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Lourdes: nata con un tumore, è guarita dopo l'affidamento alla Madonna

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Kati Finell | Shutterstock

Jesús V. Picón - pubblicato il 02/11/20

I medici non si spiegano l'accaduto. Abbiamo intervistato la dottoressa che ha seguito il caso: “C'è Qualcuno lassù che definisce la direzione”

Il 25 agosto 2020, giorno della festa liturgica della santa carmelitana Mariam di Gesù Crocifisso, una delle prime sante palestinesi, è nata a Città del Messico la secondogenita di una giornalista cattolica messicana, Ana Paula Morales Martínez. La bambina è stata battezzata con il nome Lourdes.

“Ho avuto una gravidanza normale”, ha raccontato Ana Paula. “Non mi sono mai ammalata, e sono stata attenta a non stare vicino a persone malate di Covid-19 o con altre malattie contagiose”. Appena nata la bambina con parto cesareo, però, i medici le hanno chiesto se era stata vicina a qualcuno che avesse varicella o morbillo.

“La mia bambina aveva come delle bolle di pus. È stata una sorpresa per tutti. Ho visto mia figlia il giorno dopo; mio marito mi aveva mostrato per fotografia quello che aveva”. Javier, il marito, la descrive così: “Quando è nata la mia figlioletta Lourdes ho visto che aveva dei piccoli tumori su tutto il corpo. All’inizio nessuno sapeva di cosa si trattasse; io ho pensato che fosse una malattia virale, ma la dermatologa ha detto che la cosa migliore era eseguire delle biopsie per capire esattamente cosa fosse”.

Mentre aspettavano la diagnosi, ad Ana Paula è venuto in mente che in casa avevano ancora un po’ dell’acqua del santuario di Lourdes, ricordo di un viaggio che aveva fatto in Europa nel 2014 e che aveva regalato a Javier prima di fidanzarsi. “Ci siamo sposati 3 anni fa, e Javier conservava ancora un po’ di quell’acqua. Vedendo che la nostra bambina era malata gli ho detto di portare in ospedale quello che rimaneva dell’acqua di Lourdes”. Javier ha spiegato: “L’abbiamo versata sulla testa di nostra figlia e abbiamo affidato la sua guarigione alla Vergine, anche prima di sapere quanto fosse grave la sua malattia”.

Lunedì 31 agosto la neonatologa e la dermatologa li hanno chiamati e hanno comunicato loro i risultati: la bambina era nata con “istiocitosi di cellule di Langerhans”. Dice Javier: “Quando ci hanno dato il risultato non ho capito bene cosa fosse quella malattia, finché non sono andato su Internet e ho scoperto che era un tipo rarissimo di cancro”. E Ana Paula: “Quando hanno iniziato a spiegarci la malattia sono scoppiata in lacrime, ma le due dottoresse sono state abbastanza positive, perché ci hanno parlato di fede; hanno detto che avevano visto che eravamo persone di fede, visto che io nei miei parti porto il mio altarino con la reliquia di santa Mariam e un’immagine della Vergine che mi hanno regalato alcune monache francesi di clausura”. In effetti Ana Paula possiede una reliquia di Santa Mariam di Gesù Crocifisso, regalatale da una suora a Betlemme quando la giornalista viveva in Terra Santa.

“Ci hanno detto che bisognava fare altri esami, e ci hanno raccomandato un’oncopediatra. Ha parlato con mio marito al telefono, e lei ha detto che la bambina avrebbe dovuto sottoporsi alla chemioterapia per curarsi”, ha continuato Ana Paula. “Le altre due dottoresse, la neonatologa e la dermatologa, ci hanno detto che oltre ad essere una malattia rarissima, perché riguarda una persona su tre milioni, c’erano bambini che guarivano da soli, e considerando la nostra fede era probabile che il nostro caso rientrasse tra questi”.

Ana Paula ha subito scritto alle sue amiche suore “per chiedere loro preghiere e perché affidassero la mia bambina alla Madonna di Lourdes. Ho anche chiesto aiuto alle amiche laiche che hanno i loro gruppi di preghiera perché intercedessero, come anche ai miei amici vescovi e sacerdoti. E così nata una grande catena di preghiera. Io e Javier riuscivamo a malapena a pregare”.


ALEXIS CARREL

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Una delle sue amiche religiose le ha allora consigliato di recitare semplicemente questa preghiera: “Gesù, confido in Te”. Ana Paula si svegliava piangendo nel cuore della notte e diceva “Gesù, confido in Te”.

Javier racconta: “La mia paura più grande era che sottoponessero mia figlia alla chemioterapia”. Poco dopo, però, “l’oncologa è venuta e ci ha detto che nostra figlia non aveva più niente. La prima cosa che ho chiesto è stata se si fossero sbagliati con la diagnosi iniziale, e mi ha risposto che era impossibile, perché le due biopsie che avevano effettuato avevano dato lo stesso risultato. In quel momento ho ringraziato Dio e la Vergine. Attribuisco il miracolo alla Madonna di Lourdes, perché dal giorno in cui abbiamo versato sulla bambina l’acqua della grotta l’avevamo affidata alla Madre di Dio”.

Ana Paula attribuisce la guarigione “principalmente alla Madonna di Lourdes per la questione dell’acqua, ma anche a Santa Mariam, a cui l’ho affidata, e a tutti coloro che hanno pregato per mia figlia. È stata la forza della preghiera di cui parla il Vangelo: ‘Dove due o tre sono riuniti nel mio nome, io sarò con loro’. E anche: ‘Chiedete e vi sarà dato’”.

Il 3 ottobre, Javier e Ana Paula hanno battezzato la loro bambina con il nome di Lourdes.

Ecco com’è Lourdes dopo l’isolamento (apri FOTOGALLERY).

Per allontanare i dubbi dal punto di vista medico, la sezione spagnola di Aleteia ha intervistato una delle dottoresse che hanno seguito il caso della piccola Lourdes, la dermatologa Adriana Valencia Olvera, che lavora presso l’Ospedale Pediatrico “Federico Gómez” di Città del Messico.

Dottoressa Adriana Valencia, cosa può dirci sulla diagnosi iniziale e sugli esami a cui è stata sottoposta Lourdes?

Quando abbiamo conosciuto la piccola Lourdes, il giorno in cui è nata, siamo rimaste colpite dal fatto che la sua pelle avesse delle lesioni; per capirci, si vedevano delle bollicine con del pus. Si chiamano pustole.

Nel caso di un neonato con delle pustole c’è tutta una gamma di possibilità diagnostiche, e per poter sapere di cosa si tratta lo studio ideale è la biopsia, soprattutto per il tipo di lesioni che aveva la bambina. Ad esempio, alcune lesioni sulla testa e sui piedini sembravano perforare la pelle.

Si è messa in contatto con me la dermatologa che aveva assistito la bambina, ed è stato molto curioso che nelle 4 ore che ho impiegato ad arrivare a valutare la situazione di Lourdes la maggior parte delle lesioni sembrassero non bolle di pus, ma croste; questo ci faceva pensare che il problema fosse collegato alla situazione in cui si trovava la bambina nel ventre materno, di modo che al momento della nascita, stando a contatto con l’aria, le lesioni si erano seccate.




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