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Dio ti ama così come sei. Che cosa vuol dire?

Antoine Mekary | ALETEIA

Paul Freeman - Il Cattolico - pubblicato il 21/09/20

Ma cosa vuole dire questa affermazione? Egli forse ti ama “per” la tua attualità di peccato e di disordine?

Certamente no.

Vuole forse dire che ti ama così tanto da confermarti, performarti, nel peccato e nell’errore?

No, questo squalificherebbe la Misericordia. Noi siamo molto abili nel fare dire a Dio ciò che ci conferma nel baratro. Il buonismo è una delle tante forme di mondanità spirituale.

E, per tale motivo molto, molto simile alla rigidità.

Dio ti ama non “per” la tua attualità ma “nella” tua attualità. Egli vede oltre la coltre. Lui ti ama nel qui ed ora perché vede ciò che realmente sei e ciò che realmente puoi essere camminando nella Grazia.

Dobbiamo stare severamente attenti a non sbeffeggiare la Misericordia perché essa muove a conversione non a ristagno del male, non a strutturazione in un habitus negativo che performa nel vizio; la Misericordia non consolida nell’errore.




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Egli guarda all’Immagine che, per quanto persa nella sua operatività (la “Somiglianza” che non aderisce più all’Immagine secondo l’interpretazione della sapienza medievale) è intangibile e, sempre, e nella sua essenza, è potenzialmente bella perché parla la nostalgia di casa e della pienezza dell’essere.

Quando Cristo dice: ‘‘Misericordia io voglio e non sacrificio” (Mt. 9,13) sta dicendo “Misericordia io dono”, cioè Egli dona e porta alla Giustizia.

Perché la Giustizia, per Dio, non è il merito o la giustizia retributiva ma la Giustizia della ri-creazione alla statura di Cristo. È bellezza pienamente armonica.

Cristo esorta ad un movimento («“Va’” e non peccare più» – Gv. 8,11) cioè ha fiducia nel buono e nel bello che tu, con Lui e la Sua grazia, puoi compiere.

Egli dice infatti “… non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori” (Mt. 9,13).




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E a cosa li chiama, a rimanere peccatori?

A rimanere invischiati nel disordine?
Egli li immerge in un movimento che parte da Dio.

Dio che scende, si incarna, e ti abbraccia con le tue scorie per poterle togliere.

Ti abbraccia con le tue cecità per poterti illuminare.

Ti stringe a sé con le tue povertà e nudità per rivestirti di Grazia.

Ti ricrea. (πορεύου Gv. 8,11 BYZ)

Ti assolve, ti purifica e ti ri-crea.

Egli fonda la tua auto-stima.

Egli crede in te e nel bene che puoi compiere.

Ti giudica degno del bene, perché sei nato per compierlo.

E inviandoti, come un comando divino che fa essere ciò che chiede (“Misericordia io voglio e dunque dono”), Egli ti immette nel circuito buono della vita, quella Vita che ti sei negato peccando.

Lo Spirito urge nei nostri cuori e crea un movimento, un cammino teleologico verso i tempi ultimi. Per tale motivo il “va’” non investe solo il singolo ma l’intera Chiesa proiettata verso i tempi ultimi.

Michelangelo Caravaggio Conversione di MatteoLa Misericordia muove alla Evangelizzazione, alla Chiesa responsabilmente in uscita.

La Chiesa non esce alla cieca ma esce con i suoi Photismoi, illuminati e guariti dalla Grazia.

Essa porta ciò che non è suo perché sia per molti.

Portando la Misericordia non porta le sue isterie, i suoi accomodamenti, ma il Vangelo in Spirito e potenza.

In tal senso – per paradosso ma realtà esistenziale – l’inferno è scelta di Misericordia, Dio riconosce la tua intangibile libertà che sceglie, liberamente appunto, di non far aderire l’Immagine alla Similitudine ed è questa la pena eterna.

Non di luogo, non di spazio ma di disordine confermato.

Come fiamma che non si consuma e non trova riposo.

L’inferno, dunque, è colmo di buonismo (e del suo simile “la rigidità”) perché tale deformazione non muove a vita nuova, a guarire, a cambiare, non si fa ritmare dal “Va’ e non peccare più” ma dalla menzogna “rimani ciò che sei attualmente perché Dio amerà il tuo abbrutimento”.

Ma non si può chiamare Dio alla menzogna che invece è proprietà del nemico: “Egli è stato omicida fin da principio e non ha perseverato nella verità, perché non vi è verità in lui. Quando dice il falso, parla del suo, perché è menzognero e padre della menzogna.” (Gv. 8,44)

Non illudiamoci dunque e non illudiamo i fratelli con la menzogna: Dio ti ama come sei perché vede chi realmente sei e chi realmente puoi essere non ciò che sei diventato avvoltolato nel fango delle terme della vanità.

Ed è questa la Buona notizia che col dito di Dio ora ti tocca, ti risana, ti ri-crea e ti muove a conversione.

Qui l’articolo originale pubblicato su Il Cattolico

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