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Come rispondere a un insulto?

STRESS

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padre Michael Rennier - pubblicato il 05/10/20

Questi 3 passi possono aiutarvi ad essere una persona integra e a rafforzare i vostri rapporti

Ho molti difetti. Nell’interesse della trasparenza, sarei felice di elencarveli, ma per parafrasare San Giovanni Evangelista non ci sono abbastanza libri al mondo per contenere una lista simile. Inizio con questa umile ammissione perché non voglio sembrare troppo arrogante – a proposito, l’arroganza è uno dei miei difetti più grandi – quando affermo di essere bravo a rispondere agli insulti.

Ben poco di quello che dice qualcuno ormai mi tocca, provoca una replica o mi fa dire o fare qualcosa di cui poi mi pento. La triste verità è che la maggior parte dei sacerdoti è brava ad essere insultata, e io ho imparato nel corso degli anni come essere ottimista guardando sacerdoti più anziani che ammiro. La gente ci dice talmente tante cose stravaganti che dopo un po’ diventiamo esperti nell’assorbire i colpi emotivi. Non si tratta necessariamente dei nostri parrocchiani. In genere i parrocchiani sono gentili. È solo che i sacerdoti sono un bersaglio facile per le persone arrabbiate con Dio o che proiettano la propria ira sugli altri. Ho visto gente dire cose assolutamente terribili ai sacerdoti, e la loro risposta non era per questo meno santa.

Non sono nato con questa capacità. Ho dovuto impararla. E se l’ho imparata io potete farlo anche voi. In un certo senso, è un fatto strano che la vita abbia un modo per costringerci a imparare come essere insultati. Capita, tutto qui. Una persona non deve sicuramente essere un sacerdote per venire insultata. Tutti noi siamo stati insultati, e probabilmente tutti noi abbiamo a nostra volta insultato qualcuno. Si tratta di affermazioni che vorremmo rimangiarci nel momento stesso in cui ci passano attraverso le labbra. Accade così spesso che è incredibilmente utile sapere come affrontarle, altrimenti possono arrivare a distruggere famiglie e amicizie.

Un vero insulto – quello che danneggia una famiglia e provoca un danno duraturo – è sempre personale. Attacca l’identità di una persona, rendendola fondamentalmente imperfetta al cuore di ciò che è.

È qui che le mie debolezze diventano i miei punti di forza. Personalmente ho molta fiducia in me stesso, e questo a volte mi mette nei guai, ma mi rende anche adatto ad assorbire gli insulti. Non permetto mai che mi definiscano, perché so bene chi sono.

Avere la fiducia in se stessi che non permette che l’insulto diventi personale è il primo passo per rispondere in modo positivo. Anziché scadere nell’autocommiserazione, sparare una replica infiammata o agonizzare per un commento negativo, ricordatevi che gli insulti spesso riguardano più la persona che li pronuncia che quella che li riceve. Non è una scusa, ma queste persone sono probabilmente arrabiate, dubbiose e ferite. Possono sentirsi impotenti per via di un’altra situazione nella loro vita e voi sembrate un bersaglio facile per aiutarli a riacquisire una sensazione di controllo. Chissà, magari chi insulta sa esattamente cosa vi sta facendo, e per lui è davvero qualcosa di personale. Per voi non dev’essere lo stesso. Sapete chi siete.

Il secondo modo per rispondere a un insulto deriva dal primo. Se siete fiduciosi nella vostra identità, potete prendere la sostanza dell’insulto con calma e serietà. Può trattarsi semplicemente di un attacco personale, pieno di falsità e bile. In questo caso, la cosa migliore è andare avanti senza pensarci. A volte, però, l’insulto può avere qualche sostanza nascosta che si può usare per la crescita personale.

Un ottimo esempio di questo atteggiamento è San Giovanni Maria Vianney. Nel 1818 ebbe il suo primo incarico sacerdotale nella parrocchia di Ars, in Francia. Aveva a malapena passato gli esami in seminario e non godeva della considerazione dei suoi superiori, che quindi lo mandarono in un piccolo villaggio in cui non avrebbe potuto fare grandi danni. Poco dopo il suo arrivo gli altri sacerdoti della zona si lamentarono di lui, definendolo ignorante. Presentarono poi una petizione al vescovo per farlo rimuovere, e quando questa arrivò accidentalmente alla rettoria di Vianney egli vide le firme dei suoi confratelli e si rese conto dell’insulto. Firmò anche lui e inviò personalmente la petizione al vescovo.

Vianney sapeva – come tutti i sacerdoti – di essere indegno della sua chiamata, ed era disposto a prendere sul serio la sostanza dell’insulto. Continuò a lavorare crescendo in saggezza, e alla fine divenne famoso per i suoi saggi consigli e le capacità di insegnamento. Non si curava dell’insulto in sé, ne assorbiva la sostanza e trasformava la sua debolezza in un punto di forza.

Il terzo passo importante per rispondere a un insulto è prendersi del tempo per ponderare prima di rispondere. Una risposta rapida sarebbe inevitabilmente non ottimale, perché sarebbe molto probabilmente motivata da un’emozione negativa. Ogni volta che ho risposto rapidamente a parole che ritenevo offensive me ne sono sempre pentito. Ho imparato a prendermi sempre qualche secondo – o quello che serve – per ponderare una risposta prudente.

Uno splendido esempio di questo è un ben noto incidente avvenuto nel 1997, quando Steve Jobs è stato il destinatario di una domanda-insulto alla Apple’s Worldwide Developers Conference. Durante la domanda e il periodo destinato alla risposta, un uomo ha detto “È triste e chiaro che su vari aspetti che ha affrontato non sa di cosa stia parlando”. Poi concluse con un altro insulto: “Forse potrebbe dirci cos’ha fatto negli ultimi sette anni”. Jobs si è fermato e ha pensato per un bel po’ prima di parlare. Ha seguito tutti i passi che ho indicato prima. Non l’ha presa sul personale, ha preso sul serio il contenuto dell’insulto e ha parlato dopo essersi preso del tempo per riflettere su una risposta appropriata e ragionevole. Il modo in cui Jobs ha risposto gli ha fatto guadagnare la simpatia e il rispetto di chiunque abbia assistito alla scena.

La vita è troppo breve per sprecare la nostra energia per ripagare la negatività con altra negatività. Il modo in cui rispondete a un insulto non riguarda realmente l’altra persona – riguarda voi. Riuscite a definire voi stessi, non qualcun altro. Avete l’opportunità di trarre qualsiasi spunto costruttivo e di usare lo scambio come opportunità per migliorarvi. Vi prendete il tempo per ponderare come rispondere positivamente, per essere gentili ed empatici. Abbiamo tutti dei difetti, ma questi non devono trascinarci nel fango, perché ogni difetto è un’opportunità, ogni insulto è un invito ad abbracciare una sfida. Possiamo essere migliori, e anche le interazioni più negative che sperimentiamo sono piene di opportunità.

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