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Michael Lonsdale è morto: ritrova oggi in cielo il “suo fratel Luc”

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Marzena Wilkanowicz-Devoud - Giovanni Marcotullio - pubblicato il 21/09/20

“Luc mon frère” è un tête-à-tête postumo e sconvolgente tra Michael Lonsdale e Frère Luc, martire di Tibhirine.

È morto oggi, 21 settembre 2020, all’età di 89 anni, l’attore franco-britannico Michael Lonsdale, che il mondo del cinema ricorda soprattutto come “l’Abate de Il nome della rosa di Jean-Jacques Annaud” e come un cattivo di uno 007, ma che in molti avevano imparato ad amare come il “fratello Luc” diUomini di Dio, la pellicola del 2010 che ripercorre gli ultimi giorni dei monaci di Tibhirine prima del loro rapimento.

Michael Lonsdale aveva condiviso due anni fa un tête-à-tête postumo, fraterno e sconvolgente, con fratello Luc, quello di cui ha brillantemente interpretato il ruolo. «È stato necessario che venissero assassinati sette monaci, perché io venissi a conoscenza dell’esistenza di fratello Luc», rivela l’attore con emozione.


MICHAEL LONSDALE

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Luc mio fratello è un libro che ci parla. Non ci sarà lettore, effettivamente, che non sarà profondamente toccato dall’opera, al punto da sentire nel proprio cuore la chiamata dolce, amorevole e costante del Signore. Un libro che arriverà a carezzare ognuno e rilascerà a tutti una parola d’amore appagante e potente al contempo. Quella di Colui che è presente in ciascuna delle sue pagine: Cristo.

FATHER LUC
Association des écrits des 7 de l’Atlas

Curare e contemplare Dio

Brillante studente di medicina, Paul Dochier preferisce la vita contemplativa ai conforti del mondo. Divenuto monaco, preferisce le montagne del Maghreb e la terra islamica, scoperte durante il servizio militare, alla Francia cristiana. Sceglie di prendere il nome di Luca, l’Evangelista che – secondo la tradizione – era medico.

Si unisce alla comunità di Tibhirine dopo la guerra. Conficcato tra le montagne dell’Atlante, in Algeria, il monastero di Tibhirine dipende dall’abbazia cistercense di Aiguebelle, dove fratello Luc ha pronunciato i propri voti nel 1941. Avrebbe corrisposto per tutta la vita alla sua duplice vocazione: quella di curare i malati e quella di contemplare Dio. Il suo dispensario, dal quale prodiga gratuitamente cure alla popolazione locale, sarebbe divenuto la missione principale del monastero. Scrive fratello Luc :

Situato al centro di una popolazione miserabile, il gesto di occuparsi di quanti sono malati, di quanti hanno fame, è un gesto evangelico, ecclesiale e che si iscrive in tutta la tradizione monastica.




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Un santo alla scuola dei poveri

Legato al proprio statuto di frate converso, quello che la tradizione monastica offriva ai monaci incolti chiamati ai compiti materiali, fratello Lui consacra la propria vita al servizio dei più poveri. Cinque giorni a settimana è pure il cuoco della fraternità. L’età che avanza e una salute cagionevole non lo allontanano mai dai più bisognosi perché, come scrive l’autore,

i poveri ci evangelizzano. Fratello Luc si è messo alla loro scuola per più di mezzo secolo. Un sant’uomo fatto e finito, consacrato ai suoi fratelli e ai poveri, un santo che assomiglia tale e quale al piccolo fratello Charles de Foucauld.

Fiducia in Dio davanti alle minacce

«Povertà=incertezza=fiducia». Ecco uno degli insegnamenti più potenti di questo libro. La fede di fratello Luc è tale che per essa egli pone in Dio una fiducia inossidabile, quella stessa che gli permette di far fronte alle prove, ai dubbi, alle minacce di morte sempre più grandi.




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Michael Lonsdale descrive i movimentati cinquant’anni della comunità. Essa è spesso colpita al cuore dagli eventi violenti che scuotono la storia del Paese, nella sua lotta per l’indipendenza e poi nella guerra fratricida degli anni ’90, tra l’esercito algerino e gli islamisti. La guerra di cui fratello Luc e sei altri fratelli saranno le vittime.

Una sapienza evangelica

Una delle qualità essenziali di quest’opera è la sapienza evangelica, la carità e la mistica di fratello Luc che l’autore ci fa scoprire. Michael Lonsdale illumina le sue pagine citando numerose note scritte dal monaco, in particolare nel suo messalino. Si comprende allora il percorso eroico di fratello Luc e della sua comunità, quello della fedeltà alla chiamata che giungerà fino al martirio.

E dire che, se non ci fosse stato questo dramma… non sapremmo niente di una vita così densa… non avremmo mai letto i suoi appunti spirituali…

Nessun dubbio che il lettore riceverà da questa testimonianza la forza di essere più fedele alla propria chiamata. Come scrive Michael Lonsdale:

Dobbiamo essere in ascolto, quasi origliando ciò che accade attorno a noi, e bisogna che ci impegniamo. Fino in fondo. Siamo tutti chiamati, e ciascuno procede nella propria vocazione. […] Chiunque siamo e quale che sia la nostra età, in ogni momento risuona in noi una chiamata, che invoca una risposta.

La sua brillante interpretazione del ruolo di fratello Luc gli era valsa nel 2011 il César di miglior attore non protagonista. La profondità e l’umiltà della sua fede offrono ancora più che un’umile trasparenza per il messaggio di fratello Luc. Esse rivelano tra il monaco medico e l’attore una commovente affinità. C’è di che immaginare che i due si siano “ritrovati in cielo”, dopo essersi misticamente “trovati sul set”.




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[Traduzione dal francese a cura di Giovanni Marcotullio]

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martiriomonachesimo
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