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“Ti amo, ma non ti sopporto”

Catholic Link - pubblicato il 07/10/20

Risolvere le crisi di convivenza prima che si verifichino

La crisi dell’inizio della vita coniugale si verifica perché siamo chiamati a formare una squadra, a mettere il meglio di noi per formare un’équipe formidabile, imbattibile nella vita.

La prima condizione per formare una buona squadra è riconoscere le qualità di ogni giocatore, metterlo a fare ciò che sa fare meglio. Nessuno si lamenta se Messi non tira bene i rigori, perché a nessuno verrebbe in mente di dargli quel compito.

Nessuno si lamenta se Diego Altube (l’attuale portiere del Real Madrid) non è uno di quelli che segnano di più, perché a nessuno verrebbe in mente di tirar via uno dei migliori portieri del mondo lasciando la porta senza difese.

Perché la crisi iniziale del matrimonio non si verifichi, la chiave è sapere con chi ci si sposa e amarlo con le sue luci e le sue ombre. Non ci si può aspettare che il coniuge sia qualcosa che non è, né farsi illusioni sul fatto che lo si cambierà nel tempo.

Questo non succede, e quando succede inizia ad esserci una crepa nella coppia, perché si forza l’altro ad essere qualcosa che non è. Ovviamente si può cambiare per migliorare e maturare, ma entro i limiti di quello che siamo realmente, e non quelli relativi a ciò che l’altro vuole che siamo.

Per poter formare una squadra formidabile e imbattibile, dobbiamo conoscere in modo approfondito la persona con cui ci sposeremo, e perché questa conoscenza sia completa dobbiamo averla vista per quello che è.

Per questo, i periodi di innamoramento e fidanzamento che precedono il matrimonio dovrebbero durare non meno di 18 mesi e non più di 36. Gli psicologi riconoscono che salvo patologie l’innamoramento “magico e misterioso” dura tra i 12 e i 18 mesi, e che le coppie si stabilizzano con l’accettazione dell’altro circa tre anni dopo essersi conosciute.

L’assistenza della grazia

Quando i farisei interrogano Gesù sul divorzio, Egli dice loro che Mosè ha permesso il ripudio per la durezza dei cuori dei loro padri, ma che da quel momento chi disprezza la moglie commette adulterio.

Per poter avere una convivenza pacifica, per poter formare l’équipe formidabile, dobbiamo essere assistiti dalla grazia santificante.

Spesso dimentichiamo che il matrimonio è un sacramento, ovvero un “segno visibile ed efficace della grazia”, e che quindi dobbiamo ricorrere al sacramento per la nostra santificazione personale e coniugale.

E come si ricorre alla grazia sacramentale? Andando alla fonte della grazia, che non è altro che Nostro Signore! Dobbiamo rinnovare le nostre promesse con ogni Eucaristia, chiedendo a Nostro Signore le grazie necessarie per fare del nostro matrimonio una casa fondata sulla roccia, che è Cristo. Pregare per la nostra santificazione, per quella del nostro coniuge e dei nostri figli.

Solo in questo modo potremo avere un matrimonio santo, un matrimonio che sia luce per il mondo e che ci permetta di attraversare le crisi coniugali, che continueranno a verificarsi ma che con l’assistenza della grazia saranno molto più lievi e facili da affrontare.

Per concludere, vi invito a godervi la conferenza online “Ti amo… ma non ti sopporto”. Sono sicuro che la adorerete, ed è gratis!

Qui l’articolo originale pubblicato su Catholic Link.

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Tags:
crisimatrimonio
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