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Adam King: non posso fare l’astronauta, ma posso aiutarli da terra

ADAM KING

The Late Show | Youtube

Annalisa Teggi - pubblicato il 03/12/20

A 6 anni, sulla sedia a rotelle per una fragilità ossea, ha colpito la Nasa che lo aspetta al centro di controllo: "Il cuore di Adam e il suo spirito di avventura ci ispirano".

Sei anni e i piedi piantati per terra. Non è un complimento da fare a un bambino, che si merita di poter sognare di volare. Adam King qualche sera fa ha conquistato i cuori del pubblico inglese che lo ha seguito a The Late Late Toy Show. Sa di non poter fare l’astronauta a causa della sua disabilità, ma vuole lavorare alla Nasa. E la Nasa non ha fatto attendere la sua risposta entusiasta.


WOLF CUKIER, NASA

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Un sorriso contagioso

Adam ha un sorriso così contagioso che anche i pianeti più bui là fuori non possono resistergli. (da )

Lo ha presentato così John Doyle, portiere del Temple Street Children’s Hospital. Adam King ha frequentato questo ospedale di Dublino molto spesso a causa della disabilità che rende le sue ossa fragilissime. Può camminare, ma deve trascorrere la maggior parte del suo tempo sulla sedia a rotelle.

E’ stato ospite del Late Late Toy Show in qualità di piccolo collaudatore di giocattoli, il programma televisivo infatti ospita bambini che nel periodo natalizio offrono recensioni dei loro giochi preferiti. Con quel sorriso contagioso, Adam ha collezionato tanti giocattoli, regalatigli da medici e infermieri. La sua presenza in ospedale – racconta sempre Doyle – è un raggio di sole, nonostante il percorso difficile che affronta.

ADAM KING
The Late Show | Youtube

Irlandese, della contea di Cork, è un altro dettaglio non trascurabile del ritratto di Adam. Se è lecito usare degli stereotipi, come timbro di appartenenza a un popolo, vorrei ricordare quei versi di Chesterton in cui diceva che gli Irlandesi sono il popolo che Dio ha creato pazzo. E lo diceva nell’accezione migliore del termine:

Perché il grande popolo d’Irlanda è quello degli uomini che Dio ha creato pazzi, perché le loro guerre sono inni di gioia e tutte le loro canzoni sono tristi. (da La ballata del cavallo bianco)

Andare in guerra pieni di gioia è una pazzia. Affrontare le incognite più difficili della vita col sorriso è da folli. Ma Steve Jobs ci ha insegnato che questo scarto della ragione, che può fare balzi inattesi, è un dono. Adam ha quel sorriso audace dell’irlandese, e con tutta la fragilità che si porta addosso ha confessato che il suo sogno è lavorare alla Nasa.

Non posso fare l’astronauta

Voglio essere il comandante della stazione di controllo della Nasa. Non posso fare l’astronauta perché ho le ossa fragili, ma posso aiutarli da terra. (Ibid)

Ha risposto con questo candore al conduttore televisivo che gli chiedeva se avesse una passione per lo spazio. Quando insieme hanno provato a simulare il countdown, Adam lo ha corretto ricordandogli che si comincia da 12 a contare all’indietro. Un piglio così deciso ed entusiasta non ha lasciato indifferente la NASA che poco dopo lo show ha diffuso questo messaggio:

Un cuore gentile e uno spirito avventuroso come quello di Adam sono d’ispirazione per noi. C’è posto per tutti alla Nasa e non vediamo l’ora che lui faccia parte della nostra squadra di sognatori. Saremo qui quando lui è pronto. (da BBC)

Anche Chris Hadfield che è comandante della stazione di controllo lo ha invitato a incontrarsi per una chiacchierata insieme.

Nel frattempo anche l’opinione pubblica si è scatenata. Sono comparsi murales per strada e vignette sui social networks per sostenere il sogno di questo bambino.

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E tutto è cominciato con una frase che noi adulti facciamo tanta fatica ad ammettere: questo non lo posso fare. Dicendo «non posso fare l’astronauta» Adam ci ha insegnato che stare coi piedi per terra non significa averci il cuore, a terra. Fare i conti con un limite che non si può aggirare, averne la chiara coscienza è il primo passo per non chiudersi dentro la gabbia di ciò che ci è precluso.


ROBIN AND ABBY

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Adam nella stazione di controllo

Sono una fan sfegatata del film Apollo 13 e, appena mi si offre una scusa vagamente giusta, non posso trattenermi dal citare la frase più bella di quell’impresa:

La nostra missione fu definita un fallimento di grande successo.


Falliti, sì. Perché quel gruppo di astronauti non arrivò sulla Luna. Un grande successo, sì. Perché ritornarono sulla terra sani e salvi. E nel film si vede chiaramente quanto la squadra conti davvero, non solo quella in orbita ma anche quella coi piedi per terra a Houston.

Vorrei che Adam ogni tanto venisse nella mia stanza di controllo, quello spazio nella testa che è sempre in bilico tra ansia e brutti pensieri. Quando vago tra le nubi nere delle mie smanie, vorrei potergli chiedere aiuto adattando la celebre frase: «Adam, abbiamo un problema».

Non è un bene essere soli nella propria cabina di controllo, e grazie a Dio, la realtà ci è data proprio per questo. Mettiti in testa che non comandi tu. Siamo circondati da presenze che non sono solo parti secondarie nei nostri copioni giornalieri. Ospitare le voci di chi ha segnato qualcosa di buono dentro la nostra esperienza, fidarci delle intuizioni di qualcuno la cui fede e il cui coraggio ci ha colpiti – ecco dei buoni esercizi.

Adam King (che nome incredibile … a pensarci bene … il primo uomo, re di una terra di astronauti felici e benedettamente falliti) è proprio il compagno perfetto di ogni giornata. Nel suo regno si sta coi piedi per terra, innanzitutto: parti guardando con un sorriso amabile tutto quello che non puoi.

Anche il tuffatore parte coi piedi per terra. Di quanti pesi ci si libera, confessando la nostra impotenza e piccolezza. E la scalata al cielo comincia proprio da questa spinta.

Tags:
adam kingdisabilità
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