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Allestita in un aereo, questa cappella è unica al mondo

Agnès Pinard Legry - pubblicato il 23/10/20

A Viuz-en-Sallaz (Alta Savoia) è in un aereo che la cappella della Scuola Cattolica di Apprendimento Automobilistico (ECAUT) ha trovato domicilio.

Quando si prende la via di Viuz-en-Sallaz, Alta Savoia, impossibile non notarlo: un magnifico “Noratlas”, anche chiamato “Nord 2501” (mitico aeroplano dell’esercito francese in servizio tra il 1950 e il 1980) campeggia maestoso all’ingresso della Scuola Cattolica di Apprendimento Automobilistico (ECAUT). Già così la sorpresa è bella grossa, ma aspettate di aprire il portellone sulla fusoliera… All’interno si trova una cappella quantomeno insolita. «Quasi ogni giorno abbiamo dei curiosi che si fermano e chiedono di poterla visitare», racconta ad Aleteia Anne-Marie Vaudaux, co-fondatrice della scuola nel 1988.




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La storia di questa singolare cappella è intimamente legata a quella di padre Léon Doche, l’altro fondatore della scuola. Appassionato di automobili e di aeronautica, padre Doche aveva da sempre avuto l’idea di installare la cappella dell’istituto in un aereo. «Amava dire che il pilota era il Signore e la hostess dei Cieli la Vergine Maria», si ricorda commossa la co-fondatrice. «Per lui la simbolica dell’aereo era potente: essa invita a seguire il Signore e a salire in quota».

Un aereo offerto dalla Difesa

S’era tenuto l’ispirazione in un angolino della testa: ci vollero infatti molti mesi perché il progetto potesse realizzarsi. Padre Doche condivideva volentieri la sua idea… il suo importante network fece il resto. Fino alla telefonata dell’Aeronautica che gli annunciava il “pensionamento” di un Noratlas. «Una cosa insperata!», racconta Anne-Marie Vaudaux.

L’unico problema è che bisognava andare a prenderselo alla base aerea di Châteaudun, in Eure-et-Loir, e che noi invece eravamo in Alta Savoia.

Dopo alcune settimane di riflessione e di telefonate, uno dei responsabili della base chiama la scuola per dire che avrebbero allestito un convoglio eccezionale per trasferire il mezzo.

S’immagini: hanno smontato l’aereo nella base di Châteaudun, l’hanno trasportato in pezzi staccati fino a qui e, nell’arco di un mese, tre meccanici dell’aeronautica sono rimasti qui a rimontarlo.

Da allora, la novantina di allievi dello stabilimento scolastico può andare a raccogliervisi, se lo desidera. Tre anni fa l’apparecchio ha subito una serie di lavori di restauro. La cabina di pilotaggio, i finestrini, la fusoliera, «tutto è stato restaurato per conciliare la sua indole originaria con la sua nuova vocazione di cappella». All’interno, una statua della Vergine chiamata “Nostra Signore dell’aria” è stata realizzata da uno scultore amatore della zona.

A immagine della hostess che offre rinfreschi ai passeggeri, la Vergine offre qui a quelli che vengono a raccogliersi il refrigerio del corpo e del sangue di Cristo.

Altro elemento simbolico del luogo, il tabernacolo: «Si tratta di un globo terrestre in plexiglas», spiega Anne-Marie Vaudaux. Per aprirlo e accedere alla pisside, bisogna far scorrere l’emisfero superiore all’indietro.

I nomi dei diversi continenti sono incisi sulla sfera, perché il Signore è presente nel cuore del mondo.

[traduzione dal francese a cura di Giovanni Marcotullio]

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