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Non trovi un senso? Alza lo sguardo…

CHURCH LABYRINTH

Maksim | CC BY-SA 3.0

padre Carlos Padilla - pubblicato il 24/09/20

C'è Qualcuno nascosto lungo il cammino per il quale avanzo a fatica, e nella mia storia posso trovare il senso dei miei passi

Non sono solo la morte e la malattia a infastidirmi e a inquietarmi. La vita stessa che ho davanti diventa un problema.

Non so cosa fare della mia esistenza, non so come vivere il presente e sognare il futuro. Spesso non trovo un senso, una ragione, un cammino sicuro e valido.

Quante volte vedo persone che vivono senza una direzione, senza chiarezza relativamente a quello che devono fare, senza pace nell’anima! La morte smette di essere un problema. È la vita stessa ad essere scomoda.

DEPRESSION
Di Photographee.eu|Shutterrstock

Come si programma la vita perché funzioni bene? Come si delinea un futuro e si spazzano le macerie del mio cammino perché resistano salde in mezzo ai venti?

Vivere può diventare una tortura. Affrontare un nuovo giorno. Sognare la mia vita tra qualche anno. Nel frattempo, devo dire di sì al sole che sorge.

Ricominciare non è tanto difficile. Reinventare i miei passi. Abbracciare le mie ore con un cuore felice e fiducioso. Il problema è allora imparare a vivere.

Devo seguire sempre il mio cuore?

La morte è un problema solo quando so vivere. In quel momento mi angoscia il fatto di perdere il cammino che amo, i passi che mi fanno innamorare.

Mi hanno abbandonato al mondo senza un manuale di istruzioni. Mi hanno semplicemente consigliato di seguire quello che dice il cuore.

Ma il cuore spesso sbaglia. Desidera ciò che non gli fa bene ed è ossessionato da quello che non gli dà pace. E vive angosciato.

Il mio povero cuore che è fatto per l’amore e a volte resta legato a rancori e ferite.

Imparare a vivere non è così semplice. Trovare un senso a tutto quello che faccio. Godermi ciò che ho senza sentire la mancanza di quello che mi manca. Valorizzare le finestre di luce che mi si aprono nella notte. Come quelle stelle ribelli che pretendono di illuminare il mio cammino.

Vorrei amare senza trattenere. Voler bene senza esigere quello che non mi possono dare. Sorridere anche quando sgorgano le lacrime per il dolore.

Accarezzare le mie ferite senza sentire che sono ingiuste. Sovrappormi ai colpi e avere quella resilienza a cui anela la mia anima.

Imparare a comprendere le ragioni degli altri, pur non condividendole. Non vivere pensando che il mondo, la vita, Dio stesso, mi debba qualcosa.

Smettere di pensare che sto gettando le mie ore e i miei giorni quando in realtà sono opportunità che ho davanti agli occhi.

Iniziare a camminare con passo saldo senza volgere gli occhi indietro sognando giorni migliori.
Amare chi Dio mette al mio fianco, senza chiedergli il motivo della sua presenza.

Accettare la malattia e la morte come il “pedaggio” di ogni vita. Scoprire che da solo non posso dare un senso ai miei passi. Che c’è un Qualcuno nascosto nel cammino lungo il quale procedo a fatica.

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Ma non è facile scoprirlo, perché i miei passi sono goffi, finiti, lenti. Ho l’anima spezzata. Forse è per questo che a volte non so trovare un senso ai miei passi addolorati.

E metto in discussione la vita e il perché di tante croci. Il dolore delle ferite.

Quando i Giapponesi riparano oggetti rotti, nobilitano la zona danneggiata riempiendo le crepe con dell’oro. Credono che quando qualcosa ha subìto un danno e ha una storia diventi più bello.

Imparare dalla storia personale

Il passato con il suo dolore mi abbellisce. Le ferite provocate mi rendono più profondo, più maturo nelle mie crepe. E quell’oro rende tutto più prezioso.

Prima delle ferite valevo poco, ero forse uguale a molti altri vasi. Ma poi il modo in cui si è rotto, le crepe che lo percorrono, gli danno un aspetto nuovo. La sua storia è sacra. È più bello, più prezioso.

Nella mia storia trovo il senso dei miei passi. Nelle mie decisioni e nei miei fallimenti. Nei miei successi. Nell’amore ricevuto e in quello donato. Nell’amore che mi hanno negato, in quello che non ho mai avuto anche se lo desideravo.

Tutta la mia storia è piena d’oro, che copre con cura le ferite profonde della mia anima. Sono molto diverso dal bambino che sorrideva mentre faceva i primi passi. Quel bambino senza ferite. Puro, vergine.

Ora sono migliore, più profondo e vero. Ho sofferto, amato, riso. E il senso è nascosto nelle pieghe che fanno male alla mia anima malata.

E so che vado bene per il cammino che seguo senza dover mettere in discussione quello che vivo ora. Desidero solo imparare a vivere con uno sguardo ampio e un cuore umile. Senza esigere dalla vita quello che non può darmi.

Tags:
senso della vita
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