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Santi Luciano e Marciano
Chiesa

Papa Callisto, la misericordia e il peccatore che voleva servire Cristo

Pompeo Batoni (1708–1787)

http://commons.wikimedia.org/wiki/File:Pompeo_Batoni_003.jpg

Aliénor Goudet - pubblicato il 14/10/20

Essendo stato egli stesso schiavo e “criminale”, il papa Callisto I (155-222) ha consacrato una parte significativa del suo pontificato a difendere gli schiavi e a mostrare una grande clemenza verso i peccatori, specialmente verso quelli considerati imperdonabili da altri (anche importanti) segmenti ecclesiali dell’epoca.

Roma, 218. Sono diverse ore che Callisto detta al suo scriba il suo progetto per un digiuno dei Quattro Tempi. L’idea gli era venuta di buon mattino, già prima dello spuntare del sole: ha tirato giù dal letto il povero Stefano per fargli prendere nota. Mano a mano che le idee diventavano più fluide, ecco che qualcuno bussò con insistenza alla porta. Callisto tentò sulle prime di ignorare il rumore, ma continuavano a bussare e a chiamare il pontefice. Bofonchiando e carezzandosi la barba, il papa lasciò entrare il servitore:

Padre Santo – disse questo col fiato grosso – venga, presto. Chiedono urgentemente udienza.

Callisto inspirò forte per contenere la sua stizza. I suoi aiutanti nell’episcopio avevano la fastidiosa tendenza a sollecitarlo per questioni futili – di che si sarà mai trattato, stavolta? Acconsentì a seguire il servitore fino all’anfiteatro. Vi stavano raccolti alcuni vescovi insieme con una decina di servitori, e fra di loro si trovava un uomo sulla trentina.

– Sei tu l’elemento perturbatore – disse Callisto avvicinandosi e mettendosi a sedere su di una sedia di legno –: chi sei che vieni ad agitare questi servi di Dio?

– Santo Padre – esclamò l’uomo cadendo in ginocchio –, mi chiamo Aurelio Decimo. Sono venuto a servire Cristo.

– Non dia credito a queste fesserie, Santità! – esclamò uno dei diaconi puntando il dito contro Aurelio –: quest’uomo è un pagano che cerca di infiltrare la nostra Chiesa!

Il resto dell’assemblea non esitò a manifestare il proprio disappunto. Astraendosi dal cicaleccio, Callisto osservò più da vicino l’accusato. Non aveva barba né capelli: portava una semplice tunica e non aveva sandali ai piedi. Il suo corpo era coperto di vecchie cicatrici, anche sul volto.

– Da dove ti vengono queste ferite? – domandò allora Callisto.

– Fino a poco fa – rispose Aurelio abbassando la testa – ero ancora un legionario al servizio dell’Imperatore.

– Ha cercato di dissimularci la sua identità – ripresero allora vivamente i diaconi – ma qualcuno l’ha riconosciuto! Solo per questo lo confessa! Gettiamolo di fuori!

Stanco dei commenti dei presenti, Callisto impose il silenzio. Davanti allo sguardo nero del pontefice, le lingue persero loquacità: tutti sapevano quanto poco fosse prudente stuzzicare la collera del Papa.

– È vero che hai mentito per entrare qui? – disse Callisto voltandosi verso l’accusato.

– Non ho mentito – affermò Aurelio con la mano sul cuore e gli occhi che gridavano verità –: ho detto di essere venuto per servire Cristo, ed è la verità.

Davanti a questa dichiarazione, l’assemblea riprese a fremere ancora una volta: come può un servo dell’impero che li perseguita da sempre, che ha indubbiamente il sangue di fratelli e sorelle sulle mani, pretendere di servire il Signore? Merita la morte, per questo affronto, e anzi prima ancora merita di subire tutti i supplizi che ha inflitto ai cristiani. Quanti ne ha uccisi? Quante chiese ha impunemente bruciato?

Basta così.

La voce di Callisto risuonò lasciando dietro di sé un silenzio di morte. Il papa s’era alzato dal suo seggio e gettava uno sguardo rovente sul proprio entourage.

– Chi siete voi per giudicare quest’uomo? Chi tra voi è abbastanza audace da dichiararsi santo davanti a quest’assemblea? Vergognatevi, peccatori che vi credete degni di cacciare chicchessia dalla casa di Dio!

– Ma… Padre Santo… – qualcuno protestò – le nostre colpe non sono gravi come quelle…

– Esiste una colpa che Dio sia incapace di perdonare? – continuò Callisto – Avete una ben misera opinione della misericordia divina. Cristo stesso non lapidò i penitenti. E voi sperate che lo faccia io? Io, peccatore tra i peccatori?!

Vecchi ricordi gli tornarono alla mente: gli anni passati al bagno penale in Sardegna, a scontare la pena per aver perduto il denaro del suo padron e aver perturbato la cerimonia in una sinagoga… la vergogna per le sue colpe passate lo fece arrossire e gli vennero agli occhi le lacrime. Con una preghiera interiore, supplicò il Signore di aiutarlo a trovare le parole giuste. Inspirò profondamente per riprendersi, prima di indicare Aurelio col dito.

Quest’uomo è venuto non soltanto a confessare le proprie colpe, ma a farsi servitore di Dio. È per quelli come lui che Cristo è morto in croce. È per quelli come lui che la Chiesa esiste. Vi garantisco che non lo caccerò.

Callisto mosse i pochi passi che separavano la sua cattedra da Aurelio, che stava sempre in ginocchio. Lo rivestì del suo mantello e lo rialzò.

Figlio penitente, sii il benvenuto nella casa di tuo padre.

NB: l’articolo riporta un racconto di fantasia liberamente ispirato alle notizie che ci sono pervenute su Callisto e sulla sua storia.

[traduzione dal francese a cura di Giovanni Marcotullio]

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