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Padre Marella fu docente di Indro Montanelli. “Non era un professore, ma un santo”

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Gelsomino Del Guercio - pubblicato il 06/10/20

Il 4 ottobre c'è stata la beatificazione a Bologna del "padre dei poveri". In appunti inediti, lo storico giornalista ne aveva ricordato il carisma speciale. Anche Papa Francesco ha citato il suo esempio: “I sacerdoti siano umili come lui”

Padre Olinto Marella (Pellestrina, Venezia 1882 – Bologna 1969), soprannominato il “padre dei poveri”, è beato e sarà celebrato il 6 settembre, giorno in cui ricorre la data della sua morte.

A ricevere l’anima di don Olinto nell’elenco dei Beati, lo scorso 4 ottobre a Bologna, è stato il cardinale di Bologna Matteo Zuppi, che ha presieduto la celebrazione eucaristica della beatificazione.

«In occasione della visita del Santo Padre alla nostra città – ha spiegato il cardinale Zuppi durante l’omelia – Egli ci ha consegnato tre parole da mettere al centro: pane, parole e poveri. Marella aveva raccolto in un unico gesto queste tre parole, offrendo in chiesa la colazione a tutti i poveri dopo la messa». Il tutto all’interno di una vita spesa a favore degli ultimi.

Il Papa ai sacerdoti: siate umili come don Olinto

Proprio Papa Francesco, durante l’Angelus di domenica 6 ottobre, ha ricordato: «A Bologna c’è la beatificazione di don Olinto Marella, oriundo della diocesi di Chioggia, “padre dei poveri” e difensore dei deboli. Possa la sua testimonianza essere modello per tanti sacerdoti chiamati ad essere umili e coraggiosi servitori del popolo di Dio», le parole del Pontefice (Il Resto del Carlino, 6 ottobre).

Le lezioni a Montanelli

«Ho avuto come professore di filosofia un santo. Sì, un santo». Così Indro Montanelli, uno fra i più noti giornalisti del Novecento, ricordava padre Marella, che da ragazzo ebbe come insegnante di Filosofia al liceo Varrone, a Rieti. «A Bologna lo conoscono tutti, ma non solo lì. Lo si vedeva per le strade a mendicare, completamente dedicato alla sua missione».

Quando era in cattedra a Rieti, Marella era un laico, «ma vestiva come un prete – ricorda Montanelli – con uno stiffelius che gli scendeva sotto le ginocchia, abbottonato fino alla gola…» (Il Resto del Carlino, 6 ottobre).

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Dal liceo al seminario

Quelli ricordati da Montanelli sono gli anni che precedono l’ingresso nel seminario di Chioggia, dopo aver preso i voti, per insegnare storia ecclesiastica e Sacra Scrittura.E’ proprio qui che si può sperimentare il suo nuovo metodo di approccio diretto al Vangelo e confrontarsi con tematiche allora appena emergenti, come il rapporto tra Chiesa ed economia o tra Chiesa e sviluppo scientifico, scrive Vatican News (4 ottobre)

Le prime scuole dove “convivono” entrambi i sessi

Ma quello che soprattutto occupa i pensieri e le preoccupazioni di don Marella, sono le condizioni del popolo che abita la sua isola e che incontra ogni giorno. Non si dà pace, finché assieme al fratello, che è studente d’ingegneria, fonda il Ricreatorio popolare, un progetto educativo unico in quel territorio, che si prefigge di combattere l’analfabetismo dilagante a partire dalla prima infanzia. Nelle scuole che lo compongono, il sacerdote diventa per tutti un papà, ed è così che iniziano a chiamarlo “padre Olinto”. Nelle scuole del Ricreatorio, inoltre, fatto unico per l’epoca, convivono entrambi i sessi, requisito che padre Olinto reputa fondamentale per lo sviluppo reciproco, e per far crescere assieme ai ragazzi un’idea di fratellanza e di vera integrazione umana.

Il periodo più buio

Non tutti, però, apprezzano l’operato di padre Olinto, che fa sempre più parlare di sé. Anche all’interno del clero, si fa dei nemici che se non lo etichettano direttamente come sovversivo, lo definiscono quantomeno “troppo evangelico e poco canonico”. Questo dissenso crescente purtroppo prenderà la forma più odiosa: il 24 settembre 1909 gli viene comunicata la sospensione a divinis firmata da Pio X per aver frequentato un sacerdote scomunicato. Per 16 anni non celebrerà più messa: sono gli anni più bui della sua vita.




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L’addio “vicino ai miei ragazzi”

Il 2 febbraio 1925 viene reintegrato nel clero di Bologna. Si moltiplicano le opere cui dà vita: la più nota è certamente la Città dei Ragazzi nel 1948, in cui educa i giovani orfani e abbandonati senza coercizioni, applicando il metodo dell’autogestione sorvegliata.

Sarà un vulcano di iniziative per giovani e bisognosi fino a quel 6 settembre 1969, quando ritorna alla Casa del Padre, ma partendo da un luogo privilegiato: quello dove era rimasto sempre, “vicino ai miei ragazzi”.




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