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Sacerdote con un cancro terminale: perde gli occhi, ma non perde la fede

Jesús V. Picón - pubblicato il 26/11/20

Padre, quando dice che il tumore è arrivato al cranio significa che è nel cervello?

No, è attaccato alla base dell’osso del cranio. Il mio tumore non è da poco. Mi hanno tolto dei pezzi di osso, e mi hanno messo sotto la pelle della fronte una placca di titanio. L’osso dello zigomo destro se l’è mangiato il tumore, e quindi mi hanno impiantato una sorta di maglia metallica sotto la pelle.

Mi fa male la mandibola perché l’operazione me l’ha smossa. Devo curare quella parte della mandibola per ricostruirla, per così dire. In questo senso è stato difficile, perché ho dei momenti molto brutti, o non dormo o la mattina mi sveglio male, o quasi non mangio. Non so quando mi sentirò bene o male.

Lo offro per la Chiesa e per quello che sta passando

A chi offre tutto questo, padre?

Io lo definisco il mio splendido calvario, che il Signore mi permette di offrirGli. Lo offro in primo luogo per la mia salvezza; l’ho offerto per il consolidamento della fraternità degli Apostoli Missionari della Parola e per la Chiesa, per quello che sta accadendo nella Chiesa attualmente.

Come sta l’altro occhio?

La vista ha iniziato a diminuire. Al terzo intervento non vedevo per il 20%, e si pensava che quando fossi uscito avrei visto, ma non è stato così.

Ho detto all’oculista: “Mi dica chiaramente se tornerò a vedere”, e lei mi ha detto di no. È stato un duro colpo. Ho pianto perché ho pensato: “Come celebrerò la Messa? Come farò quello che amo di più?” Ma ora ho iniziato, già celebro la Messa; due giorni dopo la dimissioni ho celebrato la Messa, grazie a Dio.

Come si vede la Consacrazione, l’Eucaristia, dall’oscurità, dall’abisso del suo calvario?

La verità è che ho pianto molto perché voglio contemplarlo. Perdonate la mia fragilità umana. La gente mi dice: “Sì, padre, lo vedrà con gli occhi dello spirito”, ed è vero, ma vorrei anche vederlo, quel pezzetto di pane che non è più pane ma il Suo Corpo. Ora dico alla gente: “Approfittate del fatto di vedere, perché non potete immaginare quanto sia brutto non riuscire a farlo”.

L’esperienza di non poter vedere che tocco con mano è stata all’inizio molto triste. Ora dico: “Ma puoi toccarlo. E hai la gioia di comunicarti, cos’altro vuoi?”

Dio in un luogo di Pace

Ha sentito il calore, l’amore di Dio in questa oscurità?

Totalmente. Mi sento protetto, perché mi è stato tolto qualcosa ma è stato sostituito da qualcos’altro. Sperimento la pace celebrando la Messa. Il segno più grande della presenza di Dio è la pace! “Come sono belli i piedi del messaggero che annuncia la pace”. Gesù dice: “Quando arrivate in una casa, augurate la pace”. Gesù appare ai Suoi discepoli dicendo: “La pace sia con voi”. Il segno della presenza di Dio in un luogo è la pace. Dove c’è pace, lì c’è il Signore.

Gesù ha vinto le tenebre. Cosa ne pensa? C’è la speranza che Dio le dia la sorpresa della luce?

Claro. C’è gente che mi dice: “Padre, speri in un miracolo”, e io ci spero, ma lo dico in modo molto crudo, non ne ho bisogno. Voglio dire che spero e credo che Dio possa compiere un miracolo, credo che Dio possa curarmi, ma non Lo obbligo a farlo.

Mi abituo a questa dimensione delle tenebre, ma in senso positivo. Non delle tenebre parlano negativamente, dell’assenza, no! Questa cecità per me non è assenza, ma presenza. Mi ricorda molto le parole del cardinale Robert Sarah, prefetto della Congregazione per il Culto Divino, nella sua opera intitolata “La forza del silenzio”, in cui dice: “Il silenzio non è assenza di qualcuno, ma presenza di qualcuno”.

Rimaniamo in silenzio quando c’è qualcuno. E allora io resto in silenzio perché c’è Qualcuno, Gesù. In questa oscurità della mia cecità fisica non Lo posso vedere ma Lo tocco, e ricevendoLo si illuminano queste tenebre.

Se mi togliete l’Eucaristia è meglio uccidermi, perché mi togliete la vita. C’era un detto tra i primi cristiani, “Non esiste cristiano senza Eucaristia, e non c’è Eucaristia senza cristiani”. E non ci sono cristiani né Eucaristia se non ci sono sacerdoti. Il culmine è la celebrazione eucaristica.

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cancrofedesacerdotetumore
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