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Fenomeno Blue Whale Challenge: suicidarsi per gioco

Shutterstock-Olimpik

Umberto Macchi - pubblicato il 03/11/20

Come difendersi ed evitare che i nostri figli cadano nella trappola online

Si chiama Blue whale (Balena azzurra), in riferimento alla condotta a prima vista immotivata di spiaggiamento e morte di questi cetacei, ed è un fenomeno di adescamento online attraverso cui un tutor induce un teenager consenziente (di solito dai 10 ai 17 anni) a comportamenti pericolosi volti a concludersi con il suicidio.  

Il meccanismo perverso

Cinquanta sfide per cinquanta giorni. Vere prove di finto coraggio che sfociano nell’autolesionismo e che vengono supervisionate da un “tutor”, colui che detta le regole alla vittima, e documentate tramite smartphone per poi essere condivise in rete. Dal guardare video horror alle 4.20 del mattino al doversi incidere e tagliare gambe e braccia, fino all’ultima che istiga al suicidio: “Saltate da un edificio alto. Tutto questo sotto lo slogan “prendetevi la vostra vita”. Caratteristica fondamentale del gioco è il legame di segretezza che lega adescatore e vittima, che non deve parlare a nessuno del gioco. 

Le origini 

Nato in Russia nel 2016, il fenomeno è tornato alla ribalta grazie a Jonathan Galindo, il trend dell’estate 2020, un personaggio dal sorriso inquietante simile a Pippo della Disney, che spingerebbe i ragazzi alla depressione e al suicidio proprio come la Blue Whale Challenge. Su Facebook, Twitter, Instagram, TikTok circolano screenshot di presunte conversazioni che mostrano il modus operandi, un copione prestabilito che ha sempre lo stesso esordio: “Vuoi fare un gioco?”. 


BLUE WHALE

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Fake news o verità? Comunque un messaggio distruttivo

Anche l’Italia è stata contagiata dai primi casi, ma sulla reale esistenza del fenomeno sono stati avanzati dei dubbi, che lo denunciano come fake news del web. Indipendentemente dalla sua veridicità, quello che spaventa è la portata di tale bomba mediatica e l’isteria che ne consegue. L’autorità del mezzo di diffusione infatti non si discute: strumenti come tablet, smartphone, computer e social network sono diventati sempre più accessibili da parte dei giovanissimi, che li utilizzano quotidianamente per socializzare, studiare o giocare.

Perché questo gioco farebbe così presa sui giovani?

Il potenziale dannoso di informazioni false diffuse a livello globale è in grado di influenzare i giovani più vulnerabili, che hanno la tendenza all’emulazione, e dunque all’imitazione del comportamento descritto dai media e condiviso dai social. Adolescenza e preadolescenza sono periodi di vita instabili, in cui si ha poca coscienza dei propri limiti e delle conseguenze dei propri comportamenti. Le vittime accettano le sfide per sperimentare cosa sono in grado di fare: in tal modo si sentono più adatti, forti, capaci e questo li induce a voler fare sempre di più, così come viene loro richiesto. 

Attraverso queste prove viene consolidata la loro autostima, perché ricevono costanti rinforzi positivi da parte del loro adescatore. Dall’altra parte dello schermo, infatti, trovano qualcuno che li gratifica, che dice loro quanto sono stati bravi, a differenza di quanto succede spesso nella società attuale, in cui invece i rinforzi positivi e la capacità di nutrire l’autostima dei ragazzi sono poco presenti. 

Come difendersi da questo gioco ed evitare la trappola online?

Per combattere fenomeni come la Blue Whale Challenge serve molta attenzione da parte di genitori, educatori e insegnanti, che dovrebbero instaurare un rapporto di collaborazione per scongiurare questo tipo di adescamenti psicologici su web. Gratificazioni e rinforzi positivi nel mondo reale, da parte di tutte le figure di riferimento, diventano un valido supporto per il ragazzo in difficoltà. 

Il dialogo, il vero antidoto

Dialogare di più con i nostri figli, parlando anche di quello che raccontano i media. Parlare sempre, ma senza giudicare, senza sminuire, senza troppa enfasi, senza indulgere nei particolari: il rischio di emulazione è sempre dietro l’angolo. Non sottovalutate mai il sospetto che un nostro figlio possa essere vittima di cyberbullismo, ed eventualmente denunciate il fatto. 

Parlate della Blue Whale, spiegando al ragazzo che se anche avesse iniziato la sfida per gioco non è obbligato a continuare e che partecipare a quelle sfide non servirà ad aumentare la sua autostima. Prestate attenzione ai cambiamenti repentini di rendimento scolastico, socializzazione, ritmo sonno veglia: le regole di questi giochetti online incidono molto sulla routine quotidiana. 

Un’esposizione controllata ai social network da parte della famiglia è sempre necessaria: cercate di offrire alternative alla sola comunicazione online

Se avete la sensazione che un ragazzo sia vittima di cyberbullismo, cercate di parlargli o parlatene con qualcuno a lui vicino. Utili regole di comportamento sono state condivise anche sul sito della Polizia Postale che, insieme ad altre associazioni, si occupa di questi casi (www.commissariatodips.it).


CHILD, PHONE, ADDICT

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