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Ciò che conta non sono i ruoli, ma essere in una relazione decisiva con Lui

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don Luigi Maria Epicoco - pubblicato il 18/09/20

Nel seguito di Cristo ci sono anche le donne, fatto inaudito per la sua epoca. Le discepole sono capaci da subito di un amore di servizio, lo stesso che le porterà sotto la croce, lo stesso che permetterà e permette la tessitura della grande rete che è la Chiesa.
Dal Vangelo di ✠ Gesù Cristo secondo Luca (8,1-3)
In quel tempo, Gesù se ne andava per le città e i villaggi, predicando e annunziando la buona novella del regno di Dio.
C’erano con lui i Dodici e alcune donne che erano state guarite da spiriti cattivi e da infermità: Maria di Màgdala, dalla quale erano usciti sette demòni,
Giovanna, moglie di Cusa, amministratore di Erode, Susanna e molte altre, che li assistevano con i loro beni.
Il Vangelo di oggi ci parla del seguito femminile di Gesù: “C’erano con lui i Dodici e alcune donne che erano state guarite da spiriti cattivi e da infermità: Maria di Màgdala, dalla quale erano usciti sette demòni, Giovanna, moglie di Cusa, amministratore di Erode, Susanna e molte altre, che li assistevano con i loro beni”. Quest’annotazione del Vangelo di Luca ci rivela un dettaglio che non è di poco conto: Gesù ammetteva tra i suoi discepoli anche il seguito femminile. La tradizione religiosa dell’epoca non accettava questo, perché la donna era vista a metà tra l’uomo che ha il dovere di osservare la Legge, e i bambini che non sono in grado di osservarla. Erano una sorta di terra di mezzo marginalizzate e non considerate abbastanza. Gesù invece le considera e lascia che loro esercitino davvero un ruolo femminile di prim’ordine: sono esse infatti a provvedere all’assistenza/sussistenza di Gesù e del suo seguito. Si possono fare mille discorsi ma alla fine ciò che conta nell’amore è la concretezza. Queste donne, a differenza dei discepoli uomini, sembrano aver già maturato un amore capace di servire e non solo di servirsi. Sono guarite da tutti quei mali che rendono la vita ripiegata su se stessa. E proprio per questo il loro servizio a Gesù le porterà ai piedi della Croce, davanti al sepolcro, le farà entrare in esso, e si trasformerà in testimonianza. Tutte cose che i loro fratelli uomini impareranno a fare dopo e con molto più tempo. Sembra che la questione femminile sia già risolta da Gesù, ma non a scapito di ruoli o gestione di potere. Il problema non è avere i titoli di Pietro o degli Apostoli, ma essere in una relazione decisiva con Cristo fino al punto da rendere possibile la stessa Chiesa. Senza la tessitura di queste donne, non ci sarebbe la grande rete della Chiesa. Questo è un fatto che non ha bisogno di essere conquistato perché è un dato talmente oggettivo che senza di esso cadrebbe tutto quello che negli ultimi duemila anni ha reso la Chiesa possibile.
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