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Perché il Bambino Gesù è uno dei migliori ospedali pediatrici del mondo?

BAMBINO GESÚ

Ospedale Pediatrico Bambino Gesù-(CC BY-ND 2.0)

i.Media per Aleteia - pubblicato il 17/10/20

Accoglie pazienti di tutta Europa e non solo

Grazie all’eccellenza dei suoi medici, la tecnologia all’avanguardia e la sua influenza a livello internazionale, l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma è considerato uno dei migliori ospedali in Europa e forse al mondo. La sua reputazione è senz’altro dovuta a una cultura unica, basata sull’umiltà.

Le famiglie vengono da lontano accompagnando i propri bambini sulla sedia a rotelle. C’è una parata di camici bianchi e le grida dei bambini che giocano all’aperto. È una vera piccola città quella che si sveglia ogni mattina sul Gianicolo.

Ed è una città particolare, visto che questo ospedale pediatrico – fondato nel 1869 dalla famiglia Salviati e donato alla Santa Sede nel 1924 – accoglie solo bambini, in base alla sua vocazione originaria. Dietro quelle mura, quasi 700 medici con molteplici specializzazioni si attivano ogni giorno al servizio dei più piccoli.

Alla fine di uno dei corridoi dell’immensa struttura, Massimiliano Raponi, direttore sanitario, lavora a porte chiuse. Ci riceve tra un appuntamento e l’altro.

Una telefonata interrompe la nostra conversazione. “Sì, signor presidente?” Dall’altro capo del filo c’è la carismatica Mariella Enoc, direttrice della prestigiosa struttura pediatrica, che ha bisogno di parlare urgentemente con il suo braccio destro. Non c’è motivo di farla aspettare: per il direttore sanitario, la Enoc è una delle chiavi del successo dell’ospedale. Oltre a incoraggiare i suoi dipendenti a raggiungere l’eccellenza tecnica, la signora – molto apprezzata dal Pontefice attuale – diffonde uno stato mentale e dei valori che non si trovano da nessun’altra parte.

“Quando inizi a lavorare al Bambino Gesù impari subito che sei qui per servire i bambini”, riassume il direttore, un cinquantenne con un grande entusiasmo comunicativo. “L’umiltà è una virtù fondamentale che permette di superare l’individualismo e l’egoismo che ognuno di noi ha. Quando questo requisito viene incarnato al massimo, si crea naturalmente un grande movimento”, spiega. “Se un ospedale pediatrico punta al profitto è perduto. Qui il successo consiste nel riportare il sorriso sul volto dei pazienti e delle loro famiglie”.

Questo codice di valori assai esigente comporta un dovere morale di sforzarsi costantemente per dare il meglio ai bambini malati. Concretamente, l’ospedale pediatrico Bambino Gesù ha quindi deciso di fare dell’innovazione e della ricerca una delle sue aree di eccellenza, costruendosi una reputazione internazionale nel corso degli anni. Ogni giorno, più di 400 ricercatori lavorano per trovare una cura per le malattie infantili più rare.

Per incoraggiare questo tipo di ricerca, l’ospedale scommette sull’internazionalizzazione e sul lavoro di squadra, spiega Raponi: “Negli ultimi anni abbiamo lavorato con giovani pensatori che hanno fatto esperienza in altri ospedali esteri, in Inghilterra, Francia o Stati Uniti. Tutte queste culture sono arrivate all’ospedale e hanno creato un importante movimento di collaborazione in tutti i settori”. Sostenuti dal management, questi uomini e queste donne beneficiano anche di una formazione continua.


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Un ospedale pioniere nei trapianti di organi

I ricercatori non sono comunque sufficienti se l’ospedale non ha la capacità di applicare l’innovazione su base quotidiana, dice Raponi. È per questo che il Bambino Gesù si fa punto d’onore di addestrare i suoi professionisti sanitari e tecnici e gli infermieri che sostengono ogni giorno i piccoli pazienti. L’etica esigente dell’ospedale pediatrico associata a questa cultura di ricerca e al desiderio di continuare a formare tutto lo staff hanno reso la struttura il più importante centro pediatrico in Europa per i trapianti di tessuti e di organi. In Italia, circa il 30% dei trapianti su pazienti giovani viene effettuato qui.

Grazie agli sforzi di Mariella Enoc, il Bambino Gesù ha anche sviluppato una capacità speciale di prendersi cura dei gemelli siamesi, spiega Raponi, indicando che già quattro casi hanno beneficiato della loro assistenza. L’ultimo è quello di due gemelline della Repubblica Centrafricana, unite al cranio e operate con successo a giugno.

“Questa operazione straordinariamente complessa è stata possibile grazie all’ottimo lavoro di squadra fin da quando è stato diagnosticato il problema alle bambine”, dice Andrea Carai, uno dei chirurghi che hanno lavorato a questo progetto ambizioso. Sono state mobilitate tutte le risorse a disposizione della struttura, dal reparto psicologico a quello di chirurgia plastica che ha dovuto inventare un modo per “chiudere” il cranio delle bambine.




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Nulla sarebbe comunque stato possibile senza la tecnologia all’avanguardia dell’ospedale. In particolare, i software 3D permettono di simulare in modo accurato le manovre da svolgere riproducendo esattamente la situazione che i chirurghi si troveranno davanti. “In questo modo, il chirurgo è già sul campo di battaglia ancor prima dell’intervento”, ha spiegato Carai, sapendo che i medici possono avvalersi di questo strumento anche durante l’operazione. “Per il momento, il Bambino Gesù è l’unico ospedale pediatrico in Europa a usarlo”, ha annunciato con orgoglio.

“Ridurre sempre più la sofferenza dei pazienti”

L’esperienza dei medici unita a questi strumenti tecnologici non può comunque fare l’impossibile, e il management del Bambino Gesù è consapevole dei propri limiti. “Quando non c’è possibilità che un bambino si riprenda, facciamo del nostro meglio attraverso l’empatia e la preghiera”, sottolinea Raponi.

L’ospedale vaticano offre anche guida spirituale per i genitori in lutto. Raponi stesso è impegnato a seguire a lungo termine le famiglie, e ha deciso di coinvolgerne alcune nel riflettere la carta etica della struttura.

Negli anni a venire, l’ospedale del Papa intende continuare a promuovere la sua apertura al mondo, che può portare solo al progresso. “È una questione di dare e ricevere sempre di più dagli altri per ridurre la sofferenza dei pazienti”, riassume.

Già coinvolto in più di 50 reti nel mondo per sconfiggere le malattie rare, l’ospedale non intende fermarsi qui, e desidera soprattutto ampliare la sua influenza in termini di prevenzione con le pubbliche autorità.

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