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Malata di Alzheimer ritrova la sua anima di ballerina grazie alla musica

ballerina alzheimer

RT | Youtube

Annalisa Teggi - pubblicato il 10/11/20

Una dolcissima anziana rannicchiata sulla sedia a rotelle, è Marta Gonzales. Le note di Tchaikovsky innescano la sua memoria e lei danza con l'intensità di quando era prima ballerina a New York.

Un video del 2019 si è guadagnato grossa visibilità negli ultimi giorni, dando una «seconda vita» alla protagonista, la ballerina spagnola Marta Gonzales. Era un’étoile della danza e si è spenta proprio l’anno scorso. Nelle immagini la vediamo anziana e affetta da demenza senile in un momento in cui la vita le esplode di nuovo addosso all’improvviso.

La mano di Marta

Noi siamo fatti di memoria; non ci facciamo caso ma è così. Siamo perché ricordiamo. Il nostro presente è memoria, altrimenti ogni giorno dovremmo ricominciare tutto da capo in un vuoto assoluto. L’Alzheimer, e più in generale la demenza senile, aggrediscono il cervello in una facoltà vitale quanto il respiro, lo sa bene chi ha un parente affetto da questa malattia.


young girl play piano

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Occhi interrogativi che guardano le presenze di fronte a sé come enigmi imperscrutabili. Chi sei? chiedono.

Seduta su una sedia a rotelle, Marta Gonzales ha lo sguardo malinconico e basso, s’intuisce la pena che patisce: stare a galla in un presente senza l’àncora della memoria. Un operatore della struttura in cui si trova le propone di ascoltare un brano musicale mettendole le cuffie. E’ Tchaikovsky, Il lago dei cigni.

La mano di lei chiede di alzare il volume, accenna un movimento e poi si abbassa sconsolata. Il ragazzo la incoraggia e dopo qualche nota, ecco che accade: Martha danza. Resta bloccata sulla sedia, muove solo le braccia tremanti e lo sguardo, ma è come trasformata.

La musica ha ripescato dal profondo ciò che è sempre stata, una etoile. Negli anni ’60 Marta Gonzales, infatti era una prima balleria nella Compagnia del New York City Ballet. E lo si vede chiaramente dalla gestualità e dalle movenze: il montaggio affianca al presente le immagini del passato, quando lei era sul palco a interpretare quel balletto con tutto il trionfo di bellezza che accompagna la danza classica. La si riconosce, è proprio lei. Ma non è solo questo, anzi non è affatto questo.

Quello che Marta vive ascoltando la musica – ed è stato immortalato nel video – non è solo un ricordo. Mi fa pensare al momento della Genesi in cui Dio infonde lo spirito nel pugno di terra che è l’uomo. Grazie alla musica la memoria s’innesca, ed è una forza fa drizzare la colonna vertebrale e dona allo sguardo un’intensità commovente.

MARTHA GONZALES
RT | Youtube

Prima era una dolcissima anziana, rannicchiata nel suo dolore sperduto. Poi ecco sprigionarsi tutto quel corredo di energie corporee, espressive e ritmiche che esige il balletto. (Che – va detto – è una disciplina durissima. La leggerezza dei voli e delle piroette si conquista con un’educazione severa e metodica). L’anima fa capolino dietro la vitalità corporea che ripete una coreografia studiata chissà quanto. La sua coscienza è vivacissima, proprio quando accompagna con gesti forti gli accenti musicali.

Come mai la musica è capace di questa magia? Ed è giusto dire che sia una magia?

Nostalgia dell’armonia

Nell’antica Grecia, Apollo era considerato il dio sia della medicina che della musica. Francis Bacon nella sua opera fondamentale the advancement of learnig afferma che i letterati fecero bene a unire la musica e la medicina in Apollo perché il compito della medicina non è altro che intonare quella strana arpa che è il corpo umano e riportarla nell’armonia. (da Le Demenze in Medicina generale)

Spesso si parla valore terapeutico della musica, ho trovato interessante l’articolo di cui ho citato un passo perché mi pare cominci dal punto giusto. Il punto è l’origine dell’uomo, c’è una unità nell’essere umano che via via si è disgregata nel tempo ed è stata vivisezionata dal sempre più vasto mondo delle Discipline. Banalmente, anche la parola università significava che la conoscenza umana tende ad un punto di unione, a quell’unità che raccoglie e dà senso al multiforme.

La musica è una delle arti più misteriose e profonde in questo senso, perché possiamo essere anche molto ignoranti quanto a competenze musicali, ma le melodie ci parlano. Abbiamo una profonda nostalgia dell’armonia di cui la musica è segno. Tolkien nel suo Sirmarillon immaginò che la creazione di quel suo mondo (che è il nostro mondo) fosse avvenuta a partire da un tema musicale. Dante immaginò il Paradiso come una serie di cori e danze. Proveniamo e siamo destinati ad un’armonia, a un tessuto eterno in cui ogni voce canta un suo spartito in coro con la melodia che Dio ha impresso nell’universo.

Quando ricerche mediche sempre più approfondite ci dimostrano il valore terapeutico della musica, in realtà non stanno scoprendo qualcosa di nuovo, ma di antichissimo. I passi avanti della conoscenza umana, se guardati con una coscienza che s’interroga con onestà, sono una consapevolezza accresciuta della nostra origine, tutt’altro che frutto di un caos o di una pura evoluzione meccanica.


NICCOLO FABI

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Alzheimer e musica

Oggi in seguito a molti studi effettuati nel campo della psicologia e delle neuroscienze nell’ultimo decennio la musica è entrata a pieno titolo tra i processi cognitivi complessi. L’ascolto e la pratica musicale portano a benefici a breve e a lungo termine, dalla modifica dello stato attentivo e motivazionale alla migliore interazione con le altre persone e al rispetto di un certo numero di regole astratte. “Nonostante il progressivo deterioramento cognitivo causato dalla malattia di Alzheimer e della demenza senile – ci spiegano i neuropsicologi – il paziente conserva intatte certe abilità e competenze musicali fondamentali (intonazione, sincronia ritmica, senso della tonalità). Il malato è in grado di ricordare le melodie e spesso anche le parole che sono stati la colonna della sua vita. (Ibid)

Il caso di Martha è commovente, sì. Chi le ha permesso di vivere questa esperienza intensa di memoria grazie alla musica è un’associazione spagnola che si chiama Musica para Despertar. I volontari si occupano proprio di fare compagnia ai pazienti affetti da demenza offrendo loro esperienze musicali che inneschino reazioni emotive, talvolta sorprendenti.

I dati dell’associazione mondiale dell’Alzheimer purtroppo non sono confortanti: oggi un anziano su 10, oltre i 65 anni, soffre di demenza e due terzi di questi pazienti sono donne. Si stima inoltre che da qui al 2050 il numero dei casi possa arrivare a triplicare.

Quell’eco che ci ridesta

Posso considerare questo dato come altamente emblematico, pur non avendo competenze specifiche in merito. L’umano ha un grave problema di memoria, siamo tutti sbilanciati in avanti. Facciamo altari al dio ignoto che è il domani, confidando che la novità porti la buona novella che manca ora. Vedo il nostro riflesso nell’immagine curva e spenta di Marta, bloccata su una sedia a rotelle. E desta speranza vederla poi «rinascere» non appena la musica le ricorda chi è. Abbiamo bisogno che il nostro orecchio si renda di nuovo disponibile ad udire una voce, una melodia che non ha mai smesso di parlarci. Siamo figli di un Dio paziente, che ripete il suo richiamo.


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Ecco, tra poco comincia l’Avvento: sta arrivando anche per noi l’eco di quelle note capaci di infondere la vita in uno spirito che patisce.

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