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Paura di essere soli, paura di morire... la paura è una bugiarda!

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Zlata_Titmouse | Shutterstock

Il blog di Costanza Miriano - pubblicato il 09/11/20

Un estratto sul tema della paura dal nuovo libro "Il freddo dentro" di padre Maurizio Botta che raccoglie le catechesi dei Cinque passi al Mistero 2018/2019

Giovedì 5 novembre a questo link è stato possibile seguire la presentazione deIl freddo dentro, la raccolta delle trascrizioni dei Cinque Passi 2018/19, che si è tenuta alle 17 alla Libreria San Paolo di San Giovanni in Laterano. Intervista Natale Benazzi.

Abbiamo pensato di proporvi qui un estratto del passo sul tema, purtroppo, del momento:

Parleremo quindi di paura e vorrei iniziare cercando di capire quali siano oggi le paure più “gettonate”. Per scoprirlo mi sono ovviamente appellato a “san Google” e ho pure fatto una ricerca in inglese ‒ chiedendo un aiutino perché non sono molto ferrato con le lingue ‒ per avere una panoramica abbastanza esaustiva.

Bene, nella speciale classifica delle paure, conquista il podio la paura della morte, seguita dalla solitudine, dalla gente e dalla paura della paura. Quinta posizione per la “paura della bulla” che ho scoperto essere la canzone di una ragazzina ma che mi ha fatto riflettere sulla circostanza che una delle cause e componenti prioritarie della paura sono le persone.

Voglio dire che spesso le nostre paure hanno un volto, sono fatte di carne e ossa, ma magari non osiamo ammetterlo. Io per esempio, avevo una paura terribile di mia mamma quando arrivava su per le scale, picchiava la porta e con tono perentorio diceva: «Apri che altrimenti ne prendi di più».

Tornando alla classifica, il sesto posto lo conquista la paura della vita. Cambiando ricerca con “paura delle”, vincono le malattie, seguite, appunto, dalle persone; terzo posto per la paura delle donne – e non degli uomini, mah – seguite dalle cimici, dalle farfalle e dalle bambole, che effettivamente a volte sono proprio inquietanti.

Passando alla “paura di essere…”, il primo posto lo conquista la paura di essere traditi e a ruota di essere amati, poi c’è la paura di essere incinte, di essere giudicati, malati, lasciati, di essere soli e all’ottavo posto la paura di essere tristi. Ultima classifica: “paura di”. Primo posto per la paura di amare, poi di volare, di essere felice, di morire, di guidare – a Roma sicuramente – di ammalarsi e innamorarsi. E all’ottavo posto, di nuovo, la paura di vivere.


WOMAN, HOSPITAL, SAD

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(…)

Dunque, potremmo dire che la paura di restare soli, di essere abbandonati o esclusi rappresenta la sorgente tossica di tutte le altre paure. A partire dalla paura di morire, che non viene mai confessata ma che io invece confesso pubblicamente e spudoratamente essere la mia di paura. Mi capita ancora adesso, di notte, quando mi sveglio e mi dirigo verso il bagno, di essere afferrato da quel terrore: scomparire, non esserci più, per l’eternità.

E immagino che l’obiezione sia che proprio a me, che sono sacerdote, una cosa del genere non dovrebbe capitare, eppure la zampata c’è, poi prego e scompare. Perdonatemi, ma io proprio non riesco a credere a chi dice di non aver paura di morire o di ammalarsi, di perdere il senno, di non essere più autonomo o di aver diagnosticato un brutto male.

E la paura della disgrazia imminente? L’abbiamo avuta tutti, milioni di volte. E la paura del futuro? Quella che si traduce nel controllo maniacale del presente, nell’ossessione per la salute, nell’ipocondria e quindi in una vita da malati immaginari in perpetua attesa della mannaia?


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Qualche anno fa girava un libro secondo il quale nella Bibbia le espressioni “non temere” e “non avere paura” sono 365. Non so chi sia andato a contarle, e certamente bisogna verificare, ma se ci pensate è vero che tutti i giorni, più volte al giorno, noi abbiamo paura e abbiamo paura di tutto. Ed è per questo che Gesù per primo, molte volte, dice ai Suoi discepoli di non aver paura:

Non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo e dopo questo non possono fare più nulla. Vi mostrerò invece di chi dovete avere paura: temete Colui che, dopo aver ucciso, ha il potere di gettare nella Geenna. Sì, ve lo dico, temete Costui (Luca 12, 4-5).

E qui in comunità c’è stato un grande dibattito teologico ma alla fine, e all’unanimità, abbiamo concordato che il “Colui” che dobbiamo temere a cui si riferisce Gesù è Satana, il demonio.

Faccio un inciso perché su questo si fonda tutto. Lo ripeterò fino allo stremo: non mi interessa l’identità di Gesù ma i suoi testi sono stati scritti tra il 40 e il 100 d.C., è storia e nessuno l’ha contraddetta. Le Parole di Gesù sono le parole che Gesù fatto uomo pronunciò e chi sostiene che siano “simili” a quelle pronunciate da altri profeti e religioni non ha un problema di fede ma di conoscenza.

Perché basta leggere il Vangelo per capire che Gesù pretende qualcosa di inaudito, qualcosa che nessuno aveva mai osato pretendere: essere uguale a Dio. Bene, nonostante sappia che ci sono preti che inorridirebbero, io ai bambini di otto anni dico chiaramente e senza infingimenti che le possibilità della ragione sono due: o Gesù è Dio oppure è un poveretto affetto da un problema psichiatrico che si chiama megalomania. Questo ci dice la ragione. Se però non è un megalomane ma è Dio a parlare, Lui ci dice:

Cinque passeri non si vendono forse per due soldi? Eppure, nemmeno uno di essi è dimenticato davanti a Dio. Anche i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non temete, voi valete più di molti passeri. (Luca 12, 6-7).

Ora cosa ripete incessantemente l’unico nemico, l’unico da temere di cui ci parla Gesù, quel Gesù figlio di Dio e non un pazzo megalomane? Rispondo con le parole di una mia amica che mi provoca sempre il cuore quando scrive ed è di grande stimolo. Dice così:

Nella canzone “Angelo”, di Francesco Renga, a un certo punto una strofa dice “Siamo soli, è questa la realtà”. Lui a un concerto, c’ero, ha inserito, parlando, “non è vero”. Non so, forse dalla mia prospettiva in realtà era un modo di dire che Dio c’è, che non siamo soli, ma forse lui non intendeva questo, chissà. È che quel “siamo soli”, secondo me, rimbomba in testa a tutti i sei miliardi di abitanti della Terra. Siamo soli. E questa penso che sia veramente l’opera di questo nemico che, “babam”, ti dice sei solo, solo.

Perché se già ti dicesse “siamo soli” presupporrebbe una prospettiva comunitaria e invece no, nel nostro individualismo sfrenato le parole che sentiamo rimbombare sono: “Tu sei solo, solo, solo”.

L’ho ripetuto varie volte: i Cinque Passi non sono lo show di un sacerdote più o meno simpatico ma sono l’incontro con una comunità vivente, orante. Ci sono più di sessanta persone che adorano il Signore prima dei nostri incontri, che pregano e digiunano. Io faccio la mia parte, mi preparo ma so per esperienza che tante volte quello che avviene dopo è troppo grande per essere solo un momento di effervescenza.

Allora vi dico quello che ho detto a loro, anche se mortifica la mia voglia di piacere perché l’ho già ripetuto ma lo reputo troppo importante. Si tratta della parte del Vangelo che parla della morte di Gesù, sulla quale è stata fatta tanta cattivissima teologia e tanti commenti spesso inadeguati.

Giunsero intanto a un podere chiamato Getsèmani, ed Egli disse ai suoi discepoli: «Sedetevi qui, mentre io prego». Prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e cominciò a sentire paura e angoscia. Gesù disse loro: «La mia anima è triste fino alla morte. Restate qui e vegliate». Poi, andato un po’ innanzi, si gettò a terra e pregava che, se fosse possibile, passasse da lui quell’ora. E diceva: «Abbà, Padre! Tutto è possibile a te, allontana da me questo calice! Però non ciò che io voglio, ma ciò che vuoi Tu». Tornato indietro, li trovò addormentati e disse a Pietro: «Simone, dormi? Non sei riuscito a vegliare un’ora sola? Vegliate e pregate per non entrare in tentazione; lo spirito è pronto, ma la carne è debole». Allontanatosi di nuovo, pregava dicendo le medesime parole (Marco 14, 32-39).

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