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Giornata della disabilità: che non sia solo vuota celebrazione

Di MillaF|Shutterstock

Paola Belletti - pubblicato il 03/12/20

Le persone con disabilità, innanzitutto, devono poter nascere. Rispettato quel diritto, si dia allora spazio a creatività e ingegno per poter includere in ogni aspetto della vita sociale le persone con handicap, fisici o psichici.

Facciamo (vera) economia

Non ci si impressioni se, proprio da un media cattolico, si predica in termini economici circa il tema della disabilità.

La Bibbia e il Vangelo sono pieni di economia, di parabole mercantili, di consigli di investimento, di strategie, di calcoli, progetti e preventivi. Di tesori da saccheggiare, di monete da far rendere o almeno da ritrovare. La stessa sequela di Cristo è presentata come un eccellente affare: chi lascia tutto per andare dietro a Lui riceverà da subito il centuplo in case, fratelli, sorelle, madre, figli e poderi, insieme a persecuzioni e nel futura la vita eterna (Mc, 10, 16-30). Chi se ne va via triste è un giovane che aveva molti beni e che non ha creduto ne avrebbe avuti ancora di più, ma secondo un altro ordine di possesso.

Cristo è il Signore dell’abbondanza, dell’eccesso, della larghezza!

Escludere i fragili è immorale ma anche miope!

Quello che personalmente ho iniziato a comprendere, proprio come mamma di un bambino con gravissima disabilità, è che non è solo immorale lasciarci da parte ma è anche parecchio sciocco. Non conviene a nessuno, nemmeno a chi pensa che “i soldi tolti ai disabili li usiamo per qualcosa di meglio”. Converrebbe invece a tutti mettere i più fragili non solo dentro il cerchio delle relazioni umane e sociali più significative, delle decisioni politiche ed economiche, ma addirittura al loro centro. Pure un po’ in alto, volendo.

Il valore della sofferenza non viene mai meno

La potenza benefica della sofferenza continua a diffondere i suoi effetti, ne sono sicura. Il nostro modello è Cristo che, innocente come nessuno potrà mai essere, ha sofferto ed è morto per risorgere. Proprio grazie a quel patire, in obbedienza a Dio, ha sanato un debito per noi insostenibile e ha distrutto per sempre disperazione e morte. Per cui, anche se la società continua a gettare potenziali testate d’angolo in mezzo agli scarti edilizi, i muri dritti e robusti continueranno a sorgere su quelle, anche se ignorate, anche se nessuno o quasi sa che sono pietre fondanti.


MOTHER AND SON

Leggi anche:
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Scartati, per diventare pietre d’angolo

Per questo sappiamo che una quota di incomprensione da parte del mondo resterà fino alla fine. E va bene così. Ma non possiamo che guardare con simpatia a tutto ciò che promuove un’attenzione maggiore verso le persone con disabilità, quindi anche alla Giornata Internazionale istituita dall’Onu

La Giornata internazionale delle persone con disabilità è stata proclamata dall’Onu nel 1981 con lo scopo di promuovere i diritti e il benessere dei disabili. Dopo decenni di lavoro delle Nazioni Unite, la Convenzione sui diritti delle persone con disabilità, adottata nel 2006, ha ulteriormente promosso i diritti e il benessere delle persone con disabilità, ribadendo il principio di uguaglianza e la necessità di garantire loro la piena ed effettiva partecipazione alla sfera politica, sociale, economica e culturale della società. (ONU Italia)

Di sicuro, prima degli altri diritti umani, quello da tutelare a tutti i costi è quello alla vita: le persone disabili devono poter nascere e non essere cercate come frutti bacati sul nastro trasportatore del controllo qualità. Per questo motivo gli Stati e gli organismi sovranazionali dovrebbero prima di tutto e soprattutto combattere questa forma di esclusione radicale. Cosa c’è di più escludente che impedire a qualcuno di entrare nel mondo, di vivere la propria esistenza?

La lista dei diritti umani, dunque, va rivista e di sicuro i cosiddetti “diritti riproduttivi” devono essere smascherati e mostrati nella loro radicale ostilità alla vita nascente al rispetto della donna e della maternità

Inclusione, non carità pelosa

Ora, non vorrei infilarmi in un ginepraio di intuizioni difficili da dimostrare, suggestioni personali e paradossi. Ma sono molto felice di avere letto, tra i tweet in tendenza oggi, questo pensiero che faccio spesso in merito alla relazione tra persone con disabilità e società.

Le misure per una vera accessibilità a servizi e vita comune per le persone disabili, sono un potente fattore di sviluppo umano integrale per tutti. Non si tratta semplicemente di esercitare ogni tanto qualche forma di aiuto pietoso verso chi non sta al passo. Si tratta di ripensare con un’intelligenza più profonda le dinamiche di convivenza e persino di scambio commerciale.

Cultura dello scarto vs sviluppo umano integrale

La cultura dello scarto denunciata da Papa Francesco non è un abominio solo perché ci fa orrore vedere i più fragili trattati come cose senza valore dai loro stessi simili, ma perché è perdente, su tutti i fronti.

E’ proprio questo il focus del tweet di Papa Francesco:

Includere significa considerare la persona fin da principio e metterla al centro delle strutture sociali ed economiche, soprattutto se fragili.

Leggevamo, poco tempo fa, di un primo supermercato in Brianza, della catena Carrefour, pensato e adattato alle esigenze di ragazzi con autismo. Ecco, in un supermercato come quello, con indicazioni chiare, luci meno aggressive, suoni attutiti, ci andrei molto volentieri anche io e credo tanti di noi.

Ben venga allora l’invito a trattare le persone disabili come clienti ma ci si ricordi ancora più spesso di trattare tutti i clienti come persone.


Sister Helen Alford

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Tags:
disabilità
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