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Il gesto del Papa che ha promosso il processo di pace in Sud Sudan

HANDOUT | AFP

Ary Waldir Ramos Díaz - pubblicato il 04/11/20

Un Paese cristiano

Quanto alla fede, “il Sud Sudan è un Paese cristiano, in cui convivono tante denominazioni cristiane: anglicani, presbiteriani, evangelici, ma i cattolici sono la maggioranza. Ci sono anche animisti e alcuni musulmani”. “I cattolici rappresentano una presenza importante. Basti pensare che il nome del Presidente del Sud Sudan, Salva Kiir, significa ‘il salvatore’”.

I missionari cattolici sono stati coloro che hanno aperto scuole, inaugurato ospedali e dato la possibilità a molti Sudanesi di studiare all’università attraverso borse di studio, oltre ad esserci una presenza importante dei cristiani in vari ambiti della società, in cui la figura del Papa è molto venerata”.

San Giovanni Paolo II continua a ispirare nella ricerca della pace

La Comunità di Sant’Egidio, ricorda Impagliazzo, applica anche la saggezza dell’esperienza maturata da San Giovanni Paolo II nella Giornata di Preghiera per la Pace, che quest’anno ha celebrato la sua 34ma edizione, riassunta in questa frase rivolta ai leader delle religioni del mondo:

“La pace è un’opera in costruzione aperta a tutti, non solo agli esperti, ai saggi e agli strateghi. La pace è una responsabilità universale: passa attraverso mille piccoli atti della vita quotidiana” (Giovanni Paolo II, 27 ottobre 1986).

Su questa linea si inquadra anche “il gesto profetico di Papa Francesco, invitando in Vaticano i leader del Sud Sudan”, con cui “ha messo al centro della scena internazionale e della vita della Chiesa quella ‘periferia’ che vive un conflitto e che prima era dimenticata”.

“Abbiamo voluto rispondere a questo gesto del Papa aiutando il Paese a perseguire una stabilizzazione e sostenendo questo processo di pace perché possa essere più inclusivo possibile, evitando di provocare ulteriori scontri. È importante che tutti i protagonisti del Paese possano avere uno spazio politico in cui potersi confrontare”.

JOHN PAUL II
DERRICK CEYRAC | AFP

Come si realizza il vero dialogo…

Per intavolare un vero dialogo “non dobbiamo eludere le difficoltà e le discrepanze. Per noi, come Sant’Egidio, è importante non presentare alle parti (in causa) soluzioni per così dire preconfezionate”.

“È di grande importanza che ci sia un dibattito, rispettando sempre il linguaggio e la controparte, dando tempo e forma di modo che ciascuno esprima il proprio punto di vista.

In questa costruzione, non bisogna avere fretta o dire ‘Bene, ecco la soluzione, ecco a voi la ricetta’ – No! È un cammino che si costruisce insieme, con persone che si confrontano magari partendo da punti di vista diametralmente opposti dal punto di vista politico.

È quindi necessario che ci sia un confronto vero, reale, non che si fabbrichi una soluzione non che non è praticabile e non viene rispettata”.

Credibilità dei laici impegnati nella pace

“In questa mediazione come nelle altre, la Comunità di Sant’Egidio è considerata piuttosto neutrale, un luogo confidenziale in cui le persone si possono confrontare. Tutti i protagonisti del dialogo sanno che non abbiamo alcun interesse economico o militare.

In questo caso, non riceveremo qualcosa dal Sud Sudan, e questo impegno gratuito è percepito in modo molto positivo, perché effettivamente la nostra presenza e la nostra mediazione sono gratuite. Non abbiamo altro interesse che non sia la pace.

L’idea di fondo è che prima arriva la pace, più probabilmente si troverà una soluzione per i tanti poveri.

Il nostro fondatore, Andrea Riccardi, ci dice in estrema sintesi: ‘La guerra è la madre di tutte le povertà’. Non abbiamo, quindi, alcun interesse se non che arrivi la pace, e per questo i nostri interlocutori ci percepiscono come un ‘mediatore credibile’, senza interessi”.

CAMINOS DE PAZ
Guido Kirchner I DPA | AFP

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Tags:
comunità sant'egidiopacepapa francescosud sudan
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