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Portatrice di Trisomia 21, Suzanne ha un lavoro come gli altri

Emmanuelle Janière

Suzanne en service.

Domitille Farret d'Astiès - pubblicato il 19/11/20

In occasione della Settimana europea per l'impiego delle persone handicappate, Suzanne Boudault, portatrice di Trisomia 21, racconta del suo lavoro in un ristorante di Nantes.

Ha una parlantina notevole: Suzanne Boudault, 21 anni, è portatrice di Trisomia 21 e va matta per il suo lavoro: da due anni questa giovane cittadina di Nantes lavora per il ristorante Le Reflet, che ha una sede a Nantes e una a Parigi. Non si tratta di un ristorante associativo, ma di un’impresa classica che si adatta ai suoi salariati straordinari, tutti portatori di Trisomia 21. Nel 2018, come Suzanne, quasi 990mila persone handicappate avevano un impiego. È poco, tenendo conto che all’epoca risultavano handicappati in età lavorativa 2,8 milioni di francesi (stando ai dati dell’Agefiph – Associazione di gestione del fondo per l’inserimento professionale delle persone handicappate).


Michael Beynon

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Suzanne si divide la giornata tra Le RefletChromosome Resto, un altro locale cittadino: ha avuto la fortuna di non essere mai disoccupata e di trovare rapidamente lavoro dopo alcuni stage. La questione del lavoro nel mondo dell’handicap è effettivamente cruciale. Che il deficit sia fisico, intellettuale o psichico, il tasso di disoccupazione delle persone handicappate è due volte superiore a quello delle persone normalmente abili. Nel 2018 era del 18%, contro il 9% della media generale [sempre in Francia, N.d.T.]. La Settimana europea per l’impiego delle persone handicappate ha per scopo appunto il facilitare l’inserimento di questi cittadini: se oggi Suzanne è semi-disoccupata come i suoi colleghi in forza del nuovo lockdown che nella sua città è attivo dal 29 ottobre scorso, ha perlomeno la fortuna di aver ottenuto un posto e resta in contatto con i suoi compagni grazie a delle video-conferenze. Ha raccontato ad Aleteia il suo lavoro.

Le Reflet

Il mondo della ristorazione sembra fatto su misura per lei, perché la giovane ama cucinare e avere a che fare con la gente. Lo prova il fatto che Flore Lelièvre – l’ideatrice del progetto Le Reflet – si ricorda del colloquio di lavoro, a cui Suzanne si presentò con un quadernino di appunti pieno di ricette culinarie. Quanto all’entrare in relazione… «Adoro parlare!», esclama ridendo. «È molto bello lavorare lì», aggiunge.


WEDDING

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La giovane prende il tram per recarsi al posto di lavoro e si mette un grembiule nero quando attacca. Il suo compito è pulire i tavoli, badare alla pulizia della sala, riempire le caraffe d’acqua, pensare ai coperti, prendere gli ordini e servire i clienti… Se all’inizio era completamente nuova nel settore oggi ha fatto molti progressi, diventando così parecchio più autonoma nel suo lavoro. La sfida per lei – è una sua considerazione – sta nel restare ben concentrata, senza stress e nella calma. «Il mio punto forte è sempre il servizio», prosegue: «Devo darmi una mossa per diventare più veloce. Certe volte ho dei dubbi e devo fare qualche passo indietro».

Un punto importante, per lei, è il lavoro di squadra. C’è feeling con François, il suo capo, e anche con Antoine, Paul, Caroline, Pauline, Maxime e Marie-Noëllie:

Si respira aria buona nel gruppo – ci confida – ed è importante. Ci vogliono molte energie per lavorare bene con tutti. È veramente fantastico avere un lavoro, io devo avere un lavoro.

Così spiega la giovane, che dichiara di amare pure la danza, lo yoga e giocare alla Wii. Quando le si chiede dove si vede da qui a dieci anni risponde senza esitazioni: al Reflet!

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[traduzione dal francese a cura di Giovanni Marcotullio]

Tags:
disabilitàlavorosindrome di downsocieta
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