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Da Scalia a Barrett, sprint di Trump per la Corte Suprema

© Julian Velasco / Wikipedia

Agi - pubblicato il 27/09/20

Trump sceglie l'allieva del celebre giurista italoamericano per sostituire l'icona liberal Ruth Bader Ginsburg. Ma i Democratici vogliono che sia il nuovo Congresso a ratificare la nomina, che porterebbe a 6 su 9 la maggioranza conservatrice alla Corte Suprema degli Stati Uniti

La sabbia che scorre nella clessidra. Il cambio delle generazioni. Il simbolismo della politica americana. Il mito del baluardo della Corte Suprema. È ufficiale: Donald Trump vuole Amy Coney Barrett per sostituire Ruth Bader Ginsburg alla Corte Suprema. Annunciando l’investitura nel giardino delle Rose, il presidente descrive Barrett come “una delle menti legali più brillanti e più dotate della nazione” e la introduce come l’erede naturale di Antonin Scalia, il famoso giurista italoamericano scomparso nel 2016, tra gli interpreti più conservatori della Costituzione statunitense e di cui lei è stata allieva e pupilla. Trump ha presentato la nomina come un ideale passaggio di testimone dal carismatico giudice “originalista” a Barrett, con il plauso della famiglia Scalia schierata in prima fila.

“Dobbiamo preservare la nostra preziosa eredità come nazione delle leggi e non c’è persona migliore per farlo di Amy Coney Barrett”, assicura il capo della Casa Bianca. Cattolica, 48 anni, 7 figli ed un curriculum da prima della classa fin dalle elementari, era stata nominata dal tycoon giudice del Settimo circuito della Corte d’Appello alla fine del 2017.

“Garantirà la sopravvivenza del nostro Secondo emendamento (quello sul diritto a portare armi), della nostra libertà religiosa e della nostra sicurezza pubblica”, proclama Trump che, a 38 giorni dall’Election Day, può contare su un asset di inestimabile valore per la corsa presidenziale: la terza nomina di un giudice conservatore tra i 9 togati dell’alta Corte, cementando una schiacciante maggioranza a destra (6 a 3) e allontanando (dalla mente degli elettori) i 200 mila americani morti per il coronavirus. La nomina è stata presentata in pompa magna, con le bandiere americane dispiegate lungo il colonnato e quelle statali dalla parte opposta, proprio come il 14 giugno del 1993, quando Bill Clinton designò Ruth Bader Ginsburg. Circa 150 ospiti, quasi tutti senza mascherina.

Lo sfidante democratico Joe Biden reclama che sia il nuovo Congresso a votare la nomina: “l’America deve essere ascoltata”. La candidata alla vicepresidenza Kamala Harris, parla di assalto all’Obamacare e al diritto di aborto, anticipando uno scontro infuocato su alcune questioni tra le più divisive in America.

L’eredità di Scalia

“Amo gli Stati Uniti ed amo la Costituzione degli Stati Uniti”, ha esordito Barrett, scortata alla Casa Bianca dalla sua numerosa famiglia. Ma solo dopo aver reso onore a Ginsburg: “Non ha rotto soffitti di cristallo: li ha frantumati”. Poi ha risposto alle preoccupazioni dei democratici: “Sarò memore di chi mi ha preceduta”. A questo proposito ha citato il rapporto tra Ginsburg e Scalia, “ferocemente” divisi nell’interpretazione dei testi di legge e uniti da una grande amicizia, così’ singolare da ispirare un’opera lirica.

“Questi due americani hanno dimostrato come le discussioni, anche su questioni dalle importanti ripercussioni, non debbano distruggere l’affetto ed io, nelle mie relazioni sia professionali e sia personali, cerco di rispettare quello stesso standard”. Ha dunque qualificato come “incalcolabile” l’influenza di Scalia sulla sua vita (“la sua filosofia giuridica è pure la mia: un giudice deve applicare la legge come è scritta”) e si è detta “ansiosa” di collaborare con il Senato durante l’audizione di conferma (“farò di tutto per dimostrare di meritare il vostro sostegno”).

Trump aveva già pensato a Barrett per sostituire il dimissionario giudice della Corte Suprema Anthony Kennedy nel 2018. Poi optò per Brett Kavanaugh, ma le tenne in serbo il posto proprio per la sostituzione di RBG. Quando il posto si è liberato, 8 giorni fa, ha nominato Barrett in tempi record, senza incontrare nessun altro candidato. È la più giovane nominata dai tempi di Clarence Thomas nel 1991 e potrebbe lasciare la sua impronta sulla vita dei cittadini per il prossimo mezzo secolo. Con la nomina di Barrett, Trump punta a galvanizzare la sua base e a recuperare il sostegno di cattolici ed evangelici, dato in calo nel 2020. Con una corsa così serrata, il presidente non può permettersi di perdere segmenti del suo elettorato, soprattutto in Battleground States come Florida, Pennsylvania, Michigan e Wisconsin.

La parola al Senato

La palla sulla Corte Suprema passa ora al Senato. Servono 51 voti e i repubblicani sulla carta li hanno. Il capo di gabinetto Mark Meadows e il legale della Casa Bianca Pat Cipollone aiuteranno Barrett a prepararsi per il “processo”, simulando almeno 6 audizioni per il training, con diversi attori nella parte dei senatori inquisitori. Chissà chi impersonerà Kamala Harris che come senatore e componente della commissione Giustizia potrà sfoggiare le sue allenate doti da procuratore.

L’audizione di conferma dovrebbe iniziare nella settimana del 12 ottobre per arrivare al voto dell’Aula del Senato prima dell’Election Day. Un sondaggio di Abc/Washington Post diffuso ieri segnala come solo il 38% degli americani sia a favore della conferma prima del 3 novembre. Il nuovo Congresso si insedierà il 2 gennaio del 2021, ovvero tra 99 giorni. In media, secondo i dati del Congressional Research Center, tra la nomina e il via libera del Senato passano 72 giorni. Trump ha esortato la Camera Alta ad agire in fretta, contando, sarcasticamente, su un processo “estremamente non controverso”. Se il via libera arrivasse prima del 3 novembre, Barrett entrerebbe nella storia per record di vicinanza della conferma all’Election Day. Scorre la sabbia nella clessidra, ora è una questione di numeri e di tempo. Lo sprint è scattato, anche se si dice che la fretta sia nemica della perfezione.

Qui l’originale

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