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Bertrand e Marie-Hélène, coppia missionaria: «Senza la preghiera ci saremmo persi per strada»

Bertrand et Marie-Hélène Aupècle, L'Arche du Caillou blanc

Courtesy of Bertrand et Marie-Hélène Aupècle

Marzena Wilkanowicz-Devoud - pubblicato il 15/10/20

Bertrand e Marie-Hélène Aupècle condividono da quarant’anni la quotidianità con persone affette da handicap mentali. Il loro cammino verso Dio era stato individuale, ma la decisione di fondare la comunità dell’Arche le Caillou Blanc a Quimper, nella regione di Finisterre, è nata in seno alla coppia dopo un incontro che ha scombinato le loro vite.

«Veramente volete parlare di noi? Non so se la nostra vita sia così interessante…». Una voce dolce, al telefono, si stupisce per un istante prima di dire: «Se può essere utile sì, possiamo provare a raccontare la nostra storia». Qualche giorno dopo, due volti luminosi mi sono comparsi sullo schermo del computer. Bertrand, 72 anni, e Marie-Hélène, 71, entrambi in pensione dopo essere stati rispettivamente agricoltore e insegnante. Sguardo gioioso, cercano di aiutarsi a tenere correttamente il tablet – la connessione lascia a desiderare. Inconsciamente, già stanno manifestando il loro affetto reciproco. 47 anni di matrimonio, tre figli, sei nipoti. Bertrand rettifica subito: «Ma siamo una famiglia molto più grande di così: il Caillou blanc [“Sassolino bianco”, N.d.T.] è una comunità di un centinaio di persone!».

Una conversione spirituale radicale

Dall’alto dei loro 70 anni passati, la coppia vede la loro missione nascere il giorno della conversione spirituale di Bertrand:

Mi è cascata addosso di botto, in modo un po’ brutale. Avevo allora 35 anni, mio fratello minore era tossicodipendente, viveva l’inferno e non sapeva come venirne fuori. Nostra madre, molto credente, faceva parte di un gruppo di preghiera del Rinnovamento Carismatico, dalle parti di Quimper. Quel giorno nostra madre decise di organizzare in casa una veglia di preghiera con la precisa intenzione di chiedere la guarigione di mio fratello. Siccome non avevo molta voglia di partecipare, me ne sono rimasto in un cantuccio in disparte. Dopo quel momento di preghiera ho visto mio fratello piangere con lacrime di profonda emozione. Il suo viso in lacrime mi ha segnato profondamente. Per 48 ore, quella visione non mi ha lasciato. Alla fine sono crollato.

Avendo compreso quel che era accaduto, la madre di Bertrand lo invitò a entrare nel suo gruppo di preghiera. Un gruppetto, solo poche persone senza legami con qualche comunità in particolare. Eravamo negli anni 1970, prima della creazione delle grandi fraternità comparse negli anni 1980… A quel punto però la vita di Bertrand cambiò radicalmente: scoprì che Dio poteva parlargli direttamente, ove egli fosse stato in ascolto.

Qualche mese dopo la conversione di Bertrand, Marie-Hélène si unì al cammino del marito:

Vedere mio marito così mi scosse. Non senza paura, mi sono detta che anch’io dovevo passare per quel terremoto. Alla fine ho vissuto una cosa dolcissima: una sera sono andata a pregare con lui. Ho compreso che il Signore si prendeva cura di noi, adattandosi alle nostre tanto differenti personalità…

Convertiti entrambi in capo a cinque anni di matrimonio, Betrand e Marie-Hélène avrebbero vissuto un incontro che avrebbe cambiato le loro vite.

Era l’inizio della nostra missione. Senza la preghiera, Marie-Hélène e io non avremmo mai tenuto duro tanto a lungo. Ci saremmo persi per strada. È Dio che ci ha guidati, anche se talvolta ci abbiamo messo del tempo per comprenderlo.

Una vita trasformata con l’arrivo di Dominique

Responsabile di una grossa fattoria ereditata dal padre, Bertrand lavorava sodo e nel frattempo cercava di gestire l’équipe di operai agricoli. Una bella fatica, di cui avrebbe confidato:

Ingenuo com’ero, non pensavo al peso che il denaro avrebbe potuto avere nelle nostre relazioni. Vivevo male la mancanza di unità e di spirito di comunione tra noi tutti.

Bertrand Aupècle, L'Arche du Caillou blanc à Quimper
courtesy of Bertrand et Marie-Hélène Aupècle
Bertrand (qualche anno fa) in fattoria con una persona affetta da handicap

Un giorno, il prete del suo gruppo di preghiera gli parlò di Dominique, un diciottenne portatore di handicap. Gli chiese se accettasse di accoglierlo qualche mese in fattoria. Così Bertrand racconta la cosa:

Non avevo la minima idea di cosa significasse accogliere una persona affetta da handicap, ma ho detto di sì. Ed è accaduto l’inimmaginabile: quel giovanotto non incline al giudizio, alla gelosia o alla frustrazione, sprigionava un tale carisma da riuscire a raccoglierci tutti insieme. Ha provocato l’unità fra tutti noi che lavoravamo in fattoria. Dominique s’è imposto a me come un maestro, era riuscito in tre mesi a fare quel che in sei anni non ero mai riuscito a concludere.

Quando Dominique ha lasciato la fattoria, dopo otto mesi, Bertrand e Marie-Hélène contattarono l’Arche e si proposero di accoglierne una comunità da loro. La risposta fu sorprendente: «Tocca a voi fondarla, noi non abbiamo nessuno da mandarvi…».

Che Maria vi accompagni

Insomma – spiega Marie-Hélène – abbiamo dovuto creare un’associazione e trovare dei soldi. Ci chiedevamo se fosse davvero la volontà di Dio, perché non avevamo alcuna formazione per questo tipo di lavoro.

Bertrand aggiunge:

Abbiamo osato chiedere a Dio un segno, una volta soltanto.

Due giorni più tardi, Bertrand ricevette la telefonata di una donna che gli annunciava di volergli fare una lauta donazione.

Proprio la somma che poteva permetterci di partire: un assegno da 35mila euro inviato in una lettera con il bigliettino “Che Maria vi accompagni”.

Abbiamo allora compreso – spiega Bertrand – che il progetto era di Dio e non nostro. Quando si comincia qualcosa sotto l’azione dello Spirito Santo, il grande pericolo è di considerarlo roba propria. Ed è sempre difficile non cadere in questa trappola, anche dopo la partenza.

Il frutto dell’azione dello Spirito Santo è ben visibile: oggi Le Caillou Blanc è una comunità di un centinaio di persone.

Una missione nella complementarietà della coppia

Se non fossimo stati una coppia, la cosa non avrebbe funzionato. Questo impegno è per noi la nostra stessa storia. Bertrand è un uomo di fuoco, io una donna di silenzio e d’ascolto, che modera un poco il suo fuoco.

È la constatazione sorridente di Marie-Hélène. Per entrambi, la chiave della loro intesa bisogna cercarla nella complementarità dell’uomo e della donna inscritta nel piano di Dio. «Ad ogni modo – prosegue la signora – il matrimonio è un affare a tre… Quel che non è possibile all’uomo lo è a Dio».

Marie-Hélène Aupècle, LArche du Caillou blanc
courtesy of Bertrand et Marie-Hélène Aupècle
Marie-Hélène Aupècle : «Se non fossimo stati una coppia, non avrebbe funzionato»

Ed è nella preghiera che la coppia supera le difficoltà: tutte le mattine alle 7:30. «È importante tanto quanto la fiducia tra noi e in Dio», dice sempre Marie-Hélène. Questa fiducia è una vera grazia: bisogna rinnovarla tutti i giorni, è quella che permette di attraversare i momenti di tensione, come durante la malattia di Marie-Hélène: un cancro molto pesante seguito da un intervento al cuore. «Quando si vivono lotte così, ci si potrebbe dire “basta, tiro i remi in barca”. Al contrario, la presenza della comunità ci ha molto aiutati. È stata preziosissima.

I principi del Regno

Anche se oggi la coppia non è più responsabile della comunità, entrambi continuano ad esservi presenti. Ciascuno ha conservato degli impegni: Marie-Hélène è responsabile di un piccolo luogo di accoglienza nella comunità; Betrand continua ad andare incontro ai giovani. Così la coppia porta ogni estate i giovani della comunità in Albania o in Ucraina per dare una mano alle comunità locali. Per loro l’essenziale è testimoniare l’amore di Dio. È grazie ai principi del Regno – è così che Bertrand chiama le persone handicappate – che questo è possibile:

Non mi piace la qualifica di handicappato, che neppure a loro piace… Questa espressione invece l’ho tirata fuori da un salmo e ho finito per preferirla. Quelli che tra noi sono umiliati ogni giorno lì sono degli apripista: non hanno niente e amano, non sono gelosi e non giudicano. Anche se talvolta sono pesanti, se ci chiedono tante energie, questo è niente in confronto a ciò che dànno.

E allora quando Bertrand e Marie-Hélène guardano la loro storia i due si rallegrano anzitutto di avere per amici tanti e tali principi. Sono d’accordo su questo punto: la piccola comunità del Caillou Blanc ha lpermesso loro di avere una vita bella. «Se accogli i poveri, Dio ti parla attraverso di loro. È questo che più di tutto conta nella vita».

[traduzione dal francese a cura di Giovanni Marcotullio]

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