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Gesù annuncia una gioia che è più grande di ogni ferita

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Tatyana Soares | Shutterstock

don Luigi Maria Epicoco - pubblicato il 11/12/20

Eppure a volte siamo talmente tanto affezionati al nostro dolore e a ciò che ci fa male che preferiamo essere critici anche con chi ci offre la possibilità di venirne fuori.

In quel tempo, Gesù disse alle folle:

«A chi posso paragonare questa generazione? È simile a bambini che stanno seduti in piazza e, rivolti ai compagni, gridano: Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato, abbiamo cantato un lamento e non vi siete battuti il petto!.

È venuto Giovanni, che non mangia e non beve, e dicono: È indemoniato. È venuto il Figlio dell’uomo, che mangia e beve, e dicono: Ecco, è un mangione e un beone, un amico di pubblicani e di peccatori. Ma la sapienza è stata riconosciuta giusta per le opere che essa compie». (Mt 11,16-19)

Il Vangelo di oggi inizia con l’allusione che Gesù fa a un gioco che i bambini erano soliti fare nelle piazze per passare il tempo:

Ma a chi paragonerò io questa generazione? Essa è simile a quei fanciulli seduti sulle piazze che si rivolgono agli altri compagni e dicono: Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato, abbiamo cantato un lamento e non avete pianto.

Il gioco era molto semplice e mimava le due grandi situazioni della vita: le nozze e i funerali.

Se mentre si inscenavano le nozze i compagni piangevano, rovinavano il gioco, così che quando si inscenava un funerale rispondevano ridendo.

Alla fine finivano per litigare incolpandosi l’un l’altro.

Il paragone è di grande efficacia perché Gesù sta alludendo a se stesso e Giovanni Battista:

È venuto Giovanni, che non mangia e non beve, e hanno detto: Ha un demonio. È venuto il Figlio dell’uomo, che mangia e beve, e dicono: Ecco un mangione e un beone, amico dei pubblicani e dei peccatori.

L’approccio che ha Giovanni è quello di mettere in discussione la finta gioia del mondo, aiutando la gente ad accorgersi che certi stili di vita nascondono sempre una morte al loro fondo.

Questo lo sappiamo bene tutti, che nel bel mezzo di vite che apparentemente non mancano di nulla, crescono sentimenti di angoscia e di insoddisfazione che non di rado si trasformano anche in desiderio di morte.

È l’apparenza del mondo che riempie il ventre e lascia il cuore vuoto.

Giovanni denuncia ad alta voce tutto questo, e molti suoi contemporanei per non prenderlo sul serio lo tacciano di essere un demonio, un guastafeste.

Gesù ha un approccio apparentemente contrario, e annuncia una gioia di fondo della vita che è più grande di ogni tristezza, di ogni angoscia, di ogni ferita, eppure certe volte siamo talmente tanto affezionati al nostro dolore e a ciò che ci fa male che preferiamo essere critici anche con chi ci offre la possibilità di venirne fuori, magari tacciandolo di non aver capito quanto seria è la vita.

In entrambi i casi la conseguenza è il rifiuto.

Matteo 11,16-19
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