Aleteia logoAleteia logo
Aleteia
martedì 24 Novembre |
Santi Andrea Dung Lac e 116 compagni
home iconChiesa
line break icon

Ponzio Pilato, uomo del potere o «cristiano nel cuore»?

PONZIO PILATO DUCCIO DI BUONINSEGNA

Public Domain

Toscana Oggi - pubblicato il 26/10/20

Ponzio Pilato può essere considerato in qualche modo un "convertito" dopo l'incontro con Gesù

Mi ha sempre incuriosito la figura di Ponzio Pilato. Lo trovo molto «moderno», molto vicino nel suo modo di pensare a quello del nostro tempo. Mi chiedo se certe sue scelte possano essere state fatte su ispirazione dello spirito Santo e se in qualche modo si possa considerare un «convertito» o comunque si possa dire che il Signore, nonostante la sua diffidenza, abbia toccato il suo cuore.
Lettera firmata

Risponde don Stefano Tarocchi, docente di Sacra Scrittura
Nella conclusione di un recente saggio (A. Schiavone, Ponzio Pilato. Un enigma tra storia e memoria, 2016) sul prefetto della Giudea, l’autore, giurista e storico, scrive di essere impressionato da «un’insuperabile ambiguità che si riproduce di continuo intorno a Pilato, appena se ne parli; quasi la sua cifra non potesse essere altro dall’indefinito, dalla nebbia; e aleggiasse su di lui l’ombra di un non detto, di un taciuto che intercetta ogni volta la luce, o la deforma».

Tuttavia, nessuna meraviglia se l’uomo che fu, sotto il principato di Tiberio, il quinto prefetto della Giudea in carica dal 26 al 36 d.C. (e che aveva a disposizione un’unità di cavalleria e cinque coorti), non era molto amato.  Peraltro, anche se Tacito, usando un anacronismo lo chiama «procuratore», il titolo di prefetto è testimoniato un ritrovamento di una iscrizione – usata originariamente per una delle torri del porto di Cesarea Marittima, sua residenza insieme al grosso della guarnigione, dedicata all’imperatore Tiberio, e poi riutilizzata nel rifacimento del teatro della città.

Una lettera del re Erode Agrippa I lo descrive come «implacabile, senza riguardi, ostinato». Sappiamo anche di stragi fatte compiere dai suoi soldati tra le folle: una, in occasione dei lavori dell’acquedotto del tempio di Gerusalemme, che Pilato voleva finanziare con il tesoro del Tempio (Flavio Giuseppe); un’altra in circostanze ignote, come rammenta il terzo Vangelo (Lc 13,1: «quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva fatto scorrere insieme a quello dei loro sacrifici»), una terza a danno dei Samaritani, che si accompagna a quando, con le insegne imperiali e l’effige dell’imperatore, oltre che il suo nome divino, fece ingresso nel tempio di Gerusalemme. L’azione contro i Samaritani segnò la sua rovina: essi infatti reclamarono presso Vitellio, legato romano in Siria (per lui c’erano a disposizione quattro legioni: la VI, la X, la III e la XII) da cui Pilato dipendeva, e questi lo sospese dalla sua carica, inviandolo a Roma a rispondere del suo operato al tribunale di Tiberio. Prima che arrivasse a Roma Tiberio era già morto, e Pilato cadde nell’oblio.




Leggi anche:
È qui che Pilato ha condannato Gesù?

La storia di Pilato può essere ricostruita solo a partire dalle testimonianze evangeliche dei tre Vangeli Sinottici, e soprattutto di Giovanni, nei rispettivi racconti della passione. Tutte le fonti confermano che «l’arresto e la condanna di Gesù avevano avuto un impulso giudaico, all’interno dell’élite sacerdotale»: l’autorità romana e quella giudaica hanno proceduto fianco a fianco. Questo è confermato dal fatto che nelle accuse mosse a Gesù ci fu uno slittamento dal piano religioso a quello politico, che prevedeva il ben noto principio dell’autonomia delle regioni amministrate da Roma. Così il Vangelo di Giovanni: «Prendetelo voi e giudicatelo secondo la vostra Legge!» (Gv 18,31) e l’affermazione significativa: «noi abbiamo una Legge e secondo la Legge deve morire, perché si è fatto Figlio di Dio» (Gv 19,7).

Pilato venne usato per costringerlo a ratificare la condanna già stabilita dai maggiori esponenti del giudaismo: «Se liberi costui, non sei amico di Cesare! Chiunque si fa re si mette contro Cesare» (Gv 19,12). Era questo l’unico motivo per portare Gesù alla morte, senza poter invocare a Gerusalemme la legge che a Roma puniva chi avesse voluto sostituirsi al potere costituito proclamandosi «re dei Giudei». Ma Gesù, pur accusato di essere re, non ha un regno in questo mondo (cf. Gv 18,36).

È da smontare anche la memoria trasmessa dal solo Matteo del gesto per cui Pilato è giustamente famoso, l’atto di lavarsi le mani (Mt 27,24), che è stato definito «il punto zero nella genealogia dell’antisemitismo cristiano», per approfondire il racconto del famoso «processo», che di fatto non è un procedimento vero e proprio. Sono stati avanzati da alcuni forti dubbi anche sull’invio da Pilato a Erode Antipa, come narra Luca (23,6-12), che vorrebbe addirittura costruire un’amicizia di comodo fra il tetrarca e il prefetto.




Leggi anche:
Prove archeologiche su Ponzio Pilato corroborano i Vangeli

Del resto, non era un processo nemmeno l’interrogatorio davanti ad Anna e poi a Caifa. Davanti a Pilato non c’era un cittadino romano, che poteva invocare una garanzia dovuta al suo stato giuridico o al suo patrimonio: c’era solo un predicatore dalle umili origini. Questo non impedisce di frapporre fra Gesù e Pilato la celebre domanda «che cos’è la verità?».

È qui che nasce quella simpatia per il prefetto, come nella chiesa Ortodossa Etiope che addirittura annovera Pilato tra i santi. Si tratta dell’uomo, non a caso, che Tertulliano definiva «un cristiano nel cuore». Questo può in qualche modo rispondere all’osservazione del lettore, ma senza spingersi molto oltre. Di più non possiamo dire.

In conclusione, non solo Giovanni, ma anche Matteo e Marco finiscono per incolpare l’intero popolo ebraico dell’intera responsabilità del crimine, scagionando (soprattutto Marco!) Pilato e il potere di Roma da ogni responsabilità sulla morte di Gesù. Se il Giudaismo ha manovrato perché Pilato pronunci la condanna, nonostante il tentativo in extremis di far appello alla consuetudine di liberare un prigioniero, non è il Giudaismo delle folle e del popolo, ma quello del potere politico-religioso. Tutto sommato anche Pilato, nella sua ineffabile ambiguità, ne è ugualmente vittima.

Qui l’articolo tratto da Toscana Oggi

Tags:
vangelo
Sostieni Aleteia

Se state leggendo questo articolo, è grazie alla vostra generosità e a quella di molte altre persone come voi che rendono possibile il progetto evangelizzatore di Aleteia. Ecco qualche dato:

  • 20 milioni di utenti in tutto il mondo leggono Aleteia.org ogni mese.
  • Aleteia viene pubblicato quotidianamente in otto lingue: italiano, inglese, francese, spagnolo, portoghese, arabo, polacco e sloveno.
  • Ogni mese, i nostri lettori visionano più di 50 milioni di pagine.
  • Quasi 4 milioni di persone seguono le pagine di Aleteia sui social media.
  • Ogni mese pubblichiamo 2.450 articoli e circa 40 video.
  • Tutto questo lavoro è svolto da 60 persone che lavorano full-time e da altri circa 400 collaboratori (autori, giornalisti, traduttori, fotografi...).

Come potete immaginare, dietro questi numeri c'è un grande sforzo. Abbiamo bisogno del vostro sostegno per poter continuare a offrire questo servizio di evangelizzazione a tutti, ovunque vivano e indipendentemente da quello che possono permettersi di pagare.

Sostenete Aleteia anche solo con un dollaro – ci vuole un minuto. Grazie!

Preghiera del giorno
Oggi festeggiamo anche...





Top 10
HEAVEN
Philip Kosloski
Preghiera perché un defunto raggiunga la gioi...
KSIĄDZ PRZY OŁTARZU
Padre Bruno Esposito, OP
Breve ‘Vademecum’ per la nuova edizione del M...
Aleteia
Preghiera a santa Rita da Cascia per una caus...
ARCHANGEL MICHAEL
Gelsomino Del Guercio
La preghiera di protezione contro gli spiriti...
TEENAGER
Tom Hoopes
I 7 doni dello Spirito Santo rispondono a 7 n...
Giovanni Marcotullio
Vi spieghiamo perché la Messa comincia con il...
CARLO ACUTIS MIRACOLI EUCARISTICI
VatiVision
Carlo Acutis: il documentario sulla mostra su...
Vedi di più
Newsletter
Ricevi Aleteia tutti i giorni