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Il lavoro agile che può appesantire (soprattutto le donne)

Di Zivica Kerkez|Shutterstock

Paola Belletti - pubblicato il 29/09/20

I mesi di lockdown hanno allargato la sperimentazione del cosiddetto smart working a larghe fette di popolazione. Ma oltre a benefici, questa modalità comporta anche rischi non trascurabili, soprattutto sul fronte del benessere psicofisico del lavoratore e sul clima del suo ambiente familiare.

Lockdown e lavoro agile

Il lockdown, non ha significato a livello personale l’inizio di una sperimentazione con lo smart working. Per la nostra redazione, affiatata e compatta anche se siamo costretti a distanze almeno interregionali, è la normalità. Il cambiamento però è stato intorno. Poiché tutti, si sa, si era costretti ad una modalità di lavoro da remoto: chi con la scuola, chi con altre professioni o incarichi. E questo è soprattutto un grande, enorme beneficio, per il quale essere riconoscenti.

In quanti, invece, il lavoro lo hanno drammaticamente visto svanire come neve al sole? Quindi prima di tutto avere il bene di un lavoro è motivo di gratitudine. E l’emergenza dei posti di lavoro persi in questi mesi è talmente imponente che tutte le persone di buona volontà e di una qualche competenza nel Paese dovrebbero spendersi giorno e notte per risolverla. Ancor meglio  dei protocolli sanitari, anche se è un errore di metodo metterli in alternativa. Occorre un equilibrio tra diversi beni secondo il loro ordine e considerando durata ed effetti di certi sacrifici.

Detto questo, però, dobbiamo riconoscere che la condizione del lavoro al computer connessi in rete, svolto in un angolo spesso ritagliato a fatica nel proprio spazio domestico abbia delle controindicazioni.

Il tempo è una risorsa rigida

Per le donne, in particolare, la soluzione dello smart working significa quasi allo stesso modo benefici e nuovi fardelli. E no, non basta sillabare con disinvoltura la parola magica Or-ga-niz-za-zio-ne! Uno per il fatto che il tempo è una risorsa alquanto rigida; non si può gestire, in sè stesso, possiamo distribuire al suo interno le attività e soprattutto la nostra energia e attenzione; ma il tempo non è nemmeno tutto uguale, dal punto di vista umano e familiare. Insomma, far rientrare l’efficienza e la produttività, parole che ne richiamano alla mente subito altre come rigore, rendimento costante etc, nella trama invece più creativa e imprevedibile di una famiglia mediamente numerosa è un ossimoro esistenziale.

Più che multitasking: mamma-maestra-tutor-assistente informatico-lavoratrice

Ci si è dovuti improvvisare ancora di più maestri, tutor, allenatori. Oltre che, naturalmente, assistenti sul fronte utilizzo strumenti informatici E questo inedito mix ha prodotto effetti pesanti sul fronte del benessere psicofisico: stressè più difficile da sillabare ma è l’altra parola magica.

Leggendo il numero di settembre della rivista BenEssere tra i diversi approfondimenti proposti ve n’è uno che riguarda proprio i contraccolpi da smart working forse ancora troppo selvaggio;

I benefici del telelavoro possono essere tanti e vanno dalla riduzione significativa delle emissioni di agenti inquinanti conseguente al minor uso dei mezzi di trasporto, alla riduzione di assenze per malattia, fino all’aumento della produttività. (BenEssere settembre, p. 102 ss)

Quali ambienti vogliamo davvero preservare? Questione di vera ecologia

Bene, ma esiste anche l’inquinamento delle relazioni, esistono emissioni tossiche dal punto di vista emotivo. L’uomo con la sua rete di legami deve stare al centro di ogni valutazione se si vuole perseguire un’ecologia integrale.

Ciò che giustamente alletta nell’uso del lavoro agile è il fatto di poter dedicare tempo sia alla famiglia sia alla professione. Ma attenzione, senza disciplina e confini precisi, questa possibilità resta una frustrante illusione che porta con sé stress e demotivazione.


CONFERENCING CALL,

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Se non si stacca mai, se le mail arrivano a tutte le ore, se ogni quarto d’ora “libero” si può impegnare per finire un task o aprirne un altro allora gli argini che devono separare i due corsi d’acqua cedono e con grave danno.

In linea teorica fra i benefici è contemplata anche la possibilità di realizzare un migliore equilibrio tra la vita lavorativa e la vita privata, ma in molti casi non sembra essere così. Da un lato riteniamo che la responsabilità sia individuale: forse anche a causa dell’inesperienza del lavoratore verso queste nuove modalità, non è sempre così facile contenere i tempi dell’impegno lavorativo all’interno di un confine che permetta di integrarlo nella vita familiare senza subire gli effetti dello stress da sovraccarico. (ibidem)

Azienda e lavoratori: formazione e tutela

Dall’altra riteniamo che le aziende stesse dovrebbero formare e tutelare i propri dipendenti anche individuando precise linee guida che consentano, ad esempio, una limitazione oraria nello scambio di informazioni e di richieste. In Francia, ad esempio, il “diritto alla disconnessione” è stato incluso nella legge sul lavoro già dal 2016:
il dipendente può non rispondere a mail e telefonate oltre l’orario stabilito per contratto, ma soprattutto il datore di lavoro può essere sanzionato se non lo rispetta. D’altro canto è innegabile che un’azienda in salute è quella che tutela la salute dei propri dipendenti. (ibidem)  

Capacità di mettere ordine e di dire no

Il rischio di invasione tra un campo e l’altro e di sovraccarico di richieste, anche autoimposte, c’è eccome. Ed è di solito più alto per le donne, chiamate a gestire la casa, alla cura dei figli e anche inclini per natura ad occuparsi di più cose contemporaneamente e soprattutto delle persone che sono loro affidate e delle loro molteplici esigenze.

Potremmo dire che, con tutta probabilità, siamo ancora in una fase di sperimentazione di questa modalità lavorativa; dobbiamo essere bravi a coglierne le opportunità e a scongiurarne le possibili degenerazioni.

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