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Sacerdote con un cancro terminale: perde gli occhi, ma non perde la fede

Jesús V. Picón - pubblicato il 26/11/20

Ti piacerebbe diventare missionario?

Io ero molto irrequieto, e padre Octavio Díaz mi ha chiamato; aveva sentito che la notte prima avevamo fatto una marachella in casa. Per questo, quando ha detto che voleva parlarmi ho avuto paura, perché l’avevo organizzata io. Ho pensato che mi avrebbe mandato via dal ritiro, perché eravamo stati minacciati. Ci avevano detto che se ne avessimo combinata un’altra saremmo stati fuori.

Lui però mi ha detto: “Ti piacerebbe diventare missionario?” La mia prima risposta è stata “No”, ma lui ha insistito: “Potresti diventare sacerdote”. Gli ho risposto: “No, mi piacciono le donne, sto bene così”. Allora ha detto: “Il bambino ha forse paura di lasciare la mamma?” Ho risposto: “La mammite io? No!” Ha detto: “Allora il bambino ha paura di lasciare la scuola?”, e ho risposto: “No! La lascio, non importa. Ho perfino una borsa di studio, è il meno”. E il sacerdote ha visto dove colpirmi nell’orgoglio: “Il bambino ha paura di lasciare la fidanzata”. E lì ha colpito nel segno. Avevo due fidanzate, e ho detto: “Padre, ce n’è voluto perché la seconda mi dicesse di sì, e lei ora mi chiede di lasciarla”.

Conclusione: mi ha convinto in venti minuti. Mi ha detto: “Vai a fare il missionario per un anno”. Ho replicato: “Un anno è molto, padre!” “Allosa sei mesi, o tre, o vai durante le vacanze estive”. Era estate, e allora ho accettato.

Mi sono congedato dai miei amici. Come membro di una banda usavo pantaloni larghi, orecchino… E quando ho detto che andavo a fare il missionario non mi credevano, dicevano che non sarebbe durata. Ma sono già passati 17 anni da quando ho detto “Sì” al Signore.

Allora Dio l’ha letteralmente tirata via dalla strada attraverso le missioni?

Sì. Mi era passata la voglia di diventare sacerdote, e sarò sincero sul motivo. È una cosa molto forte, ma è anche una cruda realtà.

Quando ero al liceo, mio padre ha chiesto a un seminario quanto costava frequentarlo. Quando ha saputo la cifra ha detto: “Non posso pagarla”. Gli ho risposto: “Tranquillo, papà, allora non entro in seminario”. Mi si sono chiuse le porte per via della situazione economica.

E cosa è accaduto alle sue fidanzate? Ricorda come ha detto loro addio?

Sì. Con una avevo litigato due giorni prima di andarmente, ma l’ultimo giorno le ho detto: “Non so se vuoi aspettarmi”, e lei mi ha risposto: “Sì, ti aspetto”.

Dall’altra fidanzata mi sono congedato andando al cinema. Non ne ho saputo più niente, ma con la prima ho avuto di nuovo contatti più o meno un anno fa, dopo 17 anni ci siamo incontrati su Facebook. Le ho chiesto: “Che ne è stato della tua vita?”; mi ha risposto: “Non mi sono ancora sposata. E tu?” Le ho detto: “Sono sacerdote”, e lei mi ha detto: “Continuo ad aspettarti”. Ma la sua famiglia le ha chiesto di non darmi fastidio.

Memes

Padre, ci parli della sua figura di influencer. È stato molto attivo sulle reti sociali, ha provato TikTok. Ha a che vedere con l’Emmanuelle Cueto autore di graffiti, visto che si tratta di una forma di espressione?

Non so se si può dire che sono un influencer, ma tutto è iniziato quando ho aperto la mia pagina di Facebook, in cui avevo solo pochi contatti con persone vicine. Un giorno sono arrivato su una pagina che si chiama Memes Católicos, diretta da Jonathan Luque, del Perù. Nel 2013 l’hanno eliminata e ho pensato “Che roba!”

All’epoca mi districavo un po’ con Photoshop, e mi è venuto in mente di aprire una pagina di meme che si chiamasse Memes Católicos Recargado Mex, versione messicana. Pensavo: “Se arrivo a mille followers organizzo la festa patronale!”

Ho iniziato a realizzare i miei meme, e credo che la gente si sia confusa, pensando che Jonathan avesse riaperto la pagina. E allora ho iniziato a ricevere molti “Mi piace” e ad avere followers. Nel 2013 ho ottenuto 30.000 followers, poi 40.000, 50.000, 60.000… e sono arrivato a 150.000. Sono rimasto.

Tik Tok l’ho solo provato, e in un mese circa sono arrivato a 280.000. Tutto è iniziato con un TikTok che ho inserito in cui davo la benedizione. Dicevo solo: “Ehi, aspetta prima di proseguire! Permettimi di darti la benedizione!” Credo che sia uno dei TikTok religiosi con più riproduzioni, circa 5 milioni.

Inserivo i video anche sulla mia pagina Facebook per chi non ha TikTok. E ho iniziato ad avere grande viralità con piccoli video in cui offro un testo biblico e una breve riflessione. Forse la diffusione o la viralità sono derivate dal carisma o dono che Dio mi ha dato della facilità di parlare; è probabilmente per questo che il Signore mi ha permesso di arrivare a più persone.

Una persona che fa graffiti dipinge gli steccati o i muri delle strade. Nella tappa in cui li ho fatti andavo con altri a dipingere all’alba; spendevo i miei soldi in barattoli di vernice. Qualche volta mi ha fermato la polizia, ma poi mi rilasciavano perché vedevano che non avevo denaro per pagare, e quindi prima di portarmi davanti al giudice mi dicevano di scendere dalla macchina. Credo che avessero compassione di me.

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