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Santa Rita lava i piatti con me in cucina. E tu che santo sei?

ROBERTA DALLARA, SANTA RITA

Roberta Dallara

Annalisa Teggi - pubblicato il 05/11/20

La pittrice Roberta Dallara ha cercato (e trovato) i tratti della santità nell'uomo della porta accanto, volti di oggi col riverbero dei grandi Santi della storia. "Nessuna delle persone a cui ho chiesto di posare mi ha mai detto di no, ma ognuno mi ha detto un sì diverso". 

Sono stata felicemente sorpresa di ricevere una mail da una pittrice il cui lavoro avevo già ammirato, pur essendoci viste di persona una volta sola. Avevo pubblicato il podcast del lunedì dedicato ai Santi e in risposta lei mi ha mandato “una festa di Santi”. La sua ultima impresa artistica è tutt’uno con una grande scommessa umana: ritrarre il volto della santità andandolo a cercare tra le persone che ci stanno accanto.

Roberta Dallara vive a Bologna con la sua famiglia, è diplomata in Pittura all’Accademia di Belle Arti di Bologna. È un’artista figurativa in un tempo in cui il figurativo non è senz’altro il trend in auge. Ma cosa significa “figurativa”? Significa, nel caso di Roberta, guardare ciò che si ha di fronte e scendere nel particolare. Non è affatto tentare di fare una fotocopia della realtà; si tratta invece di guardare il reale come trampolino imprescindibile da cui si genera una visione più profonda. Ad esempio, la luce che entra da una finestra e si posa sui mobili, parla di un’altra Luce ma passa proprio da quella finestra lì.

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Dietro al progetto dedicato ai Santi c’è un’intuizione simile, fiorita in Roberta quando si dedicò alla decorazione della sacrestia nelle Chiesa della Madonna della Neve a Cervia. Le era stato chiesto di realizzare una teoria dei Santi del canone romano.

Nella sua memoria c’erano le teorie dei santi bizantine, ma in quell’occasione sentì la necessità di dare un volto autentico ai Santi, senza cadere nello stereotipo. Chiese al capocantiere e agli imbianchini di posare per lei e fu un’esperienza così feconda di gioia che gettò un seme nel cuore. Con l’arrivo della famiglia, Roberta è scesa dai ponteggi e la sua arte è passata dai muri alle tele. Ha portato a termine tante mostre e lavori, ed è arrivato anche il tempo di portare a compimento quel desiderio di ritrarre il volto contemporaneo della santità.

Oggi possiamo ammirare il frutto di questa fatica piena di entusiasmo in una mostra che s’intitola Santo io, Santo tu alla basilica dei Santi  Bartolomeo e Gaetano a Bologna (proprio sotto le due torri) fino all’8 novembre. Mi auguro che molte altre parrocchie e associazioni culturali possano ospitare la luce di questi dipinti!


ELENA MARIA CANAVESE

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Lascio alla voce Roberta il compito di accompagnarvi a fare un piccolo tour virtuale per conoscere la compagnia di Santi che è andata a scovare oltre la porta di casa sua.

Santo io, santo tu

Di Roberta Dallara

Era da diverso tempo che volevo realizzare questo progetto e finalmente ho trovato il tempo di dedicarmici: volevo dare un volto contemporaneo ai Santi e non è una cosa nuova. Anche Caravaggio dava un volto contemporaneo ai suoi soggetti. Quello che cercavo io non era appena una persona che mi facesse da modello, volevo proprio che la persona avesse un senso rispetto al santo che impersonava. La parte più viva e fondamentale di tutto il progetto è stata, ed è tuttora, quella di andare a cercare il modello. La proposta che muove tutto è “Santo io, santo tu”: voglio che quel tu sia proprio un tu, riconoscibile e incontrabile.

Il lavoro che porta alla realizzazione dei quadri parte dalla scelta del santo. Ne studio la storia e la tradizione in modo approfondito e quando credo di averlo fatto mio, apro la porta di casa e vado a cercarlo nella fetta di realtà attorno a me. Guardo tutti, a partire dal mio vicino di casa. Vado alla ricerca di quell’incontro che mi fa dire: ecco, sei tu! Il mio riferimento è l’enciclica di Papa Francesco Gaudete et exsultate e quel passo che dice:

Tutti siamo chiamati ad essere santi vivendo con amore e offrendo ciascuno la propria testimonianza nelle occupazioni di ogni giorno, lì dove si trova.

Ho preso sul serio questa proposta dei santi della porta accanto. Di solito dopo aver identificato il soggetto, ci penso un po’ sopra e poi vado dalla persona in questione e le faccio la proposta di posare per me. Nessuno mi ha mai detto di no, ma ognuno mi ha detto di sì con un’emozione diversa. E da quel momento la gioia è tutta mia, quando dipingo. Stare dentro all’emozione che si crea è molto di più che «fare un quadro».

Le persone che hanno posato per me sono tutte di Bologna e mi capita, girando per strada coi quadri, che qualcuno riconosca la persona ritratta e dica: «Ma quello è proprio lui?». E in fondo è questo il vero tema della santità: vuoi che proprio io, proprio tu, proprio quello lì possiamo diventare santi?

Tutti i quadri hanno la stessa dimensione e la stessa impostazione. Sono ritratti a mezzobusto. Le mani sono fondamentali in ogni tela, parlano molto: le ho messe così in evidenza che sembrano più grandi come proporzioni. Il soggetto guarda sempre negli occhi lo spettatore. Dietro ciascuno c’è una mandorla mistica ovale che è anche un richiamo all’«occhio di bue» (la luce teatrale che si concentra su una presenza singola). Nei quadri gli attributi tradizionali di ogni santo sono tutti presenti, anche se resi con un linguaggio pop.


VIGNAZIA, SAN GIUSEPPE, PAINTINGS

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Santa Caterina da Bologna

ROBERTA DALLARA, SANTA CATERINA DA BOLOGNA
Roberta Dallara

Santa Caterina de Vigri nacque nel 1413, era una ragazza bellissima e raffinata, di buona famiglia. Conosceva tutte le arti: sapeva dipingere, suonava la violetta (nel quadro è in alto a destra) e scriveva poesie. Nell’immagine ho raccolto la sua dedizione alle arti nella posizione di lei che tiene in mano un libro in mezzo a cui ci sono i pennelli e la spatola. Lo sfondo prevalente è il giallo perché nella sua storia è importantissima la luce.

Caterina era in odore di santità già da viva; quando morì la badessa la seppellì in fretta perché la sua presenza stava generando un po’ di traffico in monastero. Fu sepolta nella terra e dopo 18 giorni quel luogo ha cominciato a sprigionare un grande profumo di fiori e una luce fortissima. Il corpo fu disseppellito e trovato incorrotto, profumato e flessibile. Fu chiaro che si era di fronte a un fatto miracoloso. Da lì è iniziato il culto di questa Santa, il cui corpo è ancora esposto nella Santuario del Corpus Domini a Bologna.

Ho cercato di portare la luce nel quadro e ci ho messo delle spatolate di colore a ricordare il profumo dei fiori. In alto a sinistra c’è l’ovale della clausura che è tutto colorato perché per lei era una letizia poter servire il Signore nella preghiera.

La persona che mi ha fatto da modella è mia nipote e l’ho scelta perché nella sua storia c’è qualcosa che me l’ha fatta avvicinare a Santa Caterina. E’ una ragazza dotata artisticamente e ha tanti talenti, ma come molti adolescenti ha tante insicurezze. C’è tanta bellezza in lei, deve scoprirla. E mi pareva che avvicinarla a Santa Caterina fosse confermarle che quando ci sono dei segni buoni, fioriranno.

Santi Vitale e Agricola

ROBERTA DALLARA, SANTI VITALE E AGRICOLA
Roberta Dallara

In questo quadro ho usato mio figlio come modello per San Vitale, ma non per la volontà di metterlo in mostra. Il lavoro che ho fatto su San Vitale si basa sulla frase evangelica «se non cambiate e non diventate come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli». La storia di questi due santi è meravigliosa: Vitale, servo, si fa testimone di conversione e di martirio per Agricola e quest’ultimo guardando come il servo sta di fronte al martirio prende forza e anziché rinnegare Gesù, come gli era intimato sotto minaccia, resta fedele.

Anche Agricola viene martirizzato e la forza per affrontare la prova gli viene da Vitale. Quando ho pensato a come tradurre tutto ciò in pittura mi è venuto in mente mio figlio e il suo padrino della Cresima. Lo sguardo di un Vitale-bambino ha la purezza da cui noi adulti possiamo trarre forza.

La mandorla mistica che abbraccia Vitale e Agricola è rossa come segno del martirio, anche le palme sono simbolo di martirio ma sono dorate perché entrambi non hanno avuto un momento di esitazione. L’oro richiama lo splendore di Dio, è un segno dell’abbraccio divino del Padre. In ciascuno di questi quadri c’è un elemento, piccolo o grande che sia, realizzato in foglia d’oro, perché volevo rimanere fedele alla tradizione delle icone.

Il fondo del quadro è bianco, in segno di purezza assoluta. Il ragazzino ha sulla maglia una croce a T che è uno dei loro attributi iconografici. L’ho colorata di arancione fluo che è un colore artificiale contemporaneo perché questo Vitale è un giovane del 2020.

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Tags:
arteSantivita quotidiana
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