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Cosa si aspetta Dio da me? È molto sempice!

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Loren Kerns | (CC BY 2.0)

padre Carlos Padilla - pubblicato il 16/10/20

Il mio cuore desidera il bene dell’essere amato, ma rifugge la rinuncia dell’amore che si dona. Amare va bene quando sono corrisposto. Amare senza aspettarsi di essere amati sembra impossibile.

L’amore fa assomigliare. L’amore per Dio mi rende simile a Lui. Se Lo amo davvero finirò per assomigliare a Lui e vorrò ciò che Dio desidera per la mia vita. E allora quella frase di Sant’Agostino avrà senso.

Quando amo bene, finisco per volere il bene dell’amato. Non lo rifiuto, non lo nego, non lo maltratto. Desidero che non soffra. Desidero che abbia tutto ciò di cui ha bisogno, anche se io non ce l’ho. Se amo non farò mai il male.

È curiosa questa frase che sembrava dare tanta libertà. Ciò che voglio finirà per essere quello che vuole Dio. Assomiglierò di più a Dio rispetto a quanto gli assomiglio ora.

Quello che Gesù si aspetta dalla mia vigna è che in essa, nella mia anima, regnino Lui, il Suo amore, la Sua presenza, la Sua vita. Desidera che la mia vigna Gli appartenga. Che possa mettere tutto nelle Sue mani e non abbia paura di perdere la vita amando. Mi chiede solo questo.

Perché ci sia frutto dovrò circondare la mia vigna, la mia anima. Un orto chiuso. Uno spazio sacro in cui Egli abita. Questo mi piace. Circondarlo perché la mia anima non venga saccheggiata.

Oggi sono così esposto… È come se il mondo volesse sapere tutto di me, conoscere la mia vita, le mie virtù, i miei difetti, la mia storia, i miei successi e i miei peccati, le mie cadute.

Sembra che Dio voglia crearmi un luogo chiuso e sacro. Vivo esposto al mondo, e così è impossibile coltivare bene la mia terra.

Permetto facilmente che altri entrino e saccheggino la mia interiorità. Lascio che le critiche, i giudizi e gli sguardi mi avvelenino l’anima e mi rendano triste.

SplitShire - CC

Dio vuole lavorare nel mio giardino. Scavare, ripulire la terra, irrigarla, lasciarla soffice e permettere così che il seme si insedi e muoia per dare vita.

Dio irrigherà la mia interiorità aspettando frutti. Ma quei frutti non sono miei, sono Suoi. Io faccio solo attenzione a far sì che il recinto non si rompa, e impedisco che entrino persone estranee che possano non amare ciò che c’è in me.

Cerco di stare vicino a Dio e di far sì che nessuno entri dove sono da solo con Lui. Quanto è sano il pudore! Mi protegge dalle intromissioni. Non permette che altri entrino in me. Mi guarisce dentro. Mi purifica.

Voglio che Dio desideri i miei frutti, perché così so che Gli importa di me. Voglio conoscere la mia originalità, la mia verità, il tipo di frutto che posso dare. È quello che Dio si aspetta. Solo questo. Non ho bisogno di assomigliare a nessuno. Diceva padre Kentenich: “In questa era di massificazione crescente, dovremmo evitare attentamente tutto ciò che può aumentare questa tremenda malattia del tempo” [2].

Mi massifico quando vivo esposto, senza recinto, senza pudore, volendo essere come gli altri. Quando non valorizzo il frutto che do oggi, che è diverso da quello altrui. È bello quando non mi paragono e vivo felice della mia vigna. Quando coltivo il mio mondo interiore e lascio che in esso il seme muoia per dare frutto.

[1] King, Herbert. King Nº 2 El Poder del Amor
[2] King, Herbert. King Nº 2 El Poder del Amor

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amoredio
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