Aleteia logoAleteia logo
Aleteia
sabato 17 Aprile |
Santa Kateri Tekakwitha
home iconCultura
line break icon

“La vita di nostro Signore”: Gesù secondo Charles Dickens

CHARLES DICKENS

Public domain

Manuel Ballester - pubblicato il 15/10/20

Un'opera poco nota dell'autore di Oliver Twist: scritta per i suoi figli e proibita finché questi non sono morti

Charles Dickens (1812-1870) ha scritto molte opere celebri, come Oliver Twist, David Copperfield e il celeberrimo Canto di Natale.

Pochi, però, conoscono la sua La vita di nostro Signore, scritta per i suoi figli tra il 1846 e il 1849. Dickens proibì che il testo venisse pubblicato mentre questi erano ancora in vita, e quindi per la prima edizione si è dovuto attendere fino alla morte del minore dei suoi dieci figli, Henry Dickens, nel 1933.

Scritta con la maestria di un autore consacrato e con la tenerezza di un padre che cerca di fare ai suoi figli il dono più bello di cui è capace, ci offre paragrafi come quello che dà inizio al testo:

“Cari figli miei,

sono molto impaziente di farvi sapere qualcosa della storia di Gesù, perché tutti dovrebbero conoscerla. Non è mai esistito nessuno come Lui, così buono, così gentile, dolce di carattere e compassionevole con i malvagi, i malati o i miserabili. E stando ora in Cielo, dove speriamo di andare […], non potrete mai immaginare che luogo splendido sia il cielo senza sapere che è stato Lui a farlo”.

L’opera contiene la vita, gli insegnamenti, la morte e la resurrezione di Cristo raccontate da un padre ai suoi figli. La penna di Dickens scrive pensando ai suoi primi destinatari, e per questo a volte chiarisce e altre volte approfitta per sottolineare gli insegnamenti che ritiene che i suoi figli debbano assimilare.

Vi si trovano infatti le tipiche digressioni di qualsiasi padre quando racconta una storia ai propri figli, ad esempio: “Le creature più miserabili, brutte, deformi e disgraziate saranno angeli splendenti in cielo, a patto che sulla Terra siano state buone. Non ve ne dimenticate mai, crescendo. Non siate mai orgogliosi né scortesi, cari miei, nei confronti di nessun povero”. Dopo aver raccontato la lode di Gesù nei confronti della vedova povera che ha gettato nel tesoro del tempio solo due monetine dice ai suoi figli dice: “Quando ci crediamo caritatevoli non dimentichiamo mai quello che ha fatto la vedova povera”.


VIRGIN MARY, CHARLES DICKENS

Leggi anche:
Charles Dickens ha avuto una visione della Beata Vergine Maria?

Il padre e autore illustra anche alcuni dettagli che permettono ai figli di seguire il racconto. Così, ad esempio, parlando della nascita di Cristo dice che “non c’era lì una culla né nulla che le assomigliasse, e quindi Maria pose il suo bellissimo piccolo in quella che si chiama mangiatoia, che è il luogo in cui mangiano i cavalli. E lì si addormentò”. Dopo aver raccontato e spiegato varie parabole, dice che Gesù “insegnò ai suoi discepoli attraverso queste narrazioni, perché sapeva che la gente amava ascoltarle e così avrebbe ricordato meglio le cose che diceva. Questi racconti si chiamavano parabole […], e vorrei che ricordaste questo termine, perché presto dovrò raccontarvene qualcun’altra”.

Dickens stabiliva poi paragoni utili per i bambini: “Il luogo più importante di tutto quel Paese era Gerusalemme – come Londra è la grande città dell’Inghilterra”.

L’autore usa un tono infantile ma non sciocco, e un linguaggio corrispondente alla sensibilità infantile – Erode è il re cattivo e invidioso, i malvagi sono cattivi e i buoni santi, anche se prima sono stati grandi peccatori – o adatta il racconto, come quando si riferisce all’adultera che vogliono lapidare e dice che è “una donna colpevole di qualcosa che veniva punito dalla Legge”.

Non è un trattato di cristologia, né un’opera pensata per promuovere la pietà. Per questo gli amanti dell’ortodossia e i teologi si astengono dal leggerlo, a meno che non siano capaci di rendersi bambini e si lascino meravigliare dalla grandezza di quanto viene narrato.

È un libro non molto lungo, di facile lettura, scritto con maestria e tenerezza.

Ed è importante, perché si sa che la tenerezza è uno dei nomi più belli dell’amore. Così sembra intendere Péguy quando afferma che “la tenerezza è né più né meno che il midollo del cattolicesimo”.




Leggi anche:
Dickens voleva cristianizzare il mondo?

Tags:
gesùscrittorevita
Sostieni Aleteia

Se state leggendo questo articolo, è grazie alla vostra generosità e a quella di molte altre persone come voi che rendono possibile il progetto evangelizzatore di Aleteia. Ecco qualche dato:

  • 20 milioni di utenti in tutto il mondo leggono Aleteia.org ogni mese.
  • Aleteia viene pubblicato quotidianamente in sette lingue: italiano, inglese, francese, spagnolo, portoghese, polacco e sloveno.
  • Ogni mese, i nostri lettori visionano più di 50 milioni di pagine.
  • Quasi 4 milioni di persone seguono le pagine di Aleteia sui social media.
  • Ogni mese pubblichiamo 2.450 articoli e circa 40 video.
  • Tutto questo lavoro è svolto da 60 persone che lavorano full-time e da altri circa 400 collaboratori (autori, giornalisti, traduttori, fotografi...).

Come potete immaginare, dietro questi numeri c'è un grande sforzo. Abbiamo bisogno del vostro sostegno per poter continuare a offrire questo servizio di evangelizzazione a tutti, ovunque vivano e indipendentemente da quello che possono permettersi di pagare.

Sostenete Aleteia anche solo con un dollaro – ci vuole un minuto. Grazie!

Preghiera del giorno
Oggi festeggiamo anche...





Top 10
1
Don Davide conduce la nuova edizione de "I Viaggi del cuore"
Gelsomino Del Guercio
Don Davide Banzato: la fuga dal seminario, l’amore per un&#...
2
BLESSED CHILD
Philip Kosloski
Coprite i vostri figli con la protezione di Dio con questa preghi...
3
don Marcello Stanzione
Le confessioni di Mamma Natuzza: “Ho visto i morti, ecco co...
4
Lucandrea Massaro
“Cosa succede se un prete si innamora?”
5
AUGUSTINE;
Aleteia Brasil
8 grandi santi che soffrivano di depressione ma non si sono mai a...
6
MIGRANT
Jesús V. Picón
Il bambino perduto nel deserto ci invita a riflettere
7
Paola Belletti
È cieco chi vede in Isabella solo la sindrome di Down
Vedi di più
Newsletter
Ricevi Aleteia tutti i giorni