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3 passi per santificare le umiliazioni quotidiane

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pathdoc - Shutterstock

Cecilia Zinicola - pubblicato il 26/10/20

Riconoscere, accettare e confessare le mancanze di cuore sono atti di coraggio che mostrano passione per la verità della nostra vita

Le umiliazioni, anche se non ci piacciono, fanno parte della vita quotidiana. Non mancano opportunità perché arrivino attraverso il lavoro, le amicizie o la famiglia. Spesso il fatto di dover chiedere semplicemente scusa sapendo che è la cosa giusta da fare ci mette in una situazione di grande vulnerabilità.

Avere chiare le umiliazioni è importante per saperle affrontare con dignità cristiana, visto che la nostra meta non è solo affrontarle, ma – anche se a prima vista può sembrare strano – arrivare ad amarle come ha fatto Gesù vivendo la grande umiliazione della sua epoca morendo sulla croce.

L’aspetto interessante è che Gesù ha voluto accettare quella morte umiliante e cruenta. Essendo Dio, avrebbe potuto evitarla con l’onnipotenza della sua natura divina, e tuttavia, lungi dal fuggire, l’ha abbracciata per glorificarla mostrandoci che si può tollerare degnamente l’umiliazione.

In generale, non veniamo educati a saper affrontare le umiliazioni della vita in questo modo. I nostri genitori, ad esempio, sembrano fare il contrario e cercare di evitare in tutti i modi che possiamo soffrire. Ciò che è certo è che prima o poi le sofferenze arrivano, ed è meglio esercitarsi per vincerle con amore e trarne profitto.

In questo senso, Sant’Anselmo ci ha lasciato alcuni consigli come guida pratica per rispondere in modo positivo a situazioni difficili in cui dobbiamo affrontare le umiliazioni e scoprire quel valore nascosto: la croce può santificarci o distruggerci, in base alla risposta che diamo.

Riconoscere la propria miseria

Riconoscere i propri difetti significa aprirsi alla possibilità di affrontarli assumendo la responsabilità della nostra condotta negativa, ad esempio aver mentito. Senza questo primo passo di riconoscimento, non si può raggiungere la verità che ci libera da quel male. C’è un peccato nel nostro cuore, e per liberarcene dobbiamo innanzitutto essere onesti con noi stessi e non scusarci adducendo colpe altrui.

Portarono a Gesù una donna sorpresa a commettere adulterio per chiedergli cosa farne, visto che Mosè ordinava la lapidazione in questi casi. Il primo atteggiamento di Gesù è stato rimanere in silenzio, e di fronte all’insistenza ha poi risposto: “Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei”. E cominciarono ad andarsene uno a uno… (Giovanni 8, 1-11).


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Sentire tutto il dolore

Una volta che siamo capaci di vedere il difetto, il nostro cuore inizia a provare vergogna e dolore, al punto che possiamo essere colti da un abbattimento profondo. Possiamo sapere che mentire è sbagliato, ma riconoscendolo riceviamo una forza che ci permettere di vincere la paura di non volerlo accettare. Per raggiungere il vero pentimento, bisogna non solo arrivare alla verità, ma compiere un passo più profondo e arrivare al fondo di essa.

Dopo i tre rinnegamenti, Gesù si voltò e guardò Pietro, e “Pietro si ricordò delle parole di Gesù che gli aveva dette: «Prima che il gallo canti, tu mi rinnegherai tre volte». E, andato fuori, pianse amaramente” (Matteo 26, 75). I rinnegamenti erano stati tre, ma è al terzo che l’apostolo tocca il fondo e sperimenta il dolore del pentimento.

Confessare senza giustificazioni

Prendere coscienza delle nostre mancanze può deprimerci molto. Bisogna chiedere forza per accettare con gioia e serenità le luci della grazia che ci aiutano a migliorare. Una volta che abbiamo toccato il fondo per aver agito male, ad esempio per aver mentito, è importante aprire il cuore per lasciarlo andare, e questo si fa confessandosi.

È più difficile tirar fuori quello che rimane custodito. Se siamo umili sarà più facili spogliarci di tutto, ma adducendo giustificazioni staremo solo prendendo tempo prima di poterci svuotare di tutto. Quando costa molto e sentiamo che da soli non ce la facciamo, si può ricorrere a un aiuto esterno per “scuotersi” e permettere di far uscire tutto come accade quando parliamo con un sacerdote che ci aiuta e troviamo la pace.

“Allora Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre mi ha mandato, anch’io mando voi». Detto questo, soffiò su di loro e disse: «Ricevete lo Spirito Santo. A chi perdonerete i peccati, saranno perdonati; a chi li riterrete, saranno ritenuti»” (Giovanni 20, 19-23).


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Tags:
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