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Il Papa: serve una cura anche per i virus socioeconomici

Antoine Mekary | ALETEIA

Vatican News - pubblicato il 30/09/20

All’udienza generale, Papa Francesco ha ricordato i molteplici virus che attaccano oggi il tessuto sociale. E ha indicato la cura nella creazione di una “società solidale” e “partecipativa”. "Dobbiamo andare avanti - ha detto - con tenerezza". Francesco ha anche ricordato che oggi celebriamo la memoria di San Girolamo, dottore e padre della Chiesa

La pandemia ha anche chiaramente mostrato le iniquità del mondo facendo vedere, ancor più chiaramente, le profonde ingiustizie prodotte dall’uomo. La “normalità” prima della pandemia era “malata” e per questo non si deve tornare a quella normalità. Fa leva su tale riflessione la catechesi del Papa nel Cortile di San Damaso che ha fotografato con queste parole l’attuale scenario mondiale:

Un piccolo virus continua a causare ferite profonde e smaschera le nostre vulnerabilità fisiche, sociali e spirituali. Ha messo a nudo la grande disuguaglianza che regna del mondo: disuguaglianza di opportunità, di beni, di accesso alla sanità, alla tecnologia, all’educazione: milioni – milioni! – di bambini non possono andare a scuola, e così via la lista. Queste ingiustizie non sono naturali né inevitabili. Sono opera dell’uomo, provengono da un modello di crescita sganciato dai valori più profondi. Lo spreco del pasto, lo spreco del pasto che avanza: con quello spreco si può dare da mangiare a tutti. E ciò ha fatto perdere la speranza a molti ed ha aumentato l’incertezza e l’angoscia.

Una cura non solo per il coronavirus

Non si deve lasciarsi vincere dall’egoismo, “dall’ansia di possedere”. Non si può uscire dalla crisi “meccanicamente”: l’intelligenza artificiale, ha detto il Papa, è importante ma “neppure i mezzi più sofisticati potranno fare una cosa”: alimentare la tenerezza, che è “il segnale della presenza di Gesù”. La crisi, non solo sanitaria, e le sue conseguenze richiedono una cura integrale, capace di estirpare efficacemente il coronavirus e anche i molteplici mali che affliggono il mondo. Il Santo Padre ha sottolineato, in particolare, che non può l’attuale modello economico, alla base di uno sviluppo non equo, aiutare i popoli ad uscire dalla pandemia.

Per questo, per uscire dalla pandemia, dobbiamo trovare la cura non solamente per il coronavirus – che è importante! – ma anche per i grandi virus umani e socioeconomici. Non nasconderli, non fare una pennellata di vernice perché non si vedano. E certo non possiamo aspettarci che il modello economico che è alla base di uno sviluppo iniquo e insostenibile risolva i nostri problemi. Non l’ha fatto e non lo farà, perché non può farlo, anche se certi falsi profeti continuano a promettere “l’effetto a cascata” che non arriva mai.

La società sia solidale e partecipativa

Resistere ai virus, anche quelli socioeconomici, significa secondo Papa Francesco rispettare la diversità, tenere in considerazione tutti, soprattutto gli ultimi, per rafforzare la comunione.

Dobbiamo metterci a lavorare con urgenza per generare buone politiche, disegnare sistemi di organizzazione sociale in cui si premi la partecipazione, la cura e la generosità, piuttosto che l’indifferenza, lo sfruttamento e gli interessi particolari. Dobbiamo andare avanti con tenerezza. Una società solidale ed equa è una società più sana. Una società partecipativa – dove gli “ultimi” sono tenuti in considerazione come i “primi” – rafforza la comunione. Una società dove si rispetta la diversità è molto più resistente a qualsiasi tipo di virus.

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