavorò prima a Macao, dando sostegno ai cristiani perseguitati. Per questo dovette rimanere in clandestinità, perché nessuno poteva sapere che era un sacerdote.

Poi cambiò città e lavorò con i bambini abbandonati. Il lavoro sociale permetteva anche l’evangelizzazione di grandi e piccoli.

Persecuzione dei cristiani

Due anni dopo, il missionario si recò nella provincia di Hupeh, dove era diffusa la persecuzione religiosa, al punto che il governatore distrusse la sua missione. Perboyre riuscì a fuggire e a nascondersi sulle montagne, ma la persona che gli aveva dato ospitalità finì per denunciarlo in cambio di denaro.

Il sacerdote venne immediatamente arrestato, e lì iniziò il suo martirio. Si presentò davanti ai tribunali locali, venne torturato e con un ferro rovente gli incisero degli ideogrammi cinesi sul volto.

Tutto per la fede

Dopo aver subìto varie torture, i rappresentanti del Governo volevano che calpestasse un crocifisso, ma padre Perboyre rifiutò di farlo. Per questo, venne mandato nuovamente in carcere. Un anno dopo fu portato nella capitale della provincia, Wuhan appunto, dove venne strangolato.

Come cattolici amiamo Roma, perché molti martiri vi hanno versato il proprio sangue. Allo stesso modo, Dio ci chiama a non considerare Wuhan una terra maledetta in cui è nato il coronavirus, ma ad amarla perché ha visto l’importante testimonianza del martire Jean-Gabriel Perboyre.

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