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I 10 neologismi più comuni del gergo social

THE SOCIAL DILEMMA

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Umberto Macchi - pubblicato il 18/11/20

Dizionario di “comunicazione digitale” per genitori e non solo

L’uso della tecnologia ha influenzato profondamente la nostra lingua e il lessico dei social media è entrato a gamba tesa nel nostro modo di comunicare: da tempo ormai, accanto alla lingua scritta e parlata, esiste anche una lingua digitata. 

Un linguaggio sempre in movimento

Utilizzati da miliardi di persone, Facebook, Twitter, Instagram, Whatsapp, Tik Tok, sono organismi multiformi in continuo divenire proprio come il linguaggio. Tuttavia, hanno delle dinamiche linguistiche molto diverse da quelle usate nella realtà, che necessitano di un loro registro. Perché allora meravigliarsi tanto davanti ai neologismi del Terzo millennio? 

Queste young words, parole giovani, inoltre, sono state accettate e inserite nei più celebri dizionari, dunque arrendiamoci: il mutamento linguistico è inevitabile.

Frasi come “Mi whatsappi la foto che hai instagrammato?” o “Andrea ti ha googlato!” sono ormai entrate in uso, soprattutto tra i giovani. Ma come possiamo districarci in questa selva di nuovi vocaboli? Ecco dieci neologismi tra i più comuni del gergo digitale.

Un breve dizionario

Community: una comunità virtuale, un insieme di persone unite da un interesse comune, che si scambiano informazioni utilizzando mezzi di comunicazione telematici e si incontrano in ambienti digitali. Anche il luogo virtuale in cui avvengono le interazioni tra i membri della community.

Googlare: in senso stretto, fare una ricerca attraverso la rete servendosi del motore di ricerca Google, anche se ormai “cercare su Google” è diventato sinonimo di “cercare su Internet”. “Googlare qualcuno” significa cercare di scoprire tutto di una persona tramite una ricerca sul web. Quando cercate qualcosa su Google state appunto googlando. 

Hashtag: dall’inglese hash (mark) (cancelletto) + tag (etichetta). Indica una parola, o una sequenza di parole, preceduta dal simbolo #, l’onnipresente cancelletto nato da Twitter e poi divenuto d’uso comune sia su altre piattaforme social sia nella lingua informale fuori dal web. Gli Hashtag si usano per rendere cliccabili le parole chiave, per etichettare e rendere ricercabili contenuti correlati a un tema specifico.

Instagrammabile / instagrammare: l’aggettivo (ma anche il verbo) deriva da Instagram, il popolare social network, e descrive qualcosa che merita di essere pubblicato e condiviso sul social network.

Marketplace: il luogo reale o metaforico in cui avvengono degli scambi commerciali paragonabili a dei veri e propri supermercati online. I marketplace servono a indicare i siti internet di intermediazione per la compravendita di un bene o di un servizio: un mercato online in cui sono raggruppate le merci di diversi venditori o diversi siti web. L’esempio più noto di marketplace, anche se anomalo, è eBay.

Tiktoker: sono gli utenti che utilizzano TikTok, il social del momento, realizzando brevi video (da 15 a 60 secondi) di imitazioni di coreografie, reinterpretazioni di scene di film, contenuti originali o istruttivi che si distinguono per la loro creatività. 

Scroll/scrolling: azione che permette di muovere, in senso verticale o orizzontale, il documento che si sta utilizzando in modo da renderne visibili quelle parti che altrimenti rimarrebbero fuori dai limiti dello schermo del monitor. “Fare lo scrolling di un testo muovendo il cursore” (anche “scrollare” un testo). 

Stories: le Instagram Stories, o Storie di Instagram, sono testi, foto e brevi video (della durata massima di 15 secondi) inseribili nel proprio profilo su Instagram in una sezione dedicata, dove restano visibili per 24 ore. 

Twittare: il termine deriva dal social network Twitter e significa pubblicare i propri post da 140 caratteri sulla celebre piattaforma social, per intessere conversazioni online intorno a temi e notizie.

Whatsappare: il termine deriva dall’applicazione di messaggistica istantanea WhatsApp e significa semplicemente “mandare un messaggio su WhatsApp” o “scambiarsi messaggi su WhatsApp”.

Senza timore

Ricordandoci sempre che la capacità linguistica sta anche nell’abilità di scegliere il linguaggio adatto al contesto in cui ci si trova, la prossima volta che leggerete una di queste young words, non spaventatevi: “googlatela” per scoprire cosa significa!

Tags:
genitori e figlisocial network
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