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Chiesa

La “Fratelli tutti” può contribuire a un'economia della fratellanza umana

Sister Helen Alford

Photo Courtesy of Pontifical University of St. Thomas Aquinas - Angelicum

i.Media per Aleteia - pubblicato il 09/10/20

Per una religiosa domenicana membro della Pontificia Accademia delle Scienze, l'enciclica del Papa deve stimolarci a conciliare la necessità di collaborazione con quella della concorrenza

La terza enciclica di Papa Francesco sulla fratellanza umana (Fratelli Tutti) “può contribuire molto a rifondare l’economia con una concezione più realistica dell’uomo e delle relazioni sociali”, afferma suor Helen Alford, vice-rettore dell’Angelicum.

Membro della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, la suora domenicana dice che una crisi è il momento opportuno per ripensare alle strutture dell’attuale sistema economico e sociale.

La nuova enciclica di Papa Francesco (Fratelli Tutti) si concentra sulla “fratellanza umana” e sull’“amicizia sociale”, ma che posto hanno questi valori in un’economia essenzialmente retta da relazioni contrattuali, dall’individualismo?

Siamo all’inizio di grandi cambiamenti. A prima vista, il tema della “fraternità umana” non sembra una priorità, o almeno potremmo pensare che sia solo un concetto tra i tanti e che avrà poche conseguenze. In realtà, sappiamo che le idee fanno la storia.

Vorrei sottolineare due punti in particolare. In primo luogo, soprattutto dopo la crisi finanziaria del 2008, tutti hanno capito che il nostro modello era troppo semplicistico. Studi a livello di economia comportamentale, soprattutto di neuroscienze, tendono a provare che non siamo esclusivamente individualisti, concentrati sui nostri interessi.

Fratellanza

In questo senso, anche se i cambiamenti nelle strutture economiche sono ancora pochi, possiamo aspettarcene molti in futuro. Ad ogni modo, la vecchia idea per la quale la ricchezza veniva prodotta da un lato e dall’altro era distribuita nell’istruzione, nella salute, ecc., è stata progressivamente messa da parte. Di conseguenza, l’economia, nel suo modello attuale, non soddisfa le necessità profonde dell’umanità. Ora comprendiamo che le disuguaglianze e i disastri economici nascono dalla produzione di ricchezza.

Dall’altro alto, potremmo pensare al grande slogan della Rivoluzione Francese, “libertà, uguaglianza, fraternità”. Dal punto di vista storico, possiamo vedere che i partiti liberali nati dalla Rivoluzione sono stati fondati sulla difesa della libertà, sull’economia del “laissez-faire”, sulla proprietà privata, ecc., e che non si sono basati sul principio di “uguaglianza”. Altri gruppi politici hanno deciso di sostenere l’uguaglianza in particolare, ma sempre con gli occhi posti sulla libertà umana, perché volevano una maggiore distribuzione perché le persone fossero più libere. Sono questi i due movimenti che hanno le proprie radici nella Rivoluzione Francese. Il terzo cammino, quello della fraternità, non è stato davvero sviluppato. Questa è senz’altro l’opportunità per iniziare a farlo.

Crisi

Dalla crisi del 2008 sono sorte nuove idee in questo senso, e ci stanno portando a riconciliare i nostri geni individualistici con la necessità di vivere in comunità. Nell’economia, la sfida è conciliare questa necessità di collaborazione con la necessità della concorrenza. In realtà, bisogna riconciliare le due parti della società: la cooperazione, la famiglia, la Chiesa e le comunità da un alto, e dall’altro la concorrenza, il “laissez-faire” e il mondo dell’economia. Alla fine, l’idea della fraternità può aiutare questa riconciliazione.

I problemi che affrontiamo oggi sono però profondamente diversi da quelli affrontati dalle nostre società nel XVIII secolo. Dobbiamo rinnovare il nostro modo di pensare, non più concentrato sull’individuo e suoi suoi interessi, ma sui sistemi sociali, e questa enciclica può offrire un importante contributo a questa rifondazione: è il momento ideale per affrontare il tema della fratellanza, della fraternità.

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