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Stile di vita
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Né santi né peccatori senza rimedio: una scala di grigi

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Daniel Tadevosyan - Shutterstock

padre Carlos Padilla - pubblicato il 03/12/20

Riconoscere il chiaroscuro della vita spirituale riempie la vita di pace

Non cerco eroi senza macchia. Non pretendo di fare tutto bene. La vita spirituale è piena di chiaroscuri, di una scala di grigi propria dell’essere umano che avanza nel mondo.

I protagonisti delle nuove serie di oggi non sono essenzialmente positivi. Non si presentano davanti a me come l’incarnazione di una perfezione irraggiungibile.

Allo stesso modo i loro opposti, quelli che in un’altra epoca avrebbero potuto essere l’incarnazione viva del male, non sono cattivi nella loro essenza.

Entrambi hanno il bene e il male confusi dentro di sé. Un po’ di bontà e molta debolezza.

Umano non è perfetto

Non ci sono protagonisti simili ai supereroi dei vecchi film o di altri moderni, che compiono sempre la scelta giusta e riescono ogni volta a risolvere problemi apparentemente irrisolvibili.

SUPERHERO
Di Kues|Shutterstock

Molte serie presentano protagonisti come me, in carne e ossa. Spesso si alzano con la paura, sognano l’impossibile e vorrebbero raggiungerlo, ma inciampano.

Dopo ogni caduta pensano di essere il peggio, indegni, goffi. Ma provano di nuovo. Non vedo in loro una perfezione irraggiungibile.

Sono personaggi più reali che fittizi. Questo mi piace. È la vita stessa ritratta davanti ai miei occhi. Non commettono grandi crimini, solo i più comuni, i meno vistosi.

Non reagiscono come mi piacerebbe che facessero, in quel mio tentativo di vedere al di fuori di me quello che non riesco a vivere. Sono eroi della porta accanto. Fragili e molto reali. In un film la protagonista diceva:

“Ci comportiamo male quando non siamo responsabili. Sono stata la versione peggiore di me stessa. Non credevo che mi stessero guardando. Pensavo di essere sola”.

È come la vita, come me. Quando non mi vedono sono me stesso senza paure. Quando mi vedono cerco di dare un’immagine rispettabile, degna e santa. E questo non mi fa bene.

Non dovrei esporre i miei peccati in pubblico, questo no, ma voglio mostrarmi davanti agli altri nella mia verità.

I pericoli dell’idealizzazione

Guardo questi protagonisti così fragili e vedo in me gli stessi disordini che hanno loro. E mi identifico con le loro lotte infruttuose e i loro insuccessi.

Mi piace idealizzare le persone. Cerco eroi al di fuori di me che siano quello che io non riesco ad essere. Per questo lodo le persone attribuendo loro pensieri, azioni e desideri che in realtà non hanno. Ma vorrei che li avessero.

Proietto nei miei eroi un ideale che mi sembra irraggiungibile. Credo che agiscano sempre bene. E come li lodo, poi li abbatto quando vedo che quei protagonisti della mia vita non sono all’altezza, quando non sono belli o perfetti come credevo. E mi fa male l’anima. Mi sento ingannato, quando loro non hanno mai preteso di far niente del genere.

Ma io li ho lodati e ora voglio affondarli, voglio che tutti conoscano le loro menzogne. Devo cambiare dentro, smettere di cercare quello che non esiste.

Tutte le persone che conosco portano dentro di sé la mia stessa lotta. La lotta tra il bene e il male, tra quello sognano e quello che ottengono.

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Mi creo una certa immagine della realtà, delle persone. E vedo quello che non esiste ma che credo che esista. E poi, quando mi confronto con la verità, mi fa male nel profondo. Ma la colpa è mia.

Voglio guardare me e la realtà com’è. È difficile, ma posso farlo.

Sano realismo

Nel mio Avvento ci sono protagonisti come nel primo Avvento. Lì cerano Maria e Giuseppe, i pastori, i re magi, i Romani, gli abitanti di Betlemme.

Ho teso fin da bambino a vedere protagonisti totalmente buoni – Maria, Giuseppe, i magi, i pastori, gli angeli – e altri totalmente cattivi: i Romani che cercano il bambino, gli abitanti di Betlemme che hanno chiuso la porta a Gesù.

Penso allora che ci siano persone buone e altre cattive, ma non è stato davvero così, non c’è nulla di così assoluto.

Chi ha chiuso la porta non era così malvagio. Sicuramente non c’era posto per via del censimento. E ha agito come agisco io, si è chiuso, non è stato misericordioso.

Come sarei forse io se mi accadesse la stessa cosa, o come agisco quando mi accade qualcosa del genere. Ho il mio tempo, il mio spazio, il mio ritmo. Non voglio essere infastidito e chiudo la porta.

O i pastori, non saranno stati tutti così puri. Rudi uomini di campagna che forse cercavano qualcosa di diverso da quello che hanno trovato. Non dovevano essere buoni come li ritraggo.

Né i Romani saranno stati tutti così cattivi. È facile fare di tutta l’erba un fascio. Li denigro totalmente o li lodo senza riserve.

Grigi e chiaroscuri

La vita, però, non è così, ci sono tanti toni di grigio, e in essi si muove il mio cammino. Scelgo il bene che voglio compiere, ma le intenzioni che mi muovono non sono così pure.

Faccio il male senza volerlo, senza desiderarlo, e la mia intenzione non era poi così negativa. Faccio il male con intenzione, ma non è così volontario.

Perché sono ferito e ho intenzioni che mi muovono dal mio dolore. Incasello le persone, e lo faccio anche con me stesso.

O sono santo o sono un peccatore senza rimedio. Non è così chiaro. Ci sono chiaroscuri nella mia vita. Ci sono luci e ombre. Fa freddo e caldo. Ci sono giorno e notte.

Non tutto quello che faccio va bene. Non tutto il bene che faccio è puro. Sapere questo mi dà pace, non me la toglie. Mi fa pensare che il protagonista della mia vita non sia perfetto. Come non lo stati i pastori, né i re o i Romani. In tutti c’era quella lotta nascosta tra il bene e il male.

Così intendo questo Avvento, partendo dalla mia povertà e dalla mia ricchezza. Non sono il peggiore né il migliore. È una strana miscellanea che mi rende più consapevole della mia verità.

Sono di Cristo. In Lui voglio riposare.

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